Diventare mamma: cosa aspettarsi e come affrontare le difficoltà
Come diventare mamma cambia la vita della donna e cosa fare per gestire l'ansia materna, le paure e l'ansia da iper-controllo.
Una madre è quella donna nuova che (ri)nasce con suo figlio. La mamma viene al mondo separando se stessa da un altro corpo, il ventre è il suo, suo è il dolore, sua la responsabilità, mentre la creatura che ha cullato, cresciuto e impastato dentro sé è quel figlio che deve donare al mondo perché ne faccia parte.
Non si può descrivere la maternità nella sintesi di poche parole, ciascuna esperienza è unica a partire dalle persone che la vivono. A seconda dell’ambiente, del modo e della prospettiva in cui si consuma, ogni maternità assume una forma propria. Quel che si può dire sulla metamorfosi da donna a mamma è che si tratta di un cambiamento profondo non privo di difficoltà, problemi e paure.
Diventare mamma cambia la vita della donna e della coppia e modifica tutti gli equilibri familiari.
- Diventare mamma è una scelta coraggiosa
- Ansia materna, come affrontarla
- Paure delle mamme, come affrontarle
- Preservare uno spazio personale per affrontare le difficoltà della maternità
- Imparare a delegare è un fattore di protezione della famiglia
- Cosa fare per vivere la maternità con serenità – Conclusioni:
Diventare mamma è una scelta coraggiosa
– Avrai un figlio, che bello!!!
– I figli sono benedizioni!
– Niente di più bello della famiglia e dei figli!
La narrazione della maternità non ammette ostacoli, ovvero la nostra cultura ci ha abituati a parlare di famiglia e figli in termini assoluti e a misurare la nostra riuscita sociale e personale con quella del nucleo familiare. Soprattutto si presume che i figli siano sempre una scelta ragionata e consapevole e nemmeno questo è assolutamente vero, le donne, infatti, vengono cresciute nell’attesa che un giorno divengano madri, viene assegnato loro un “compito destinato” che sin dalla formazione della personalità le condiziona fortemente.
Da un lato, nessuno ci insegna come essere genitori e la genitorialità resta la più privata delle sfere umane, dall’altro l’intera cultura in cui siamo calati porta vanti una narrazione delle mamme ideale e imprigionata in un perfezionismo che alimenta solo false aspettative.
Il bambino che cresce nel corpo della donna o nel suo cuore, a seconda che la madre sia biologica o meno, è da subito capace di rimettere in discussione ogni priorità, emozione e intenzione di vita futura. La mamma, dal suo canto, avverte con forza questa ridefinizione dell’esistenza che spesso innesca meccanismi di ansia e apprensione.

Ansia materna, come affrontarla
Nella connessione istintuale tra mamma e bambino, già durante la gravidanza, la madre avverte il bisogno di suo figlio di essere accudito e protetto, ciò, in primis, a garanzia della sopravvivenza del feto e del bambino, nonché della sua sana, buona e felice venuta al mondo.
Del resto il neonato nulla può senza la sua mamma, senza il suo corpo non sarebbe stato un feto protetto nel pancione e nemmeno sarebbe stato mai concepito. Non c’è responsabilità più grande di quella di un figlio perché nessun’altra relazione innesca la suddetta connessione mente-corpo. E dentro questa relazione tutto è comandato da amore ed emozioni.
Sin dalla gestazione la mamma si connette ai bisogni del bimbo e prepara per lui un ambiente protettivo e stabile, questo lavoro di accudimento e protezione prosegue dopo il parto e diventa lo strumento con cui il genitore garantisce al figlio un sano contesto di sviluppo emotivo e cognitivo.
La teoria della preoccupazione materna primaria di Donald Winnicott
Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico, che ha firmato le sue opere e teorie nella seconda età del ‘900, ha ricondotto l’ansia della mamma alla cosiddetta “preoccupazione materna primaria“, definita come quello stato emotivo della madre caratterizzato da una spiccata sensibilità e attenzione ai bisogni del bambino e il cui sviluppo va dalla gravidanza al post parto.
La capacità della mamma di sentire i bisogni del figlio e di interpretarli è vitale, si pensi al fatto che il bambino è tra i cuccioli di mammifero quello che, rispetto agli altri, richiede più bisogno di tempo per acquisire autonomia, in primis autonomia motoria, alimentare e relazionale, ovvero le autonomie primarie e indispensabili per sopravvivere.
Inoltre, l’attenzione che la mamma presta al bambino e la responsività ai suoi bisogni fondano il cosiddetto attaccamento sicuro che permette al piccolo di esplorare il mondo con fiducia, mettersi alla prova e crescere in modo sano ed equilibrato, sia dal punto di vista emotivo che da quello relazionale.
La preoccupazione materna primaria, tuttavia, non dovrebbe conoscere eccessi e dovrebbe articolarsi per intensità ed elicitazione su una linea del tempo evolutiva, adattandosi alle esigenze del bambino in crescita e consentendo alla mamma di rispondervi con appropriatezza.
Insomma nessuno dovrebbe etichettare la donna come ansiosa perché: fuori da eccessi, una certa quota d’ansia è fisiologica, la mamma non va giudicata per l’attenzione che presta al figlio. Di contro l’ansia comune non va alimentata oltremisura.

