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Pedagogia

Bambini senza device: giochi e idee per viaggi e ristorante senza smartphone

Bambini senza device quando si trascorre del tempo fuori casa, cosa portare con sé: fogli da disegno e pastelli a olio; stikers, libri stacca e attacca e libri tattili; giochi in legno e logici in stile Montessori

Pubblicato il 06.07.2026 e aggiornato il 06.07.2026 Scrivi alla redazione

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda il totale divieto di esposizione dei bambini a smartphone e schermi prima dei 2 anni di vita; “dai 2 ai 4 anni i bimbi non dovrebbero essere mai lasciati per più di un’ora a guardare passivamente lo schermo televisivo o di altro genere, come cellulari e tablet“. Successivamente, per tutta l’infanzia e la preadolescenza, fino alla piena maturità e consapevolezza, la fruizione dei dispositivi elettronici dovrebbe essere ben limitata, guidata e supervisionata dagli adulti.

Il livello di consapevolezza dei rischi e delle conseguenze alla esposizione precoce agli schermi e all’accesso in rete è ancora molto basso: i genitori offrono con facilità smartphone e tablet ai loro figli sin da quando sono molto piccoli. Certamente siamo tutti impreparati all’avvento del digitale, ma è anche vero che gli adulti, per primi, hanno instaurato un rapporto di dipendenza con la rete e i social network tale da renderli di continuo e comune utilizzo assumendoli spesso come “normali e ordinari strumenti di vita”.

Bambini senza device: giochi e idee per viaggi e ristorante senza smartphone - alimentazionebambini. It by coop
Gli smatrphone stanno riconfigurando il cervello dei bambini e degli adolescenti – alimentazionebambini.it by COOP

Bambini senza smartphone, studi recenti

L’esposizione precoce e reiterata dei bambini agli schermi sta determinando una riconfigurazione del cervello e delle sue funzioni, esattamente come il fenomeno del Phubbing sta riconfigurando la relazione tra genitori e figli, nonchè tra adulti e bambini e tra pari (in particolare nell’adolescenza).

Gli adolescenti costruiscono schemi mentali e relazionali condizionati dai contenuti e dai meccanismi degli smartphone che gestiscono sin troppo precocemente mentre perdono esperienze pragmatiche, manuali e relazionali nella vita quotidiana. Questo sta condizionando e cambiando lo sviluppo dell'infanzia e i dispositivi tecnologici stanno esponendo i bambini a rischi che gli adulti non sempre riescono a vedere e considerare.

Fenomeno del digital babysitting

La “naturalezza” con cui lo smartphone passa dalle mani di un adulto a quelle di un bambino, spesso per “tenerlo buono“, è alla base del fenomeno del digital babysitting e, ad oggi, interessa anche bimbi in età precocissima: già intorno all’anno di vita, i bambini, ai quali è stato fornito facile accesso al cellulare o agli schermi altri, cercano e richiedono i dispositivi per colmare e-o gestire sentimenti critici come la frustrazione, le situazioni di attesa o la noia. Talvolta i dispositivi digitali vengono persino utilizzati come distrattori, per esempio quando il genitore usa il tablet a tavola per distrarre il bambino e, nel frattempo, imboccarlo affinché mangi tutto.

I dispositivi tecnologici, quindi, diventano dei sostitutivi e incidono sullo sviluppo infantile: agli adulti di riferimento si sostituisce il cellulare come mediatore tra il bambino, i suoi sentimenti e gli urti della vita.

In questo modo lo schermo finisce col riempire dei vuoti, distrarre da un sentimento, facilitare delle azioni o moderare la tolleranza di alcune emozioni. Così facendo il bambino-umano impara a riferirsi e relazionarsi non a un mediatore empatico (come la mamma, il papà, la maestra, ecc.) a sua volta umano, con cui entrare in interazione nella vita quotidiana, ma, diversamente, fa uso di un mediatore digitale, meccanico e pre-programmato.

La condizione che lo schermo genera nel bambino è solo in apparenza di tranquillità, più profondamente l'effetto degli schermi, dei social netrwork e della rete sul cervello dei bimbi è ipnotico, rischia di anestetizzare la loro creatività, di disabituarli alla condivisione di spazio e tempo sociale e di ledere alla loro pazienza. È per questo che detta esposizione nel tempo crea dipendenza, lo dimostrano studi scientifici e osservazioni di realtà.

