Quando i bambini dicono bugie: cosa si nasconde dietro e come reagire
I bambini incominciano a dire le bugie intorno ai 3-4 anni ed è impossibile evitarlo, le neuroscienze lo spiegano con la Teoria della Mente. Che fare, consigli per i genitori.
Intorno ai 3-4 anni i bambini incominciano a fare esperienza con la pratica della menzogna; quando iniziano a perdere di sincerità e a dire le prime bugie, i genitori ne restano colpiti e “offesi”, la bugia risuona in loro come un fallimento educativo e, da bravi adulti, la interpretano come segnale di impertinenza e cattiva educazione.
- Psicologia della bugia infantile
- Perché i bambini dicono bugie
- Il controllo attento del genitore: come riconoscere una bugia?
- Bugie e sviluppo della fantasia nella prima infanzia
- L’importanza di essere un buon esempio
- Cosa fare quando un bambino dice una bugia
- Come insegnare ai bambini a non dire più bugie
Psicologia della bugia infantile
Ma come stanno veramente le cose da un punto di vista psicologico e pedagogico? Le bugie dei bambini non sono indice di cattiva educazione, di un carattere impertinente o di uno spirito oppositivo e nemmeno sono uno strumento di manipolazione della realtà consciamente usato dal bambino per raggirare l’adulto.
Le bugie dei nostri piccoli sono solo una tappa naturale della crescita.

Le bugie dei bambini: perché nascono, quando iniziano e come affrontarle
La competenza a dire il falso, ovvero quando i bambini dicono le bugie, pretende lo sviluppo di capacità cognitive e socio-relazionali immature prima dei 3-4 anni. Le bugie sono una tappa della storia dei bambini, del gioco delle parti genitori-figli e adulti di riferimento-bimbi, lo spiegano le neuroscienze.
Dal punto di vista dell’evoluzione del cervello (quindi delle neuroscienze) solo a questa età (tra i 3 e i 4 anni) il bimbo sviluppa la TOM, la teoria della mente, ovvero diventa in grado di riconoscere nell’altro pensieri autonomi e idee diverse dalle proprie. Prima di questo momento, il piccolo era completamente egocentrato e affatto capace di ammettere che le altre persone potessero avere e sviluppare pensieri diversi dal suo, nonché provare sentimenti altri. In altre parole, il mondo gli apparteneva e non c’era spazio per la comprensione immedesimativa dell’altro!
Pertanto, fino a questa età qualsiasi affermazione falsa non è classificabile come una menzogna pronunciata dal bambino, ma, più probabilmente, è il risultato di una confusione tra fantasia e realtà o di incomprensioni, dubbi e fraintendimenti. Senza considerare che lo sviluppo linguistico ha un peso anche sulla relazione con l’altro nel disvelare la realtà, come funziona il mondo e cosa succede in esso.
Perché i bambini dicono bugie
Ciò che spinge i piccoli a sperimentare la manipolazione della realtà attraverso la menzogna non è univoco, ovvero le motivazioni che li animano a mentire sono diverse. Tra le più comuni possiamo annoverare: la paura delle punizioni o delle conseguenze di un comportamento sbagliato e il desiderio di compiacere l’adulto di riferimento.
La paura delle punizioni o delle conseguenze di un comportamento che il bambino ha già metabolizzato come sbagliato può indurlo a manipolare la realtà per camuffare, occultare o negare le malefatte.
In questo caso la bugia ha una natura difensiva e serve al bimbo per evitare lo scontro o il giudizio negativo dell’adulto. Questo accade quando, per esempio, dinnanzi al vaso rotto il bambino nega ostinatamente di avere giocato a palla in casa e inventa una bugia che coinvolge il gatto, il cane o un altro qualunque colpevole.
Il desiderio di compiacere l’adulto di riferimento, invece, può animare la menzogna quando il bimbo avverte con insistenza la pressione di genitori, insegnanti, familiari o educatori richiestivi e si misura negativamente con le “pretese” di questi ultimi. Alla stessa stregua può avvenire quando il bambino non si sente considerato o visto dall’adulto e usa la manipolazione della realtà per costruire una fulgida immagine di sé.
Per fare felice il genitore, il bambino, per esempio, riporta di essere stato lodato a scuola per un compito perfetto che, però, non ha mai eseguito. Questo genere di bugie dovrebbe mettere in allarme gli adulti non tanto per il comportamento del bambino quanto, piuttosto, per la necessità di una rivalutazione dell’agito educativo degli stessi adulti referenti. In questi casi le bugie svelano un bisogno di attenzione nutrito dai bimbi.
Talvolta le bugie nascono anche dal desiderio di autonomia, comunemente queste menzogne sono ordite sulla base della necessità provata dai piccoli di essere considerati come capaci o grandi, per esempio, il bambino mente sull’essersi lavato i denti da solo o sull’aver preparato per bene il cestino del pranzo.

Il controllo attento del genitore: come riconoscere una bugia?
