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Stili di vita

Imparare a camminare: cosa fare se il bambino non cammina

Tappe motorie del bambino dai 6 ai 24 mesi, gattonamento, primi passi e sintomi spia di ritardi psico-motori.

Pubblicato il 26.01.2024 e aggiornato il 15.03.2024 Scrivi alla redazione

Camminare è un’importante tappa dello sviluppo psico-motorio del bambino. L’aspetto motorio è sotto gli occhi di tutti: gradualmente tra i 12 e i 24 mesi il bambino conquista la posizione eretta e muove i primi passi, con appoggio prima e poi senza per perfezionarsi nel tempo. L’aspetto psicologico e cognitivo attiene alla ricerca, all’esplorazione, alla curiosità e all’autonomia, ovvero camminare è un modo per diventare grandi conquistando il mondo!

Alcuni bambini camminano prima e altri dopo, ma il “dopo”, per come viene percepito da noi genitori, non è necessariamente spia di disturbi o di un ritardo, ogni bambino ha i suoi tempi. L’età in cui i bambini iniziano a camminare è molto variabile.

Lo sviluppo dei movimenti

Prima di arrivare alla posizione eretta e incominciare a camminare, il bambino ha bisogno di conquistare delle tappe intermedie di crescita. Qui di seguito le descriviamo indicando i mesi di riferimento e i progressi motori osservabili nelle diverse fasce d’età:

5-6 mesi – tappe motorie

Il bambino si rotola senza aiuto quando è disteso su una superficie piana (letto, fasciatoio); controlla la posizione da seduto (prima appoggiandosi in avanti e poi senza bisogno di sostegno) con la testa ben diritta; inizia a puntellarsi sui palmi delle mani, quando è a pancia sotto, sperimentando qualche movimento in avanti o indietro.

Mai lasciare il bimbo solo sul fasciatoio o sul letto: rotolandosi c'è un rischio enorme che cada a terra.

6-12 mesi – tappe motorie

Il bambino riesce a stare seduto; è in grado di tenere in mano gli oggetti; cerca di mettersi in piedi, cerca un qualche tipo di sostegno con lo scopo di apprendere e perfezionare la deambulazione autonoma.

12 -24 mesi – tappe motorie

Il bimbo cammina da solo; è in grado di afferrare qualsiasi oggetto e mangiare da solo con la posata. Anche le altre interazioni sociali raggiungono un nuovo traguardo di maturazione (gioco simbolico: il bimbo finge di parlare a telefono ma usando una scatola; gioco imitativo: il bimbo ripete i gesti di chi cucina o scrive o gesticola; sviluppo del linguaggio verbale: il bimbo usa le parole per spiegare le sue azioni e indicare e affermare la propria volontà).

Imparare a camminare è una palestra di vita per il bambino

A costo di sembrare banale devo dirlo: questi momenti dello sviluppo sono una metafora della vita: cadiamo = sbagliamo, impariamo = non ripetiamo gli stessi errori, eventualmente ne faremo altri, ma diversi e tutti ci aiuteranno a crescere fisicamente e psicologicamente. I genitori devono mantenersi a debita distanza in modo da intervenire in caso di pericoli imminenti, lasciando la possibilità di commettere errori e imparare da essi. Vedere un adulto amato (genitori, nonni, zii, cugini, fratelli o babysitter) che tende le braccia aperte, che sorride e lo incoraggia aumenterà nel piccolo la fiducia nelle abilità motorie che sta perfezionando. Vedere invece lo stesso adulto che si spaventa, grida in preda all’ ansia rende il bambino più insicuro e timoroso.

Il bambino deve sperimentare qualche piccolo ruzzolone per sviluppare un corretto senso dell’equilibrio e l’apprendimento del pericolo, iniziando così ad essere un po’ prudente.
Imparare a camminare e sviluppo psicomotorio del bambino - alimentazionebambini. It by coop
Imparare a camminare e sviluppo psicomotorio del bambino – alimentazionebambini.it By COOP

Gattonare

Non tutti i bambini gattonano, per cui non c’è ragione di farsi assalire dalle ansie se il nostro bimbo, vivace, curioso, e giocherellone, non gattona. Molti anni fa si faceva riferimento alle “tappe di sviluppo”, ormai si parla di “traiettorie di sviluppo”, proprio per sottolineare che la deambulazione, come tutte le altre competenze, è una specie di scia ma non una linea retta. Ecco perché non ci stupiamo che un bimbo salti la fase del gattonamento, passando da stare seduto a camminare. E, quindi, il mancato gattonamento non è di per sé indicatore di disturbi.