Il fenomeno del Phubbing

Questo quadro è aggravato dal fenomeno del phubbing, termine composito che deriva dall’inglese phone (telefono) e snub \ snubbing (snobbare) ed è usato per descrivere tutte quelle situazioni in cui lo sguardo umano, anche di un adulto – educatore, è così tanto rivolto agli schermi dei dispositivi da trascurare l’interlocutore.

Poco più sopra, tra le righe di questo articolo, abbiamo fatto riferimento alla normalizzazione che gli adulti hanno compiuto nella gestione e intenzione verso i cellulari e gli schermi dei dispositivi elettronici, questa postura mentale sta alla base del phubbing: siccome è uso ed è normale prestare attenzione allo schermo, se lo smartphone chiama noi adulti rispondiamo immediatamente trascurando anche l’interazione con chi abbiamo accanto. Una notifica, uno squillo e un bip spesso non hanno tempi di attesa e ci attraggono come un’urgenza.

Quando accanto a noi c’è un bambino, l’effetto del phubbing è duplice:

al senso di trascuratezza che prova ogni persona messa in secondo piano rispetto al cellulare che ci chiama a sè, si somma un messaggio pericoloso a riguardo della prevalenza e dell'importanza dello smartphone (ti trascuro per guardare lo schermo ovvero lo schermo è una cosa prioritaria).

Stiamo, quindi, educando i nostri figli a dare precedenza alle macchine, priorità alla relazione col cellulare sulla relazione con l’umano.

Bambini senza dispositivi elettronici, come intrattenerli in modo alternativo - alimentazionebambini. It by coop
Bambini senza dispositivi elettronici, come intrattenerli in modo alternativo – alimentazionebambini.it by COOP

Alternative di intrattenimento

I genitori moderni, a loro volta e per primi abituati ad intrattenere se stessi col cellulare, hanno bisogno di ricordare che l’evoluzione del cervello umano passa attraverso l’esperienza e che il corpo del bambino ha bisogno di farne in molti modi. La carenza di esperienza prassica espone il bambino a dei rischi per il suo corretto sviluppo.

Ogni cucciolo d’uomo deve giocare con le mani (per esempio fare esperienze manipolative con creta, plastilina, sabbia cinetica, eccetera); deve esplorare l’ambiente e correre. Inoltre leggere libri offre opportunità di apprendimento senza schermi e senza connessione in rete; ricordare le storie e reinterpretarle potenzia i sistemi mnemonici e il pensiero logico. Esplorare, catalogare e collezionare, per parte loro, sono attività ludiche che educano a contare; in tal senso sono propedeutiche alle scienze matematiche. Infine i bimbi hanno bisogno di giochi di finzione per supportare l’immaginazione e hanno bisogno di presenza umana per supportare la socializzazione.

Cosa mettere nello zainetto del bambino per andare al ristorante senza smartphone o tablet

Trascorrere del tempo senza mettere nelle mani di tuo figlio un dispositivo con accesso alla rete è possibile! Qui di seguito, Alimentazione Bambini propone poche attività alternative per l’intrattenimento analogico e pedagogicamente orientato dei bambini nella fascia di età prescolare o appena scolare (fino ai 6 anni).

Ecco alcune alternative concrete al telefono e alla tecnologia quando si trascorre del tempo fuori casa con i figli: nello zaino del bambino potete mettere fogli da disegno e pastelli a olio; stickers, libri stacca e attacca e libri tattili; qualche gioco in legno per favorire la manualità e stimolare la logica; giochi magnetici e, per i più grandi, libri tattili con pagine di calcolo e giochi logici.

1. Fogli da disegno e pastelli a olio

Non ci può essere zaino da uscita che non contenga plastilina o paste modellabili, qualche costruzione, fogli da disegno o schede da colorare e colori.

I colori sono un classico intramontabile e possono essere proposti al bambino più grande (dai 4/5 anni in poi) anche come esercizio espressivo strutturato, per esempio invitandolo a dipingere ciò che lo circonda, anche ciò che avviene e si osserva in natura.