Paure delle mamme, come affrontarle
Complice l’accesso facile a una moltitudine di informazioni su pre-gravidanza, gravidanza, parto, neonato, bambino, educazione, eccetera, ogni neo mamma corre il rischio di ultra-informarsi, di accumulare troppe notizie, anche non univoche o non vere, su temi ai quali è sensibile (per esempio il rischio di toxsoplasmosi in gravidanza o la diastasi addominale nel post parto) e, quindi, di essere vittima di disinformazione e/o spaventarsi.
Così facendo, la neo-mamma o l’aspirante mamma ultra-informata anticipa le paure sulla gravidanza, sul parto e sui figli sviluppando timori ipotetici, fondati su qualcosa che ha letto in questo o quel blog o che è stato scritto in questo o in quel forum.
Il fenomeno dello tsunami di informazioni con le quali si può entrare in contatto con un click è definito infodemia: l’epidemia di informazioni all’interno del cui alveo è difficile orientarsi e distinguere il vero dal falso, l’attendibile dal mendace.
È necessario che le donne vengano più efficacemente accompagnate a considerare la gravidanza come un evento naturale non corruttibile da un eccesso di controllo e, di conseguenza, da un eccesso di medicalizzazione. Il miglior consiglio è quello di affidarsi ai professionisti, selezionare in rete le fonti accreditate e leggere solo pareri medico-scientifici diffidando dalle facili generalizzazioni di esperienze personali.
Eccessiva medicalizzazione della gravidanza
L’eccessiva medicalizzazione della gravidanza espone la donna ad un aumento delle paure e dello stato di ansietà, infatti, più aumenta lo screening neonatale più è statisticamente probabile che si rintraccino delle piccole alterazioni che, in un circolo vizioso pericoloso, diventano ragione di altri ed altri accertamenti a cascata.
Affidatevi a medici competenti e fidatevi dei limiti che gli specialisti impongono anche alle indagini necessarie.
L‘iperconnessione e l’infodemia rischiano di spingere le neo mamme ad approfondire aspetti della gravidanza o della salute del bambino che di per sé stanno evolvendo fisiologicamente e senza campanelli di allarme. C’è bisogno di una maggiore fiducia nel proprio corpo e nella natura.
Preservare uno spazio personale per affrontare le difficoltà della maternità
Soprattutto dopo il parto, quando il bambino è molto piccolo e particolarmente dipendente dalle cure della mamma, la donna fatica a ritagliarsi uno spazio personale, fosse anche minimo (come una passeggiata, andare dal parrucchiere o prendere un caffè con le amiche).
In realtà delegare ad altri un po’ del carico organizzativo e gestionale, non solo del bambino ma anche della casa, e ritagliarsi uno spazio personale è particolarmente importante.
L’accudimento del neonato, insieme ai cambiamenti del corpo e agli squilibri ormonali del post-parto e dell’allattamento possono essere un peso difficile da sostenere. Chiaramente non per demerito della mamma ma perché la fatica fisica ed emotiva che ne conseguono sono oggettivamente e realmente gravose. Tuttavia la narrativa della mamma perfetta e accudente che condiziona la nostra cultura insinua nella donna crescenti dubbi sulla sua efficacia come madre.
La nuova identità di mamma non cancella quella di donna e preservare degli spazi personali è una cautela contro la depressione, l’ansia, la paura, sostiene la persona e ne aumenta la positività, nonché predispone alla gioia.
Cara mamma, ricorda che ritagliarti uno spazio tutto tuo non è un atto di egoismo e nemmeno facendolo togli qualcosa al tuo bambino, al contrario è una opportunità che concedi a te stessa per ricaricarti. In questo senso, i momenti che ti dedichi aumentano complessivamente la tua qualità di vita a beneficio della serenità familiare e delle energie di cui potrai disporre per la cura dei tuoi cari.
Preservare lo spazio di coppia
Discorso analogo vale per la relazione di coppia che merita spazi dedicati perché diventare mamma e papà non può e non deve togliere valore alla complicità tra partner.
Imparare a delegare è un fattore di protezione della famiglia
Diventare mamma non fa di noi delle super eroine, l’educazione e la crescita di un bambino rappresentano un viaggio complesso che non possiamo condurre da sole. Ogni madre ha bisogno del suo partner e delle famiglie, come, in futuro e con la crescita del bimbo, necessiterà di molte altre figure di supporto, dalle maestre agli allenatori sportivi.
Tra le emozioni materne una delle più forti è la possessività che induce la donna a gestire da sola ogni cosa del bambino, spesso a danno della relazione del partner col figli. Non solo ogni genitore ha un ruolo importantissimo nella vita del bimbo, ma resta fondamentale anche imparare a delegare per abbassare le quote ansiogene, le aspettative che la mamma auto-carica su sé stessa e per ottenere uno spazio personale e di coppia, esattamente come poc’anzi sottolineato.
Cosa fare per vivere la maternità con serenità – Conclusioni:
- Fidati del tuo corpo e del tuo istinto;
- non pretendere di controllare tutto;
- ricordati che tuo figlio è solo “una freccia al tuo arco” e il tuo compito è preparalo ad andare nel mondo da solo. Con questa consapevolezza allenati da subito al “distacco” e preserva degli spazi per te e per la coppia senza rinunciare ad essere donna prima che mamma.