Stili di vita

Co-sleeping, tutto quello che una mamma deve sapere

Co sleeping, sonno condiviso o dormire tutti insieme nel lettone: accortezze, rischio SIDS e strategie alternative per ottenere gli stessi benefici garantendo al neonato un buon sonno e una ninna sicura.

Pubblicato il 08.11.2021 e aggiornato il 08.11.2021 Scrivi alla redazione

Con il termine cosleeping si indica la scelta dei genitori di dormire insieme ai figli sin dai primi giorni e dalle prime settimane di vita. C’è chi preferisce parlare di condivisione del sonno, sonno condiviso o condivisione del letto, tuttavia nella sostanza nulla cambia: mamma e papà decidono di accogliere il bebè nel lettone e dormire tutti insieme, ciò senza tenere conto delle raccomandazioni di sicurezza riguardo al sonno del neonato

L’immagine che il co sleeping evoca, ovvero quella dei genitori e del piccolo che dormono insieme nel nido del lettone, può essere suggestiva. Per le madri risulta persino confortante, le donne, infatti, sin dalla gravidanza, si interrogano su come gestire stanchezza, allattamento, poppate notturne e risvegli. Parlando di co sleeping il nostro intento è, però, quello di sgomberare il campo da suggestioni romantiche e informazioni parziali, vogliamo discutere di questa abitudine nell’ottica della sicurezza del neonato e del bambino piccolo.

Co sleeping, SIDS e direttive della Croce Rossa Italiana (CRI)

Qual è la giusta educazione al sonno che la famiglia dovrebbe assumere e impartire sin dai primi giorni di vita? Prima di rispondere a questa domanda è necessario fare alcune considerazioni sulle morti bianche, anche valutandone l’incidenza in relazione col cosleeping.

  • La SIDS, acronimo di Sudden Infant Death Syndrome, è tristemente nota ai più come la morte in culla
  • colpisce i bambini improvvisamente e nel sonno; 
  • rappresenta la prima causa di decesso tra l’età di 1 mese e l’anno di vita, ma se ne registra la massima incidenza tra i 2 e i 4 mesi; 
  • non ne sono note le cause e non esistono esami clinici o strumentali atti a prevenirla. La sola arma di cui disponiamo contro questa tragedia è la nanna sicura, ovvero quella messa in atto di una serie di “regole di comportamento” volte alla riduzione del rischio e ispirate alla massima sicurezza del bambino.

Quando una madre decide di formarsi in CRI viene istruita anche alla nanna sicura, dormire nel lettone col neonato o condividere il sonno sul divano rappresentano fattori di rischio: molti studi hanno dimostrato che qualunque beneficio venga attribuito al cosleeping non vale il rischio dell’aumentata esposizione al pericolo di SIDS. Il rischio di morte in culla aumenta con la condivisione multipla del letto matrimoniale: 

  • mamma e papà insieme a uno o più neonati; 
  • genitori insieme al nuovo nato e ai fratelli maggiori. I fratellini, per esempio, potrebbero arrivare nel letto nel cuore della notte ignari della delicatezza del sonno del più piccolino.

Regole di comportamento per la riduzione dei rischi

  • I bambini devono dormire nella culla;
  • la culla non deve contenere alcun pupazzetto, stoffe sparse (come potrebbe essere il telino di lino con l’odore della mamma su cui il bebè è stato adagiato per l’allattamento), nastri, eccetera;
  • le copertine devono essere saldamente agganciate sotto il materasso e sistemate in modo tale che il bimbo non possa scivolare sotto di esse;
  • i paracolpi non sono necessari e non lo è neanche il cuscino, almeno fino ai 6 mesi e salvo diversa indicazione medica;
  • il bambino non deve essere eccessivamente coperto, in modo particolare la sua testolina deve essere scoperta, ovvero non coperta col lenzuolo o con la copertina;
  • il bebè deve essere disteso a pancia in su (poi, se è in grado di girarsi durante il sonno e lo fa, perché altra è la sua posizione preferita, non fa nulla: adagiarlo disteso a pancia in su non significa che i genitori debbano vegliare tutta la notte perché mantenga quella posizione);
  • anche se usa il ciuccio quest’ultimo non deve essere legato a cordicelle, nastrini o catenine.