Uno spunto di lavoro strutturato può essere l'osservazione di un temporale, già nella sua fase preparatoria, quindi l'osservazione del cielo che cambia, del vento, delle foglie, eccetera, l'esposizione alle prime gocce di pioggia con esperienza sensoriale, in particolare tattile, e, infine, la trasposizione nel disegno. Diversamente se si parte dalla osservazione del mare e si intende riprodurlo su carta, l'area della spiaggia può essere ricostruita incollando sul foglio la sabbia raccolta sulla battigia o le conchiglie.

Proprio riguardo all’uso dei colori, qui vogliamo suggerire ai genitori un upgrade sensoriale: in luogo dei soliti pennarelli o pastelli (considerando anche che i primi vengono spesso evitati dagli adulti per il rischio di macchiare i tessuti), consigliamo di optare per i pastelli a olio. Molto simili ai pastelli a cera per diametro, grandezza globale e impugnatura, questi strumenti risultano i più funzionali al lavoro autonomo dei bambini in età prescolare (quindi fino ai 6 anni) perché:

  • hanno una texture più morbida,
  • il tratto scivola grazie alla consistenza burrosa,
  • il colore che imprimono sui fogli è vivo,
  • la scrivibilità è ottima riuscendo nell’impressione sul foglio con pochissima pressione della mano (il che li rende adatti anche ai bambini che hanno difficoltà di impugnatura o gestione della forza di pressione sul tratto grafico).

Per i bambini più piccoli è consigliabile stampare delle schede da colorare, qui di seguito ne offriamo qualcuna:

2. Stickers, libri stacca e attacca e libri tattili

I primi libri che possiamo mettere a disposizione dei bambini sono quelli che “si leggono con l’uso della mano”: destinati alla fascia di età 2-4 anni, i libri stacca e attacca sono dotati di elementi in velcro o di adesivi gel riutilizzabili, non raccontano una storia ma descrivono e permettono piccole esperienze di accrescimento.

Gestendo gli stickers dei libri, staccando e attaccando, i bambini possono inventare storie e, contemporaneamente, fanno i conti con lo spazio del foglio, imparano ad identificare le forme, sperimentano le relazioni analogiche.

Nei libri tattili, i bambini affrontano vere e proprie esperienze di apprendimento attivo. Ne abbiamo diffusamente parlato in un articolo dedicato: Quiet books per bambini cosa sono e a che età proporli.

3. Giochi in legno

Alcuni giochi in legno, anche di ispirazione Montessori, si trovano in commercio in formato “pocket” o da viaggio. Comunemente, questi giocattoli sono pensati per potenziare il pensiero logico induttivo, la motricità fine, l’esperienza sensoriale della mano.

Pensiamo ai piccoli puzzle d’incastro o a quelli con forme piane libere e guidate, ai blocchi geometrici per creare forme, o ai giochi di allacciatura nei quali il bambino è chiamato a far passare un filo nei fori di una figura, per esempio una scarpetta di legno.

Giochi magnetici in legno

Alimentazione bambini, vi propone, tra gli altri i giochi megnetici in legno: si tratta di giochi in legno sviluppati su una tavola di legno abbastanza ampia, schermata da un pannello trasparente che impedisce la dispersione di una grande quantità di piccole palline colorate; ogni gruppo di palline, considerate per colore, ha, all’interno del gioco, un alloggiamento di destinazione ben riconoscibile: l’albero, il lago, la casa, ecc., che varia a seconda dello scenario del gioco.

Giochi magnetici in legno – alimentazionebambini.it by COOP

Il bambino sarà chiamato a trascinare le palline con una penna magnetica. I movimenti della mano del bambino rappresenteranno una buona maniera per educare la conduzione del tratto grafico, a tutto vantaggio delle precompetenze di scrittura. Questo gioco insegna anche i limiti spaziali, educa al trattenimento dell’attenzione su azioni precise e all’ordine.

Qualche consiglio in più per intrattenere i bambini senza device

Quando si fa una selezione di giochi da condurre fuori casa, è bene riservare questi stessi strumenti al solo momento dell’uscita. In questo modo verranno preservati il cosiddetto effetto novità e il fattore “desiderio” che il bambino potrà sperimentare nei confronti del giocattolo atteso e associato all’uscita.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra