Elfo sulla Mensola: magia del Natale o fonte di ansia?
Elfo di Natale o Elfo sulla Mensola (Elf on the Shelf): mai prima dei 3 anni di vita del bambino, mai nella zona notte e mai scherzetti pericolosi. Idee e consigli per un uso educativo.
Quella dell’ Elfo di Natale, Elf on the Shelf o Elfo di Babbo Natale è una tradizione made in USA; il piccolo amico dispettoso compare nelle case degli americani il 1° Dicembre seduto su di una mensola dalla quale si sposterà ogni giorno lasciando una scia di dispetti e facendosi sorprendere in diversi luoghi della casa e nelle pose più impertinenti. Il compito tradizionale di ogni elfo sulla mensola è quello di riferire a Babbo Natale dei comportamenti del bambino, aspetto questo di cui parleremo più avanti.
Complici i social gli Elfi di Natale (o anche il folletti di Natale) sono diventati un fenomeno di importazione che ha scavalcato i confini della tradizione americana e impazza anche tra le mamme in Italia.
Come si comporta the Elf on the shelf secondo la tradizione americana
Nella più stretta tradizione americana l’Elfo:
- è magico;
- compare in casa nel primo giorno di Dicembre, che in America è il Giorno del Ringraziamento, e di notte torna al Polo Nord per conferire con Babbo Natale;
- non può essere toccato, farlo lo priverebbe della magia che gli consente di tornare a casa sua;
- è vigile e attento osservatore, si mette in ascolto di tutto ciò che accade in casa e riporta ogni cosa al suo capo, cioè Babbo Natale;
- il suo principale compito è quello di individuare i bambini buoni e, quindi, anche quelli cattivi;
- di notte, oltre a tornare da Babbo Natale, l’Elfo combina qualche marachella in casa lasciando, perciò, tracce evidenti del suo passaggio.

Uso dell’Elfo di Natale in modo educativo
Affinché il folletto di Babbo Natale possa rappresentare uno strumento di crescita per il bambino, la tradizione americana va assolutamente rettificata sotto alcuni aspetti:
- L’elfo non può essere presentato al bambino come una spia;
- Non sono ammissibili scherzi pericolosi o incidenti sul corpo del bambino (per esempio, l’elfo non può tagliare il pigiama del bambino, imbrattargli il volto, eccetera);
- L’elfo non deve mai entrare nella zona notte del bimbo mentre questi dorme.
La narrativa del Natale lascia un’impronta nella crescita del bambino, di fatto il peso, la forma e il carico emotivo di questa impronta dipende completamente da come noi adulti raccontiamo le novelle e le tradizioni natalizie. Se l’Elfo è uno spione, l’impronta che lascerà equivarrà alla legittimazione a fare la spia; se dobbiamo essere buoni per avere i regali, l’insegnamento che ne consegue è quello alle dinamiche del do ut des, ovvero dare per avere; se l’elfo è invadente, scostumato e irrispettoso, il bambino che lo osserva e osserva il divertimento dell’adulto si sentirà in diritto di tenere comportamenti similari e fuori da ogni regola.
In modo particolare, come genitori dobbiamo riflettere su un dato: i bambini non hanno ancora sviluppato un senso dell’umorismo paragonabile a quello di noi adulti, i più piccoli sono ben lungi dal comprendere alcuni scherzi e confondono fantasia e realtà sino a dare un’anima al proprio Elf on the shelf. In linea generale, questo piccolo Elfo di Natale deve essere utilizzato per portare gioia ai piccini accrescendo la magia natalizia, il suo uso va misurato ai loro bisogni e alla loro sensibilità valutandone anche la risposta individuale del singolo bambino.
L’Elfo di Natale non è la spia di Babbo Natale
Il piccolo Elfo di Natale può essere presentato come il più piccino degli elfi che ha bisogno di compagnia poiché al Polo Nord sono tutti indaffarati e concentrati a causa dell’imminente partenza della slitta e nessuno, ma proprio nessuno, può badare a questo piccolo birichino.
Lui, da parete sua, è testimone del più puro e grande spirito del Natale: è altruista, è buono, è divertente e profuma di caramelle e zucchero filato. Ci sono tanti altri piccoli effetti come lui nelle famiglie che hanno voglia di ospitare i piccini mentre il villaggio di Babbo Natale è in fermento e serve l’aiuto di tutti gli adulti.