Caratteristiche del sonno del neonato

Il sonno del bebè è un momento delicato non solo emotivamente e non solo perché il bebè ha bisogno di dormire bene per affrontare serenamente la sua crescita, dormire a questa età “mette a dura prova” il controllo del respiro! Vi invitiamo a considerare con attenzione quello che accade al corpo del neonato mentre dorme: i muscoli respiratori sono ipotonici (il che significa che presentano una diminuzione del tono muscolare) e il tono delle alte vie respiratorie e, anch’esso, ridotto. È in ragione di queste condizioni fisiologiche che alcune posizioni (come la posizione prona, ovvero a pancia in giù) diventano pericolose esponendo il neonato al rischio di soffocamento. Questo rischio è più importante dei benefici attribuiti al dormire insieme, peraltro tutte le indicazioni di benessere che i sostenitori del co sleeping attribuiscono a questa pratica hanno valide alternative rintracciabili in comportamenti più sicuri.

Benefici del cosleeping e comportamenti alternativi 

I sostenitori del dormire insieme ritengono che la consuetudine di dividere il riposo col proprio piccolo sia naturale, sottolineano che essa appartiene ai primati dell’uomo, ovvero alle scimmie, e a tutto il mondo animale. Nell’alveo del mondo animale però, non è mai stata compiuta una indagine sull’incidenza delle morti infantili e questo non possiamo esimerci dal dirlo. I primati non umani dovrebbero rappresentare il nostro punto di riferimento?! Probabilmente no, così come non dovrebbero esserlo quelle popolazioni, soprattutto orientali (come quelle che usano vivere la notte su materassi enormi che occupano l’intera stanza, vd. il Kang Bed in Cina).

I sostenitori del dormire nel lettone tutti insieme ritengono che questa pratica sia benefica ai fini della buona riuscita dell’allattamento. Avere il piccolo a portata di seno e allattarlo nel momento preciso in cui avanza la prima richiesta di fame, senza nemmeno svegliarsi completamente, aiuterebbe l’attaccamento naturale, la buona crescita e consentirebbe al bambino di riposare meglio e più profondamente in una fase (quella neonatale) in cui il sonno è vulnerabile. Di fatto, però, allattare nel letto per favorire un buon attaccamento al seno e poppate rilassate è possibile anche senza dormire insieme, la già citata formazione in CRI chiarisce alle mamme che accogliere il bambino nel letto per poterlo allattare facilmente non è sbagliato, beneficiare della posizione distesa è possibile, purché dopo la poppata e prima che la mamma si riaddormenti il bimbo ritorni nel suo lettino.

I sostenitori del cosleeping lo promuovono per garantire il buon riposo del bambino e della mamma ritenendo che il lettone condiviso permetta la sincronizzazione del sonno madre figlio. Le mamme si sveglierebbero meno frequentemente e, interrompendo più di rado il sonno profondo, dormirebbero meglio. Nel sonno profondo, tuttavia, la reattività fisico-emotiva è ridotta e la sussistenza del pericolo di schiacciamento del neonato è un fatto, senza contare che le lenzuola e le coperte del lettone di mamma e papà possono già  rappresentare un pericolo

È vero che il buon riposo favorisce la produzione materna di prolattina, quindi favorisce l’allattamento; è vero che una mamma riposata è una mamma serena; è vero che le poppate notturne sono faticose soprattutto nella fase iniziale, quando la maggior parte delle donne è già provata dalla gravidanza e dal parto ed il riposo è essenziale; è vero che la relazione mamma bebè merita coccole, contatto fisico e intimità, ma è altrettanto vero che la sicurezza ha un’importanza prevalente e tutti questi benefici non dipendono direttamente dal dormire nello stesso letto esistendo alternative sicure per ottenere, di volta in volta, i medesimi vantaggi senza mettere i bimbi a rischio.

Il “sidecar” per permettere al piccolo di dormire accanto ai genitori mantenendo l’autonomia di uno spazio sicuro

Nei primissimi mesi dopo la nascita, il neonato vive un’intima continuità con la mamma, non riesce, cioè, a rendersi conto dell’avvenuta separazione dal corpo materno; tra gli 8 e 12 mesi, dopo aver preso coscienza di essere un corpo e una mente autonomi, il bimbo entra in quella fase della sua esistenza in cui l’allontanamento e la separazione dalla madre scatenano ansia (cosiddetta ansia da separazione). In queste diverse fasi, svegliarsi accanto alla madre aiuta il pacifico riaddormentamento, che dal punto di vista del bambino può avvenire anche se mamma e bebè non sono vicini vicini nello stesso letto.

