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Sviluppo psicofisico

Il bilinguismo: benefici, consigli e falsi miti sul bambino bilingue

Gli effetti del bilinguismo sono vantaggiosi per lo sviluppo cognitivo dei bambini influenzando positivamente memoria, attenzione e flessibilità, oltre alle cosiddette competenze socio-emozionali.

Pubblicato il 15.05.2024 e aggiornato il 17.05.2024 Scrivi alla redazione

Gli effetti del bilinguismo sono vantaggiosi per lo sviluppo cognitivo dei bambini influenzando positivamente memoria, attenzione e flessibilità, oltre alle cosiddette competenze socio-emozionali.

Ho tre nipotini di 5, 7 e 9 anni, figli di italiani, che ormai da cinque anni vivono all’estero e tutte le volte che ho il piacere di incontrarli mi stupisco della facilità con cui parlano indifferentemente italiano e inglese, ai quali da 2 anni hanno affiancato anche lo studio del tedesco. A volte rivolgendosi a noi in italiano intercalano termini inglesi e con un sorrisino tra il compiaciuto e il comprensivo domandano: “sai che vuol dire?” (domanda questa che conferma il loro bilinguismo e le loro competenze perfette nella distinzione delle lingue praticate). Questa loro stupefacente abilità, tipica di tutti i bambini bilingui, sostenuta da genitori capaci e attenti, mi ha riportato agli anni in cui si esprimevano giudizi negativi sull’apprendimento della seconda lingua che sembrava confondesse i bambini.

Oggi, invece, si sa che il bilinguismo non è né confondente né svantaggioso per i bambini. Con le parole qui sopra riportate e raccontando della sua stessa famiglia, la Dott.ssa Maria Cammisa, Pediatra, introduce il bilinguismo. In questo articolo approfondiremmo l’argomento (bilinguismo e sviluppo del bambino bilingue) non solo sul piano medico, ma anche su quello pedagogico col contributo dell’educatrice, Dottoressa in Scienze dell’Educazione e della Formazione, Federica Federico.

I benefici del bilinguismo

Una esposizione del bambino a 2 lingue (il più delle volte parlate ciascuna da un genitore madrelingua) sin dalla nascita e nella primissima infanzia assicura diversi vantaggi ed è benefica sia dal punto di vista della crescita culturale che sociale che empatica. Ciò a dispetto dei pregiudizi nati intorno al bilinguismo. Moltissimi studi scientifici lo dimostrano.

Cosa deve sapere il genitore

Al genitore che abbia dei dubbi sui benefici del bilinguismo diamo subito delle rassicurazioni:

  • I piccoli che hanno appreso 2 lingue sono più capaci di utilizzare varie strategie di apprendimento. Questo darà loro un approccio dinamico ai saperi, una fortissima capacità di spaziare tra essi mettendo le competenze e le conoscenze in relazione tra loro senza mai lasciarle nell’isolamento di un apprendere rigido e compartimentale.
  • I bilingui hanno dimostrano di possedere una maggiore ricchezza del vocabolario e correttezza grammaticale rispetto ai bimbi di pari età e livello generale di istruzione. Ciò in ragione della comparazione costante che tendono a fare tra le due lingue favorendo la trasmissione tra esse di saperi comuni o analoghi o riutilizzabili per similitudine.
  • Il bilinguismo affina attenzione e concentrazione riportando il beneficio di queste competenze in tutti gli ambiti degli apprendimenti.
  • I bambini bilingui sviluppano maggiori competenze socio-emozionali. Ciò dipende dalla intima relazione tra lingua e cultura: apprendere una lingua non significa solo parlarla, non è solo un insieme schematico di metodi grammaticali e tecniche lessicali. Apprendere una lingua equivale, più profondamente, alla metabolizazione di un metodo comunicativo che non resta mai isolato dalla cultura di provenienza. In altre parole la lingua porta con sé influssi culturali che inevitabilmente incidono e forgiano la “persona” che il bambino sta divenendo. Da qui anche la sensibilità socio relazionale.
  • I bimbi bilingui, infatti, dimostrano una spiccata sensibilità socio relazionale, il che si traduce in una migliore apertura mentale rispetto ai coetanei e in una notevole capacità e propensione ad accogliere gli stimoli provenienti dalle altre culture.

Cosa succede al bambino esposto a due lingue sin dalla nascita

L’esperto Francois Grosjean, professore emerito all’Università di Neuchâtel (in Svizzera), autore di testi divulgativi e di numerosi articoli scientifici sul bilinguismo, definisce così i bilingui: “Un bilingue è la somma di due monolingue“.

Viste così le cose, i genitori, le loro culture, e le loro competenze si sommano nei figli che nascono dall’incontro di papà e mamma provenienti da nazioni differenti. Somma non è mai sinonimo di conflitto o difficoltà, nemmeno la summa di lingue lo è! Essa, anzi, è un valore aggiunto, un accrescimento e quindi un’opportunità. La scienza dimostra i vantaggi che questa opportunità produce nella vita della persona bilingue.