Arricchita da questi dettagli, la storia del nostro Elfo di Natale si allontana da elementi grigi e ansiogeni; il nostro Elfo sarà consolatore, amico, alleato e anche un piccolino a cui insegnare come comportarsi bene senza togliergli l’allegria della marachelle, ma senza giustificarle in toto. Certamente ogni Elfo è vivace e fa qualche sciocchezza, ma questi comportamenti dipendono dal fatto che è piccino e ancora sta imparando.
Inoltre, con questa narrazione, l’Elfo sulla mensola potrà anche ispirare il bambino all’accoglienza.

Elfo di Natale e marachelle pericolose, attenzione alle emulazioni
L’Elfo non va mai coinvolto in scherzi pericolosi, per esempio una arrampicata sui davanzali con le gambine penzoloni o sui corrimano delle scale; allo stesso modo sono estremamente pericolosi scherzi incidenti sul corpo del bambino come tagliare pezzi di pigiama o, peggio ancora, tagliare ciocche di capelli. Ricordate che vostro figlio tenderà sempre ad imitare il suo Elfo e non è escluso che possa restare affascinato da qualche scherzetto.
Cosa può fare e cosa non può fare un Elfo, idee e consigli
Se, per esempio, l’Elfo goloso è stato colto in fragrante con la testa dentro lo scatola dei biscotti, qualche ora dopo possiamo trovarlo sul WC piegato dal dolore di pancia e ci toccherà preparargli una camomilla. Del resto non si mangiano troppi biscotti tutti insieme, un elfetto che vive in una fabbrica delle meraviglie, piena zeppa di dolciumi, dovrebbe saperlo.
Questo è solo un esempio di come le azioni dell’Elfo andrebbero narrate con un portato valoriate in cui il bambino può immedesimarsi e attraverso cui può crescere.
Mai permettere all’Elfo di entrare nella zona notte mentre il bambino dorme
Il sonno è un momento estremamente delicato per il bambino che addormentandosi si lascia completamente andare. Questo abbandono è impegnativo per i bimbi poiché durante il giorno loro sono fortemente portati a perfezionare, al contrario, il controllo di sé e del proprio corpo. Pertanto, è decisivo che nell’area del sonno siano e si sentano completamente al sicuro.
Un Elfo che viola la zona del sonno tagliuzzando pezzetti di pigiama, sporcando il letto o truccando il volto del bambino è un intruso pericoloso che può far sentire il bimbo vulnerabile e innescare reazioni di paura e angoscia difficili, poi, da far rientrare.
A seguito dell’intromissione di un Elfo di Natale nelle notti del bimbo quest’ultimo potrebbe incorrere in difficoltà ad addormentarsi, paura dei mostri, ovvero di presenze estranee nella sua stanza o nella casa di notte, incubi se non in risvegli notturni o episodi di pipì a letto. Meglio avere un Elfo di Babbo Natale rispettoso degli spazi e della privacy del bambino.

Mai fare scherzi in cui si associa il cibo agli escrementi dell’Elfo di Natale
La rete è piena di video e foto in cui creme spalmabili, gocce di cioccolato o simili vengono utilizzate per simulare le feci del piccolo Elfo di Babbo Natale.
Questa associazione è sbagliata perché innesca nella mente dei bambini una sovrapposizione pericolosa tra quei cibi e gli escrementi: da un lato può essere compromesso l’approccio del bambino ad alimenti simili o uguali a quelli coinvolti e ciò dipende dal disgusto che il bimbo potrebbe provare senza saperlo gestire; dall’altro le feci sono coinvolte nello spannolinamento e nel percorso delle autonomie del bambino e non vanno mai narrate come qualcosa di disgustoso o in modo che questa sensazione negativa prenda il sopravvento, il rischio è quello di una interferenza negativa con le autonomie igieniche e le competenze a farla nel vasino o nel wc.
Elfi di Natale e scherzetti carichi di magia
L’Elfo può recuperare materiale di riciclo per costruire manufatti, realizzare lavoretti ed addobbi natalizi; può rubare qualche biscotto; ama addormentarsi nelle scarpe o tra i calzini al calduccio dentro i cassetti; adora nascondersi e arrampicarsi sulla cima dell’albero di Natale.
