Pagella scolastica dei figli: consigli per i genitori
Apri la pagella in un momento di calma, non reagire male davanti ai brutti voti e distingui il voto dalla persona: i numeri e non definiscono tuo figlio.
La pagella scolastica è un atto amministrativo con valore legale; più nello specifico, essa è un documento di valutazione con cui il Collegio dei Docenti, ovvero la scuola, esprime la propria potestà valutativa. Questo dal punto di vista tecnico e giuridico. Sotto il profilo psico-pedagogico, invece, la pagella ha un profondo valore soggettivo sia per gli studenti che per i genitori che la ricevono.
In questo articolo Alimentazione Bambini si propone di favorire l’emersione di atteggiamenti positivi nella lettura delle pagelle scolastiche, in un’ottica di valorizzazione e supporto dei figli.
- I voti non definiscono gli alunni come persone
- Distinguere il voto dalla persona
- I voti sono il risultato del vissuto soggettivo
- Evitare premi e castighi
- Come gestire le pagelle e leggerle in modo positivo e propositivo
- È giusto sintetizzare in un voto tutto il percorso compiuto dai ragazzi?
- Non trasformate le pagelle in post social
I voti non definiscono gli alunni come persone
Avere una buona istruzione sin dalla scuola elementare deve essere un obiettivo personale; tuttavia, i voti, in sé considerati, e quelli in pagella non sono l’oggettiva espressione del complesso percorso di vita di ogni individuo, di qualunque età.
“La persona che sei è ben più di un voto sulla pagella.” È questa la frase che tutti i genitori dovrebbero sempre condividere con i figli e prima ancora di leggere la pagella scolastica. Mentre andrebbero bandite affermazioni come: “Sei svogliato“, “A scuola non ti impegni abbastanza“, “Sei intelligente, ma non studi” o peggio ancora dichiarazioni di aperta delusione, come: “Mi aspettavo di più” e confronti di ogni genere, anche quelli con l’adulto di riferimento: “Ma da chi hai preso? Io a scuola ero bravissimo“.

Distinguere il voto dalla persona
È indispensabile distinguere la pagella dalla persona: il voto nelle singole materie di studio non definisce tuo figlio e non ne determina il valore come persona, esso è lo strumento di cui ogni istituto scolastico si avvale per definire le prestazioni degli alunni nelle singole materie (italiano, matematica, inglese, ecc.), nelle singole performance (interrogazioni o compiti), nel primo e nel secondo quadrimestre, quindi nel documento finale che è la pagella, e nei passaggi alle classi e ai gradi successivi.
La pagella è un atto di legge, ma la valutazione espressa dal docente è soggettiva e cristallizza una specifica situazione, quella della performance scolastica. Inoltre, troppo spesso il voto si basa più sulla media matematica dei risultati specifici ottenuti che non sulla valutazione complessiva del percorso scolastico.
Visti in questo modo, i voti appaiono come l’espressione di situazioni limitate e prestazionali: hai preso 5 al compito e 7 all’interrogazione, ottieni un voto in pagella pari alla media matematica di queste prestazioni, quindi la valutazione complessiva è 6. Questa fotografia circoscrive un contesto momentaneo e non può essere assunta dall’adulto come parametro di giudizio assoluto.
È sempre necessario uno sguardo più ampio, per esempio un’insufficienza può essere espressione di una difficoltà di gestione del tempo a disposizione per ultimare un compito scritto oppure durante un’interrogazione può nascere dall’ansia, dalla paura, da una bassa autostima, da una tale difficoltà a gestire la frustrazione, ecc.
I voti sono il risultato del vissuto soggettivo
In ottica introspettiva e sistemica, il voto si legge come il risultato del vissuto soggettivo dello studente e della sua relazione con l’ambiente scuola. Sono questi gli elementi nascosti della pagella che meritano di essere esplorati.
Per quanto ogni caso è a sé, sulla resa scolastica, quindi su una promozione o una bocciatura, e rispetto ai voti ottenuti in generale, contano, tra gli altri elementi:
- la padronanza di sé e il livello di autostima;
- il livello personale di responsabilità;
- le competenze precedentemente acquisite, quindi gli strumenti di cui lo studente dispone per avanzare negli apprendimenti;
- la tranquillità a casa e il supporto allo studio domestico;
- le capacità di autocontrollo e autoregolazione emotiva, nonché la capacità di sopportare la frustrazione;
- la relazione con ciascun insegnante;
- l’atmosfera in classe;
- la propensione verso le differenti materie;
- l’atteggiamento personale e mentale delle parti coinvolte (docenti, studenti e famiglie).
A discapito di tutto ciò, noi adulti tendiamo a maturare delle aspettative sulla resa scolastica dei nostri figli e a valutarne il percorso solo in termini di soddisfazione e insoddisfazione. Così facendo, piuttosto che considerare i margini di miglioramento, gli sforzi e l’impegno dei figli, finiamo per sintetizzare l’anno scolastico in un successo o in un insuccesso. Ma la persona che abbiamo dinnanzi non è un voto e il complesso del suo lavoro umano non è sintetizzabile nella singola cifra associata a questa o quella materia scolastica.
Senza contare che la cifra della nostra soddisfazione da adulti può essere diversa dalla cifra della soddisfazione del ragazzo o del bambino: se tuo figlio può sentirsi soddisfatto con un 6 o con un 7 in italiano, per esempio, non è giusto mortificarlo solo perché tu, in qualità di madre o di padre, senti il bisogno di avere un figlio 10 e lode.
Comprendere questo e liberare i figli dal peso delle nostre attese significa emanciparsi dal voto numerico e riconoscere al ragazzo il diritto anche ad avere un momento di defaillance.
La migliore versione di ciascuno di noi è ben lungi dalla valutazione della singola performance. E la pagella diventa un incubo ogni qual volta lo studente (sin dalla scuola primaria) sente che il voto diviene per l’adulto un marchio, una valutazione complessiva e un’occasione di giudizio globale.
Evitare premi e castighi
L’istruzione è sempre un percorso personale dello studente. Il bambino e il ragazzo vanno mantenuti al centro della loro crescita culturale: loro devono essere l’impulso alla conoscenza e da soli devono rintracciare il mordente allo studio. Pertanto non è mai corretto premiarli per essere stati bravi e/o per la promozione o predisporre castighi per i voti bassi. La scuola non si baratta e non può essere motivo di ricatto.