In certi casi è compito del genitore discriminare la motivazione per cui è stata pronunciata una menzogna: tornando all’esempio appena proposto, il genitore deve chiedersi se il bimbo non vuole lavare i denti o preparare il cestino (quindi mente per evitare l’azione richiesta dall’adulto e dalla routine igienica o familiare) oppure si sforza di fare da sé ma non ci riesce (quindi mente per non ammettere di essere ancora “piccolo” e di mancare della capacità per portare a termine il compito alla perfezione).
Cosa fare quando il bambino mente per “nascondere una sua incompetenza o immaturità”?
In quest’ultimo caso il piccolo mente perché vorrebbe essere capace di fare completamente e bene da solo restando animato da una grande istanza di autonomia. Se così è, l’adulto deve guidare il bambino a fare da sé e deve mettere a sua disposizione materiali accessibili e gestibili col fine di supportarne le autonomie.
Per esempio, una torre di apprendimento montessoriana può consentire al bambino di arrivare al lavabo per lavare i denti, oppure materiali infrangibili e dalla giusta impugnatura possono aiutare il piccolo a gestire da solo il necessario per il pranzo. Anche nell’acquisto dei prodotti per l’igiene (per esempio lo spazzolino da denti) abbiate cura di comperare prodotti adatti ai bambini, alle loro manine, e metteteli il più possibile nella situazione di poterli gestire in autonomia.
Bugie e sviluppo della fantasia nella prima infanzia
Benché intorno al 3°/4° anno di vita il bambino sviluppi la TOM, il confine tra fantastico e reale non si perfeziona prima dei 6 anni circa, pertanto è giusto distinguere la bugia, intesa come manipolazione giustificativa-protettiva, dalle fantasie suscitate dal pensiero magico. In questo senso un bambino che parla di Babbo Natale, della fatina o del topino dei denti non sta mentendo ma sta fantasticando.
La potenza e pervasività del pensiero magico fanno sì che nel riportare le sue fantasie il bambino riesca a narrarle e ad amalgamarle alla realtà con perfetta nitidezza.
L’importanza di essere un buon esempio
I genitori per primi devono essere onesti, mantenere un atteggiamento non trasparente, fosse anche solo in certe situazioni e per trarne vantaggi sociali, non aiuta i bimbi a discriminare i propri comportamenti.
I bambini dicono le bugie (e continueranno a dirle anche da ragazzini e da giovani adulti) se e quando vivono in un ambiente avvezzo alla menzogna; in altre parole, il bambino assimilerà il modus operandi del mentitore se sarà esposto con costanza all’uso strumentale della bugia da parte degli adulti di riferimento.
Vi sono adulti che praticano le cosiddette “bugie sociali”, ovvero quelle dette per cortesia, per evitare conflitti, eccetera. In questo senso, per evitare le bugie dei bambini dobbiamo in primis essere noi esempio di sincerità e trasparenza.
Cosa fare quando un bambino dice una bugia
Quando il tuo bambino dice una bugia, mantieni la calma; la rabbia, il giudizio e l’umiliazione non solo non sono una strategia educativa ma non ti aiutano a capire l’origine della menzogna e il perché il bambino sta mentendo.
Capire il motivo che ha animato la falsità e perché il bimbo dà seguito alla bugia è essenziale. Di cosa ha paura, che bisogno vuole esprimere?
È utile condurre il bimbo a una restituzione di verità disvelando la bugia con la logica, ma sempre con pacatezza. Il consiglio è di utilizzare frasi come: “Aiutami a capire cosa è accaduto“, “Spiegami meglio perché“, “Questa cosa che non mi è chiara“, eccetera.
Cosa può fare un adulto quando il bambino ammette di avere mentito
Quando l’adulto accompagna il bambino alla verità destrutturando la bugia, la conseguenza spesso è scomoda: il bimbo ammette di avere mentito!
Nel momento in cui tuo figlio ti disvela la verità non mortificarlo, ovvero non riportarlo all’azione negativa della menzogna, piuttosto riconosci la forza della verità ed elogialo per averla fatta emergere. Il consiglio è quello di utilizzare una comunicazione positiva mettendo in campo frasi come: “Apprezzo molto che tu mi abbia detto la verità, questo richiede coraggio” oppure “Quando ti trovi in difficoltà, puoi sempre contare su di me. Ti aiuto io.”
Come insegnare ai bambini a non dire più bugie
La pratica della menzogna è fisiologica, i bambini devono sperimentare la bugia per imparare a non usarla con sistematicità nella loro vita. In questo senso è impossibile “eliminare” del tutto le bugie dalla vita dei bambini, esse vanno considerate come espressione di processi di crescita.
Per aiutare i bambini a sviluppare sincerità e limpidezza nei rapporti con gli altri, siate modello di trasparenza ed evitate voi per primi di mentire. Altresì è essenziale creare col bambino un rapporto dialogante e fiduciario: il bambino deve sapere che può fidarsi del genitore, che a mamma e papà può raccontare sempre la verità senza paura di essere giudicato. Tra l’altro, questa relazione di fiducia è largamente protettiva per il bambino.