Per il vostro Elfo potete costruire una porticina delle fate accanto alla quale ritrovarlo ogni mattina. La porcina può essere presentata come una scorciatoia per raggiungere il Polo Nord dove il piccolo Elfo va a fare il pieno di dolci e coccole e può, di tanto in tanto, portare qualche cosa di buono oltre a tanto spirito natalizio.
Ritrovarlo ogni mattina accanto alla porticata può essere di aiuto per quei bimbi che hanno subito un piccolo trauma notturno a causa di un Elfo biricchino e fanno ancora fatica a recuperare fiducia o a tollerane la presenza in casa.
Inoltre l’uso della porticina delle fate può essere di aiuto per i bimbi che dimostrano di temere gli spostamenti dell’Elfo nella notte o per quelli che in generale hanno paura degli estranei e ne hanno anche un pochino dell’Elfetto che si aggira in casa. Ritrovarlo accanto alla porta delinea un comportamento routinario che aiuta a strutturare la fiducia del bambino nell’Elfo.

L’Elfo può aiutare il bambino ad apprendere e integrare delle routine?
Quando gli elementi del natale vengono usati in modo garbato e rispettoso delle competenze dei bambini, Babbo Natale, gli Elfi, le renne e la magia che portano con sè possono essere supportivi e sì, possono anche aiutare il bambino ad apprendere e integrare delle routine che comunemente, invece, fatica ad assimilare.
L’Elfo, per esempio, può essere scoperto ogni mattina sul lavandino intento a lavarsi i denti e questa azione del pupazzo può rappresentare lo spunto per discorrere di più norme igieniche:
- l’Elfo ha mangiato i biscotti e, quindi, ha ritenuto giusto lavarsi i denti;
- ma sta usando lo spazzolino del bambino? No, questo non va bene perchè lo spazzolino è personale;
- in che modo sta lavando i denti? L’uso che l’Elfo sta facendo dello spazzolino può dare il via a un gioco di educazione alla corretta igiene orale.
Allo stesso modo l’elfo può dormire da solo, lavarsi le mani, dormire senza ciuccio riponendolo, per esempio in una culletta-scatola del ciuccio, bere dalla tazza, eccetera. Insomma, i consigli su una gestione pedagogicamente orientata dei piccoli Elfi sulle vostre mensole possono essere infiniti, tuttavia vi è una sola linea guida: l’Elfo non deve spaventare nè violare quegli spazi di vita e sensibilità del bambino che richiedono una più fine ironia e un discernimento logico razionale di cui i piccoli non sono provvisti.
In tutti i casi in cui l'Elfo stimola paure nei bambini, senso di insicurezza e sconcerto, allora si cade nel difetto di educazione; in questi casi l'Elfo non dà supporto e aiuto, ma facilmente si trasforma il fonte di ansia. L'uso dell'Elfo è una responsabilità dell'adulto genitore.
Età del bambino e Elfo di Natale
A che età del bambino è preferibile accogliere in casa un Elfo di Natale? Molti genitori mancano di porsi questa domanda, per quanto possa essere determinante nella relazione tra il bambino e la narrazione domestica del Natale.
Meglio non adottare un Elfo sulla mensola prima dei 3 anni del bambino.
A 3 anni, infatti, il piccolo incominci a rispettare le regole dei giochi e i turni; questo è indispensabile nella relazione con gli Elfi di Natale poiché quello col pupazzo è un dialogo mediato dal racconto che il genitore mette in scena anche attraverso le marachelle dell’Elfo. Come descritte nell’intero articolo, vi sono una serie di regole che delineano la relazione Elfo – bambino, esattamente come se fosse un gioco di Natale.
Ed è questo il momento evolutivo del bambino in cui, insieme ad una emersione del sé. incomincia a riconosce e rispettare il concetto di mio e tuo, determinante per stabilire gli spazi concessi all’Elfo sulla mensola.
Inoltre questa età il pensiero del bambino è prevalentemente animistico, questo gli consente di dare un senso magico ai racconti degli adulti e di rimanere conquistato dalla storia del suo piccolo Elfo.
Ad un’età inferiore ai 3 anni, quando il distacco dai genitori è ancora sofferto e il bambino vive con particolare intensità la paura dell’estraneo, la comparsa di un Elfo sulla mensola di casa può essere spaventosa, ovvero il bimbo si può sentire violato nel suo spazio di sicurezza.
In conclusione, prima dei 36 mesi non è funzionalmente pronto a un gioco di fantasia così articolato e pervasivo nella sua vita.