La strategia del “sidecar” altro non è che l’accostamento della culla al letto materno, infatti in inglese si parla anche di “beside sleeper” (ossia chi dorme accanto). La prossimità e il contatto vengono massimizzati o dalla spondina  abbassata o anche smontata. Per ragioni di sicurezza, nell’avvicinare la culla al letto matrimoniale abbiate cura di uniformare l’altezza dei materassi; fissate la culletta al letto in modo che non si distanzi accidentalmente, ciò sarà di massima importanza se deciderete di smontare la spondina. Il “sidecar”, anche con la sola spondina abbassata, crea continuità tra due ambienti del riposo, il lettone e il lettino o la culletta, pur mantenendoli autonomi, li rende finitimi ma sempre sicuri. I benefici della vicinanza materna saranno così tutti assicurati in armonia con uno sviluppo naturale, sereno e autonomo dei bambini.

Autonomia graduale e letto estensibile per i più grandicelli

Alcuni genitori consentono anche ai bambini più grandicelli, tra i 2 e i 3 anni, di passare la notte in un letto estensibile o di averne uno dove trovare conforto dai brutti sogni, in caso di necessità. Di fatto la soluzione del “sidecar” nella primissima infanzia, come quella del letto estensibile per i bambini più maturi, offrono gli stessi benefici (non diversi dai vantaggi di cui gode il bambino che dorme con mamma e papà nel letto matrimoniale), il piccolo:

  • sente il profumo materno e il suo respiro;
  • è a portata di tocco;
  • può ricevere velocemente il seno;
  • svegliandosi intravede i volti familiari e, di pari passo al suo sviluppo, rassicurandosi da solo impara gradatamente e riaddormentarsi senza piangere. 

Nella disposizione di un ambiente autonomo il bambino che dorme vicino ai genitori, ma non con loro, resta comunque al sicuro e in una condizione in cui il suo armonioso sviluppo ha luogo senza traumi.  

Addormentare i bambini in  braccio non è un vizio 

Sono moltissimi gli esperti schierati dalla parte dell’alto contatto, il cosliping non  ne è la sola espressione ovvero non è l’unica risposta al bisogno di vicinanza del bimbo alla madre nel momento specifico dell’addormentamento. Un bambino coccolato è anche il bambino che viene addormentato in  braccio per essere posto nel suo lettino appena prima che il torpore lo catturi completamente.

L’addormentamento nel passeggino, che pure tante famiglie praticano ritenendo che il dondolio sia un sistema efficace per calmare il piccolino, ha un limite importante, ovvero quello di dover spostare il bambino nel lettino. Spesso il piccolo si sveglia urlante proprio in questo delicato passaggio ed è qui che il genitore assonnato, stanco e affaticato cede al lettone.

La migliore abitudine, amorevole, confortante e ad alto contatto è l’addormentamento in braccio. Qualcuno eccepirà che il problema dello “spostamento” nel lettino sussiste anche qui. Ebbene il segreto sta nel punto focale del cambio dalle braccia della madre o del padre al lettino: il bambino va adagiato nel luogo della sua ninna appena prima che il torpore lo coinvolga completamente, le mani del genitore devono restare su di lui, come contatto di transizione, per qualche minuto e staccarsi lentamente dal bimbo. Ci accorgiamo che il bambino si è completamente addormentato quando il suo corpo è rilassato. Se il bambino viene poggiato nel lettino appena prima che cada nel riposo profondo, molto probabilmente riconoscerà il lettino stesso come il suo posto della nanna;  lo accetterà tanto più quanto maggiormente verrà  rassicurato dal contatto prolungato col genitore e pian piano costruirà una sana abitudine del sonno.

L’importanza del rituale della ninna

I bambini sono abitudinari, la maggior parte delle volte che stabiliamo con loro un rito questo si trasforma in rassicurazione. Se il rito è sbagliato o se con l’andare del tempo diventa problematico qualcosa può andare storto; l’allattamento nel lettone o l’addormentamento in braccio, per esempio, potrebbero trasformarsi da rituale (benefico) in vizio o dipendenza se il bambino non viene spostato nel momento giusto. Diversi metodi di preparazione alla ninna portano con sé i medesimi  vantaggi del coosleeping: un massaggio e un bagno caldo ,se messi in pratica con calma e concentrati sul benessere del piccolino, sono esempi di azioni capaci di realizzare un rapporto ad alto contatto tra genitori e bambini. 

In conclusione, il sonno non è uno stato che può essere comandato al bambino, è una condizione che pretende accortezze e un ambiente favorevole, vuole calma e spazio, ma soprattutto va rispettata sempre la sicurezza dei bambini. 

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