Pedagogia

Montessori: bambino al centro del processo educativo

Il bambino montessoriano è al centro del processo educativo, ha bisogno di un ambiente ordinato, di libertà, concentrazione, autonomia e fiducia.

Pubblicato il 15.11.2021 e aggiornato il 15.11.2021 Scrivi alla redazione

L’approccio educativo di Maria Montessori è esperienziale: il bambino apprende con le mani, con gli occhietti, con le orecchie, ovvero esplora il mondo attraverso i sensi e immagazzina informazioni che, di volta in volta, rappresenteranno mattoncini di conoscenza a costruzione della casa del sapere. È per questo che l’educazione montessoriana è fortemente incentrata sulle attività (attività manuali, attività pratiche, attività sensoriali) svolte in un ambiente ricco e ordinato. Possiamo, dunque, dire che il processo educativo montessoriano progredisce con l’esperienza del fare.

Il bambino è l’attore protagonista della sua crescita

Il cucciolo d’uomo è al centro del processo educativo poiché impara attivamente, ovvero attraverso un processo esplorativo, che gradatamente scema intorno ai 3 anni, quando il bisogno di catalogazione diviene prevalente. È il bambino stesso a fare, quindi a realizzare, quelle attività che ne basano lo sviluppo. Il compito dell’adulto è quello di mettere a disposizione del bambino un ambiante idoneo a stimolarlo, tenendo conto della fase di sviluppo del piccolo e dei suoi bisogni in continua evoluzione.  

Superiamo il concetto di errore per permettere l’autocorrezione del bambino

L’errore nell’accezione più diffusa è considerato come lo sbaglio, viene percepito dall’esterno, per esempio dal genitore, e sovente viene corretto per mezzo di un intervento “estraneo e superiore”. L’errore, per come viene comunemente inteso, è un concetto da superare se si vuole fare del bimbo un bambino Montessori e del suo spazio un ambiente montessoriano.  Nel percorso educativo montessoriano il bambino  si dimostra naturalmente portato a crescere migliorando se stesso attraverso l’esperienza attiva, i comportamenti dei bambini volgono naturalmente alla autocorrezione, ovvero un bambino che sbaglia comunemente lo fa per mancanza di esperienza e risolve l’errore con la sola pratica senza necessità di interventi altri. Questo equivale a dire che le intenzioni del bambino sono sempre buone e positivamente volte al miglioramento, ovvero alla crescita spontanea e naturale.

Il processo educativo esperienziale è lungo e articolato

Quando il bimbo viene al mondo il suo legame con gli adulti è vitale: il bebè non ha alcuna autonomia personale e non potrebbe sopravvivere senza l’accudimento. Il suo percorso di crescita, nonché di emancipazione dalle figure di riferimento, in particolare dalla mamma, è lungo e complesso e si muove in più ambiti. I principali ambiti di sviluppo del bambino, che l’adulto è chiamato a sollecitare con stimoli positivi, sono:

  • il movimento
  • la manualità
  • il linguaggio.

Secondo la Montessori, in ciascuno di tali ambiti di sviluppo la percezione sesnsoriale gioca un ruolo fondamentale. Ciò che i genitori devono considerare è il modo in cui il bambino giunge al mondo: questa meravigliosa e ancora imperfetta creatura si trova calata d’improvviso in un complesso e carico mondo esterno. Il bebè, che viveva sicuro e protetto nel caldo liquido amniotico, non sa nulla dell’ambiente esterno al ventre, tutto per lui è nuovo, inesplorato e diverso. È nuova persino la sensazione dei vestitini sulla pelle, il sapore del latte e prima ancora la sensazione di fame, bisogno che in utero veniva meccanicamente soddisfatto; è nuova la percezione della luce e quella dei suoni e anche la voce della mamma, per quanto riconoscibile, giunge all’orecchio mutata. Nei mesi saranno nuove le esperienze tattili, quelle relazionali, quelle gustative e olfattive; per il bambino sarà una cosa nuova muoversi nello spazio, gattonare, camminare, cadere, farsi la bua e essere appagato dall’aver raggiunto un altro traguardo.   

La quantità di conquiste che un bambino raggiunge dalla nascita ai 3 anni di vita, in ambiente domestico prima e in ambiente scolastico dopo, è enorme. Per questo la comunicazione tra scuola e famiglia è importantissima sin dal nido, la comunità scolastica è la seconda casa del bambino, vale sempre la pena ricordarlo. In questo lungo percorso di esplorazione del mondo e acquisizione di nuove competenze ogni bambino procederà a suo modo e col suo passo, per esempio qualcuno sarà più veloce nello sviluppo di competenze motorie, qualcun altro nello sviluppo di competnze linguistiche e ciò potrà avvenire anche a parità di ambiente di apprendimento (persino i gemelli progrediscono ciascuno a proprio modo). Pertanto è sempre sbagliato mettere i bimbi a confronto, all’opposto è giusto indagare i bisogni del bambino e assecondarli favorendo l’attività spontanea del piccolo a vantaggio della sua libertà e autonomia.