Quando i bambini gattonano dopo aver imparato a camminare

Capita spesso che i bambini inizino a gattonare dopo che hanno già fatto i primi passi. Questa evenienza non va interpretata come una perdita di capacità di movimento, in realtà il bambino capisce che a gattoni corre più velocemente (perché ha maggiore stabilità), in questo caso non deve essere bloccato e costretto a camminare, ma va sempre incoraggiato… magari possiamo organizzare un inseguimento a 4 zampe (noi e nostro figlio) per le stanze di casa. Tuttavia gattonare ha i suoi benefici, infatti, secondo i neuropsichiatri infantili, gattonare migliora:

  • il tono muscolare;
  • la coordinazione occhio-mano;
  • la propriocezione (cioè la capacità di riconoscere le sensazioni che provengono dai nostri arti: dalle ginocchia che si flettono o dai piedi che si appoggiano, etc);
  • l’equilibrio;
  • la visione completa con entrambi gli occhi, quindi anche la comunicazione tra i due emisferi cerebrali iniziando così l’organizzazione neuronale totale;
  • il senso di fiducia in sé.
Girello meglio non usarlo - alimentazionebambini. It by coop

Mio figlio non gattona, qual è il problema?

È consigliabile osservare se e come il bambino gattona o comunque quali alternative mette in campo per spostarsi nello spazio: osservate se la coordinazione degli arti posteriori e anteriori è equilibrata oppure se il bambino gattona il modo scoordinato o asimmetrico; osservate anche se il bimbo si spinge sulle natiche per percorrere gli spazi e, invece, non gattona.

Tutto ciò che attiene allo sviluppo motorio del bambino riguarda la sua salute.

Sicurezza domestica

Quando in casa vive uno o più bambini le misure di sicurezza devono sempre essere molto rigorose, quando iniziano a muovere i primi passi ancor di più. La casa deve essere a prova di un bambino. La progressione dell’autonomia del bambino è molto rapida e la voglia di toccare ed esplorare potrebbe esporlo a danni da oggetti: spigoli vivi, oggetti taglienti, prese di corrente, mobili o librerie o scarpiere non ancorate alle pareti, cassetti, stoffe decorative sui tavolini o tovaglie che possono essere tirate giù con tutto ciò che è poggiato sopra, tende e nappi, lampade da terra o da tavolo con i loro intriganti fili di connessione alla corrente di casa, detersivi per la casa, eccetera.

(Per approfondire – sipps: prevenzione incidenti e manovre salvavita)

Girello: perché non è consigliato?

Il girello è un dispositivo contenitivo che spesso viene preferito intorno ai 10 mesi di vita, quando la maggior parte dei bambini inizia a mettersi in piedi, a muovere i primi passi e ha voglia esplorare l’ambiente che li circonda. La produzione di lavori scientifici in tutto il mondo ha condotto anche il nostro Ministero della Salute a sconsigliarne l’uso, e con questo la discussione tra pediatri e genitori trova la parola fine: i bambini non hanno bisogno del girello! Infine devo dire che il girello non solo non favorisce l’acquisizione del cammino autonomo, ma addirittura ne ritarda l’inizio!

In pratica il girello fa assumere al piccolo una posizione innaturale; per spostarsi deve sfruttare la muscolatura dei glutei, anziché quella delle cosce e inizia a camminare sulla punta dei piedi, sfruttando la spinta e lasciando scivolare le rotelle. In sintesi, il piccolo impara un movimento anomalo, innaturale e sbagliato, perché non riceve le informazioni che dicono al cervello come deve fare per restare in piedi senza cadere indietro/di lato o in avanti, non riesce a mettere il baricentro nel mezzo dei suoi piedi, allargando le punte e rimanendo stabile, inoltre nel girello non ha la possibilità a guardare le proprie gambe e i piedi quando si muove, e nemmeno gli ostacoli, e ciò non gli consente di acquisire la consapevolezza dello spazio che lo circonda e dei movimenti che gli servono per spostarsi.