A chiarire i dubbi sul bilinguismo anche un articolo pubblicato su una rivista di pediatria nel giugno del 2017, la rivista si intitola Medico e Bambino e l’articolo a cui ci riferiamo è a firma di Antonella Provenzano. L’autrice sviscera con molta competenza l’argomento bambini bilingui rifacendosi a lavori internazionali che confermano che il bilinguismo ha effetti vantaggiosi sullo sviluppo dei bambini.

Bilinguismo e teoria dell’Iceberg Analogy

Quando si parla di acquisizione contemporanea di due lingue in famiglia e con esposizione precoce sin dalla prima infanzia non si può non fare riferimento alla teoria cosiddetta Iceberg Analogy.

I fautori della Iceberg Aanlogy guardano all’acquisizione della lingua come a un processo dinamico: quando si uniscono due lingue parlate in una stessa famiglia la competenza del bambino può essere pensata come un iceberg che in superficie ha due punte provenienti da una base comune sotto il livello del mare. L’iceberg non si forma d’improvviso e tutto insieme ma ha una formazione graduale (come la persona stessa) mutevole e dinamica (le competenze linguistiche a due anni, per esempio, saranno diverse da quelle dello stesso bambino in una età più avanzata, infatti esse dinamicamente cresceranno).

Dentro la base del nostro iceberg abitano le Common Underlying Proficiency, ovvero le competenze di base o comuni. Queste ultime altro non sono che l’insieme di cognizioni logiche e metacognizioni in grado di strutturare le conoscenze dettagliate di ciascuna lingua stabilendo, altresì, quei presupposti flessibili e dinamici che il bambino adopererà per passare da una conoscenza all’atra, muovendosi sempre in un perfetto interscambio tra le due lingue parlate.

Cosa permette al bambino di acquisire duttilità nella gestione, oltre che nella comprensione, del doppio linguaggio?

Conta moltissimo la lingua madre, che non significa solo lingua della mamma, piuttosto vuol dire lingua di origine di ciascun genitore e l’utilizzo di quest’ultima quando genitori e figli affrontano temi empatici, toccano i nodi dei sentimenti, scendono in quelle aree comunicative in cui le lingue vanno oltre il codice grammaticale. Perché è così importante comunicare col bambino nella propria lingua di origine in queste circostanze?

A riguardo della teoria dell’Iceberg Analogy abbiamo parlato di metacognizioni come base su cui si fonda la duttilità e l’interscambio tra le lingue, ebbene per metacognizione linguistica si deve intendere la consapevolezza dei processi che stanno alla base delle lingua e che la animano e non sono solo processi strutturali o grammaticali, fonetici o tecnici. Qui si tratta di processi culturali e il miglior modo per esprimerli è parlare nella lingua della cultura di origine.

Pertanto se si possono dare solo pochi suggerimenti ai genitori che hanno la fortuna di consentire ai figli di crescere bilingui, un consiglio sempre valido è quello di parlare la lingua di nascita quando si esprimono i sentimenti e si fanno discorsi che riguardano l'anima, il pensiero, la filosofia del vivere. Di fatto è nella traduzione verbale dei sentimenti collegati a questi discorsi che si passano meglio le metacognizioni linguistiche e quindi i legami lingua-cultura.

Una madre italiana, per fare un esempio, esprimerà i suio sentimenti più intimi con la migliore enfasi solo nella lingua madre e ciò vale indipendentemente dal fatto che possa parlare da anni la lingua del papà, quella prescelta come “lenguage at home” (vedi paragrafo sui metodi delle famiglie di bimbi bilingui).

L’argomento bilinguismo è quanto mai di attualità dati i forti flussi migratori verso Italia ma anche dei nostri concittadini verso l’estero, infatti dobbiamo pensare ad ampliare le possibilità che si offriranno in una società sempre più multietnica e senza frontiere.

Naturalmente in questo processo di apprendimento vantaggioso esistono due variabili che non vanno trascurate, e cioè l’età del bambino e il livello socio culturale di inserimento.

Cosa succede in base all’età del bambino esposto a più lingue

Da 0 a 3 anni: i bambini che sentono parlare simultaneamente due lingue dalla nascita, nonostante a volte possano cominciare a parlare un po’ più tardi rispetto ai monolingui e abbiano l’abitudine di mescolare termini in una o nell’altra lingua, raggiungeranno le stesse competenze linguistiche dei coetanei in epoca successiva.

Tra 3 e 6 anni: in questo caso il confronto con la seconda lingua avviene con l’ingresso nella scuola materna e il bambino può attraversare un periodo di mutismo e osservazione per cui si accorge di non avere gli strumenti adatti ai quali inizialmente sopperisce con parole semplici che gli permettono la comunicazione, a cui seguiranno frasi più fluide.

Dopo i 6 anni: a questa età i bambini conoscono molte più parole rispetto a quelle che utilizzano quindi la difficoltà non è solo nell’esposizione ma anche nella comprensione dello strumento cognitivo che gli permetta di raggiungere il livello desiderato.