Cara mamma, considera il bambino come persona (Maria Montessori riconosceva il bambino come personalità singolare sin dalla nascita). Se questa personcina in formazione si sta impegnando ad acquisire competenze motorie, ovvero si sta sforzando di apprendere come salire i gradini, per fare un esempio, non avrà altrettanta energia da impiegare nello sviluppo del linguaggio. Questo non significa che non sa o non saprà parlare o che non vuole farlo, equivale a dire che ha deciso, per sua naturale propensione, di impegnare le proprie forze prima nel perfezionamento di una specifica competenza, nel nostro esempio una competenza motoria. Il bambino dalla nascita e per tutta la sua crescita è guidato da un maestro interiore

Il maestro interiore

L’idea che il bambino sia guidato dai suoi stessi bisogni e che tenda a soddisfarli per istinto sta alla base del concetto di maestro interiore, come diceva la Montessori: “Un maestro scrupoloso e assai esigente” dinnanzi a cui l’adulto deve osservare il meraviglioso fiorire e progredire de fanciullo. Al protagonismo infantile, ovvero alla centralità del bambino nel suo stesso processo educativo, si contrappone il ruolo dell’adulto. Il genitore, come chiunque si relazioni al bambino per educarlo in qualsiasi modo, è chiamato a comportarsi come un angelo custode col compito di vigilare sul bambino senza mai interferire nel suo processo di crescita. Nel contesto montessoriano non trova spazio l’adulto interventista, ma nemmeno il genitore estraneo alla crescita del bambino e incapace di predisporre per lui un ambiente positivo, ordinato, ricco e stimolante per i diversi piani di sviluppo.

Importanza dell’ambiente educativo 

L’ambiente educativo è quell’importante luogo in cui il bambino può cogliere stimoli positivi  e trovare differenti materiali di sviluppo segnando nuovi progressi. L’ambiente è centrale nello sviluppo del cucciolo d’uomo e l’impronta dell’adulto è fondamentale, soprattutto in considerazione del fatto che tra gli 0 e i 3 anni l’esplorazione del bambino è inconsapevole

Chiariamo questo concetto: nei primi tre anni d’età il bambino non ha competenze sufficienti per selezionare il suo materiale di lavoro, solo tra i 3 e i 6 anni di vita evolve e, sulla base dei saperi acquisiti, si avvia verso una esplorazione consapevole ponendosi autonomamente degli obiettivi. Più al bambino si darà modo di scegliere il focus della sua attenzione, nei diversi piani di sviluppo e nei diversi ambienti educativi, sempre in relazione a età e competenze, più il bambino saprà mantenere alta la sua concentrazione traendo beneficio dalle differenti esperienze e dalle sessioni di gioco e lavoro.

Valore della curiosità e dello stupore: “Il bambino è il maestro”

Come può fare l’adulto ad attirare l’attenzione del bambino sui materiali giusti, adatti alla sua età e funzionali al suo sviluppo? Maria Montessori parlava di seduzione. Posto che un lavoro svogliato non sarà un lavoro proficuo, l’adulto deve incuriosire il bambino servendosi di una presentazione ordinata, affascinante, compiuta con le giuste parole e condotta in un ambiente calmo e senza distrazioni, spesso anche una mimica ricca, ma orientata, è di grande supporto. L’ordine conta perché dà al bambino sicurezza di movimento e gestione.

Osservate i comportamenti di bambini senza interferire

Il bambino persona, come lo intende la Montessori, entra in una relazione partecipata con l’esperienza che compie, quindi profonda, pertanto, una volta che il bambino è catturato da una attività, abbiate cura di non disturbarlo e di non interferire. Il gioco è una attività, è una palestra di apprendimento e il bambino che si muove autonomamente è un bimbo libero di imparare.  

La libertà del bambino è condizionata dal comportamento dell’adulto: un bimbo veramente libero non può essere invaso né sopraffatto.

Il bambino è naturalmente portato verso nuove sfide e nuove conquiste e per istinto vuole fare da solo, ovvero vuole affondare le mani, gli occhi, le orecchie, la bocca nell’esperienza, usando ciascun senso a seconda della natura percettiva del nuovo apprendimento. Possiamo dire che le competenze sono il frutto delle testimonianze dirette del bambino rispetto all’apprendimento

Fame psichica

Il bambino ha bisogno di cibo, non solo per il corpo, anche per l’anima, Maria Montessori richiama l’attenzione degli adulti alla soddisfazione del cibo psichico. Tuttavia il compito dell’adulto è anche qui solo quello di apprestare dinnanzi al bambino ciò di cui ha bisogno senza imporgli alcuna opzione, ma lasciandolo libero di scegliere tra le attività educative presentate. 

Come nasce la fiducia

La fiducia è figlia delle attività quotidiane, delle attività specifiche condotte in un ambiente orientato e curato, ma anche delle attività spontanee e delle esperienze comuni purché al bambino sia lasciato lo spazio per fare da solo, per sperimentare e propri limiti e superarli. La fiducia, in altre parole, è una piantina spontanea che gli adulti possono favorire costruendo un ambiente rispettoso dei bisogni interiori del bambino.

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