Come gestire le pagelle e leggerle in modo positivo e propositivo
L’adulto dovrebbe sempre valorizzare i progressi del ragazzo: “Da dove sei partito e dove sei arrivato?“. Questa domanda consente a studenti e genitori di ripercorrere la via formativa affrontata facendo emergere criticità, talenti, passioni e paure.
L’esame corretto dei risultati scolastici da parte dei genitori pretende una buona conoscenza del percorso dei figli e la giusta razionalità per coadiuvarne un esame critico: tuo figlio ha bisogno di essere accolto, ascolta il suo punto di vista e supportalo in un lavoro di analisi delle proprie scelte, azioni e vissuti. Di fatto chi educa deve assumere una postura sistemica davanti alla pagella, ovvero deve guardarla come il risultato di un complesso percorso, non solo oggettivo e materiale, compiuto dal giovane.
Va sempre tenuto conto del fatto che il bimbo o il ragazzo è soggetto alla valutazione dell'insegnante (e in generale dell'istituzione scolastica) e ciò ingenera un'ansia di base che varia di caso in caso e di persona in persona.
Pertanto, parti dal chiederti: “Da dove è partito mio figlio o mia figlia? Quanto è migliorato/a? Ha superato dei limiti personali? Ha individuato i suoi punti di forza e le sue debolezze ed ha saputo lavorarci? Riesce a riconoscere i suoi errori? Sa sfruttare i suoi talenti?

È giusto sintetizzare in un voto tutto il percorso compiuto dai ragazzi?
Le scuole potrebbero scegliere altri strumenti valutativi, ma finché adottano quello del voto, è compito dell’adulto di riferimento offrire agli studenti una chiave di lettura che non sia mortificante.
Il giorno in cui si accede alla pagella scolastica, tuttavia, gli adulti non dovrebbero ricevere particolari sorprese. In un’ottica dialogante e di attenzione verso i figli, i voti dovrebbero essere solo una conferma delle attese familiari coerenti con i vissuti quotidiani e i risultati non dovrebbero stupire nessuno. Ciò per dire che la cura attenta e costante del percorso scolastico dovrebbe superare in ogni caso il voto e il suo valore singolare. Persino aspettarsi recuperi dell’ultimo minuto non è educativo: la cultura è una costruzione lenta e stratificata.
I voti conservano una componente soggettiva che va tenuta in considerazione:
- sono espressione di un giudizio che viene da una persona umana, cioè dal professore;
- in termini percettivi, quello che per me genitore è un brutto voto può essere, invece, un ottimo risultato per lo studente o per il professore che ha lavorato ad un recupero importante.
Sulla base di ciò, prima di operare una valutazione personale del voto, chiedete a vostro figlio: “Tu come ti senti rispetto a questo voto?“. Un approccio comunicativo riesce ad essere il punto di partenza per un percorso di miglioramento.
Non trasformate le pagelle in post social
La resa scolastica del ragazzo va presa in considerazione nel pieno rispetto della privacy; in particolare l’ascolto, appena suggerito come approccio educativo, è un atto privato. Pertanto, è vivamente sconsigliabile scoprire le pagelle davanti a una telecamera accesa per postare il video-rivelazione sui social.
La pagella va aperta, valutata e discussa in un clima che il bambino/ragazzo possa percepire come rassicurante: apritela in un momento di tranquillità ed evitate reazioni impulsive davanti ai voti (siano essi per voi esaltanti o deludenti). Se la pagella viene postata sui social, smette di appartenere allo studente e le valutazioni personali sulla propria resa escono dall’atmosfera accudente della casa per diventare uno strumento di esposizione nelle mani dei genitori e fonte di giudizi e attenzione pubblica.
Quando apri la pagella di tuo figlio, metti da parte le tue aspettative e i tuoi giudizi. Nei bambini e nei ragazzi, questi atteggiamenti dell’adulto risuonano negativamente, nutrendo un profondo senso di inadeguatezza e incapacità: il figlio che sente di non aver soddisfatto le attese del genitore diviene infelice, si autolimita nella sua stessa spinta a riprovare, a correggere l’errore, a fare meglio, a dare inizio a un lavoro di crescita personale.