Metodo di bilinguismo: i 3 metodi più diffusi nel mondo

In che modo si apprende la seconda lingua ovvero in che modo si diventa bilingue sin dalla prima infanzia? Ci sono sostanzialmente tre metodi che i genitori comunemente adottano in tutto il mondo e che dipendono certamente dalle circostanze di vita di ciascuna famiglia. Vediamoli sinteticamente:

  1. One Parent – One Language
  2. Language at Home
  3. Time and Place

Un parente (padre, madre ma anche nonni o zii se sono figure di riferimento stabili e presenti) – una lingua: questo metodo vuole che ciascun genitore parli col bimbo la sua lingua di nascita. Spesso accade così nelle famiglie in cui mamma e papà sono di nazionalità differenti. All’esterno, poi, il bimbo parlerà nella lingua del paese e della cultura in cui la famiglia vive e lo farà per immersione sociale.

La lingua a casa o di casa: questo metodo si basa sulla predilezione di una lingua all’interno delle mura domestiche, pertanto mamma e papà selezionano coscientemente e per metodo la lingua che intendo parlare in casa. Qui l’apprendimento della seconda lingua avviene soprattutto all’esterno delle mura di casa. Resta salvo il consiglio relativo al’uso della lingua di nascita nella comunicazione empatica.

La lingua a casa o di casa: questo metodo si basa sulla predilezione di una lingua all’interno delle mura domestiche, pertanto mamma e papà selezionano coscientemente e per metodo la lingua che intendo parlare in casa. Qui l’apprendimento della seconda lingua avviene soprattutto all’esterno delle mura di casa. Resta salvo il consiglio relativo al’uso della lingua di nascita nella comunicazione empatica.

Il tempo e il luogo, in ultimo, è il metodo che identifica un luogo e delle circostanze come deputate all’uso di una lingua esclusiva, ovvero la famiglia decide che in certi posti e in determinate occasioni si parli solo in una lingua e non nell’altra.

Il ruolo dei genitori e della scuola

Fondamentale sembra essere la padronanza dei genitori nei confronti della seconda lingua; non è detto che i genitori siano madrelingua, loro stessi possono avere acquisito la seconda lingua nel tempo e per esigenze di vita. La dimestichezza, però, fa la differenza in quanto i genitori padroni del linguaggio che adoperano col figlio infonderanno fiducia in ogni situazione dialogica e permetteranno ai piccoli di cogliere le differenze d’utilizzo dei termini con più naturalezza. Importante è anche la cultura linguistica dei genitori e quindi la loro correttezza lessicale e grammaticale.

Nell’apprendimento della seconda lingua a rivestire fondamentale importanza è spesso il contesto scolastico, quando favorevole all’inserimento. La scuola rappresenta la vera differenza nell’apprendimento rapido ed efficace ed assume anche un valore sociale di accettazione per il bambino. Molti piccoli infatti, loro malgrado, si trovano ad affrontare realtà e cultura completamente diverse da quella di origine e la scuola può aiutarli moltissimo in questo percorso, senza dimenticare che l’essere immersi costantemente nella nuova realtà (TV, coetanei, vita comune) aiuterà i nuovi apprendimenti.

Pregiudizi e falsi miti sul bilinguismo

Vanno sfatati almeno due pregiudizi sul bilinguismo: la presunta fatica aggiuntiva per il cervello e la possibile confusione tra le due lingue.

Il cervello del bimbo bilingue non si affatica e non si confonde perché da una parte le sinapsi e i collegamenti neuronali sono preformati per mettere in collegamento e intrecciare anche codici comunicativi differenti verbali e non. In altre parole le reti neuronali del cervello dei bambini lasciano spazio alle acquisizioni di lingue differenti e ciò avviene senza fatica.

Dall’altra parte la base comune delle Common Underlying Proficiency consente diversificazioni chiare e nitide, al punto che il bambino sa tradurre da una lingua ad un’altra e fornire spiegazioni sulle differenze linguistiche (vedi l’esempio con cui principia questo scritto quando la Dottoressa Cammisa racconta dei suoi nipotini).

Due lingue i vantaggi per il bambino

Il vocabolario dei bambini si arricchisce tanto più quanto più sono esposti alla lettura, all’ascolto, al dialogo, a cantare canzoni e ascoltare storie. Se tutto questo vale nell’acquisizione della propria lingua, come da sempre sosteniamo su queste pagine, a maggior ragione mantiene la stessa valenza nell’apprendimento della seconda.

Si ritiene che lo stesso valore arricchente sia rappresentato dal dialetto, inteso come seconda lingua imparata dai genitori (molti genitori ne hanno fatto una felice esperienza diretta).

In ultima analisi, molti studi dimostrano un vantaggio nei bilingui rispetto ai monolingui sulla base di test che valutano memoria, attenzione e flessibilità.

Se ce ne fosse stato bisogno questo conferma ulteriormente che ogni bambino ha delle potenzialità enormi, che vanno sfruttate in un periodo della vita in cui imparare è giocare, e attraverso il gioco si impara: questo assicura loro un futuro migliore perché li arricchisce di strumenti utili per affrontare le situazioni della vita.