Qualche genitore osserva che con il girello si eviti la “caduta”, ma non è così… grazie alle ruote, il bimbo può muoversi piuttosto in fretta e sfuggire al controllo: afferrare lampade o oggetti voluminosi e tirarli addosso, ferirsi le mani in cassetti o antine, ruzzolare giù dalle scale, e tanto altro che non riusciamo nemmeno a immaginare (a farsi male i bambini trovano sempre un modo!). Non dimentichiamo che il bambino può anche appoggiarsi ad una semplice sedia, piccola e leggera, e spingerla per muovere i suoi primi passi.

Bretelle? NO grazie, io non rischio!

Non occorre ripetere quanto sia importante lasciargli acquisire il controllo dello spazio che lo circonda, e quanto sia fondamentale il corretto appoggio plantare, le bretelle non concedono questa possibilità.

Attenzione alla tecnologia

Venti anni fa non avrei mai pensato di dover citare i pericoli dell’era digitale rivolgendomi a genitori di bimbi piccoli che imparano a camminare.  Purtroppo l’esposizione sempre più precoce agli strumenti tecnologici digitali (telefonini, tablet e cosi via) interferisce con le capacità motorie fino a indebolendole perché i bambini strisciano e toccano costantemente i dispositivi tecnologici invece di usare le mani e le dita per manipolare e tutto il corpo per esplorare, interferendo anche con la loro capacità di concentrazione che si riduce in termini temporali e di profondità dell’attenzione.

Piedini in cammino: calzini, scarpette o scalzi?

In generale quando inizia ad alzarsi, a sostenere il suo peso e poi a gattonare e camminare, non occorre fargli indossare le scarpe (nell’ambiente domestico, qualche volte creano solo una difficoltà aggiuntiva), scalzo (se le temperature e il pavimento lo consentono) oppure con i calzini antiscivolo.

I sintomi di un ritardo psicomotorio
I sintomi di un ritardo psicomotorio – alimentazionebambini.it By COOP

Come riconoscere il ritardo dello sviluppo psicomotorio e, quindi, preoccuparsi se il bambino non cammina

Dopo tutto quello che abbiamo detto sulle possibili traiettorie di sviluppo del bambino e la enorme variabilità dei tempi di acquisizione delle competenze motorie, cercherò di delineare i possibili indicatori precoci di allarme per il sospetto di ritardo psicomotorio. Caso per caso, in presenza di sintomi spia, è bene rivolgersi al pediatra o ad altro specialista al più presto.

Non bisogna attendere che il piccolo abbia 8 mesi per preoccuparsi che non riesce a tenersi seduto da solo, non attendere 18 mesi per preoccuparsi se non cammina (la distrofia muscolare di Duchenne, per esempio, può esordire anche con sintomi sfumati in età precoce). Qui di seguito riporto un elenco dei segni di allarme (divisi per età) che richiedono approfondimento immediato, dal pediatra e dallo specialista neuropsichiatra infantile:

  • Lattante di 2-3 mesi che non riesce a controllare il movimento della sua testa e a tenerla dritta. Non sorride quando si trova davanti dei volti e non segue con gli occhi gli oggetti che si muovono davanti al viso.
  • Lattante di 5-6 mesi che è rigido e teso, oppure non è capace di restare seduto nemmeno appoggiandosi e non reagisce agli stimoli esterni.
  • Lattante di 7-9 mesi che non riesce ad afferrare gli oggetti, non sostiene il peso del corpo in posizione eretta nemmeno con il sostegno delle mani. Il linguaggio è scarso (manca ogni emissione di suoni gutturali o labiali, la gesticolazione è scarsa o assente del tutto).

Il raggiungimento di una diagnosi definitiva è un percorso complesso e prevede tempi lunghi, deve tenere conto di quelli che sono stati i momenti più importanti della vita del piccolo, dalla nascita sino a momento della osservazione). Le circostanze in grado di condizionare ogni fase dello sviluppo psicomotorio sono:

  • Gravidanza complicata o uso di sostanze (fumo, droghe, alcool) o farmaci tossici.
  • Prematurità o basso peso alla nascita, una difficoltà al parto con sofferenza neonatale.
  • Parto gemellare.
  • Ricoveri prolungati in ospedale.
  • Malattie genetiche (metaboliche o cromosomiche).
  • Sindromi malformative complesse (piede: equinismo congenito nelle sue varie forme, muscolo: distrofie nelle sue varie forme).
  • Malattie infettive congenite (citomegalovirus, toxoplasmosi).
  • Malnutrizione (povertà di mezzi, dieta vegana o vegetariana).
  • Deprivazione affettiva e ridotta.

In alcuni casi rimuovere le cause o correggere il disturbo (chirurgicamente o con terapia medica) comporta la risoluzione del problema, in altri (alcool e droghe, malattie congenite, dieta vegana o vegetariana) i danni risultanti non si riparano e gli interventi fisioterapici e riabilitativi sono indispensabili. I primi segni di ritardo dello sviluppo o di anomalia del comportamento sono riferiti dai genitori, è importante non sottovalutarli mai, rivolgendosi prima al pediatra e poi al neuropsichiatra infantile.

Il neuropsichiatra infantile non è uno psichiatra! Voglio precisarlo perché mi è capitato spesso che i genitori mostrino ansia e diffidenza quando si propone la visita specialistica neuropsichiatrica. È un medico specialista che si occupa proprio dello sviluppo psicomotorio del bambino, perché la psiche (anima-mente) e il corpo non sono separati e, nel bambino, questa unione è ancora più stretta che negli adulti. Il suo ruolo è quello di indagare e definire e trattare un eventuale problema attraverso la visita che utilizza diversi strumenti: test attitudinali che esplorano ogni area cognitiva e comportamentale (con apposite scale di valutazione). L’osservazione del bambino è la prima fase diagnostica e comprende anche un esame neurologico. È necessario che le visite specialistiche siano condotte in ambiente rassicurante e confortevole, focalizzando l’attenzione nei suoi comportamenti spontanei e nelle situazioni in cui viene richiesto di rispondere a stimoli precisi, predisposti dal medico. In generale viene suggerito un percorso terapeutico che coinvolge i genitori per primi, ma anche professionisti specializzati (logopedisti, psicomotricisti, fisioterapisti, psicologi) e gli insegnanti.

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W sitting – alimentazionebambini.it by COOP

Seduta W anche nota come W sitting: pericoli e conseguenti anomalie

È una delle posizioni che i bambini piccoli assumono molto spesso mentre giocano. In questa posizione, i glutei sono appoggiati al pavimento, in mezzo alle gambe, le gambe sono piegate a angolo retto e i piedi sono spostati ai lati e puntano al di fuori del corpo. Guardando questa posizione dall’alto, sembra che le gambe del bambino disegnino una “W”. 

In questa posizione il bambino può concentrare le sue energie solo al gioco perché non deve fare grandi sforzi per controllare il tono del tronco e della postura in genere, insomma è una posizione molto comoda!  

Bisogna intervenire a correggere questa posizione per non danneggiare le articolazioni pelviche e vertebrali. Il loro sviluppo non avviene correttamente e potrebbe crearsi lassità o addirittura ipermobilità degli arti, con l’estrema conseguenza di avere ritardo nell’acquisizione dell’equilibrio, impaccio motorio o goffaggine. Possiamo aiutarlo facendogli incrociare le gambe quando si siede, oppure giocando insieme distesi a pancia sotto sul tappeto. La perseveranza comporterà la disabitudine alla posizione scorretta.

L’importanza della diagnosi precoce – ritardo psicomotorio

Una volta avanzato il sospetto di ritardo psicomotorio bisogna intervenire al più presto possibile per evitare l’aggravamento e prima che il bambino diventi più grande, perché già all’asilo potrebbe avere difficoltà nella interazione con i compagni e nell’apprendimento, sempre considerando che ci sono in genere grandi possibilità di recupero da parte dei bambini che hanno ancora molta disponibilità di variazioni delle interazioni nervose.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra