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Alimentazione corretta

Quando i bambini possono mangiare tutto come i grandi

Quando i bambini possono mangiare: evoluzione dell'alimentazione 6 - 36 mesi. Abitudini alimentari che favoriscono salute e autonomie a tavola.

Pubblicato il 13.09.2023 e aggiornato il 03.10.2023 Scrivi alla redazione

A che età l’alimentazione del bambino può essere considerata sovrapponibile a quella dell’adulto? Questa domanda accompagna i genitori nell’avanzare dello svezzamento dei loro bimbi. Chiariamo, dunque, quando i bambini possono mangiare tutto e in che modo arrivano a consumare gli stessi pasti di mamma e papà.

Fino a qualche tempo fa l’introduzione dei vari alimenti nel periodo dell’alimentazione complementare tendeva a seguire delle tempistiche abbastanza rigide, ma oggi tale approccio è stato ampiamente superato. Quindi, sebbene sia auspicabile inserire i vari alimenti (a parte alcune eccezioni) a partire dai 6 mesi di vita compiuti, in maniera graduale ma senza un ordine specifico, è assolutamente vero che la consistenza del pasto deve, almeno all’inizio, essere necessariamente diversa, a causa dei tempi richiesti dalla dentizione, nonché dal progresso delle competenze masticatorie e deglutitorie.

Alimentazione dei bambini nei primi anni di vita

Si è soliti affermare che “a partire dal compimento dei 12 mesi di vita (cioè dal 1° compleanno) l’alimentazione del bambino è del tutto sovrapponibile a quella dell’adulto, eccezion fatta per il sale e lo zucchero aggiunti, che dovrebbero essere del tutto evitati (fino almeno al compimento del 3° anno di vita)”.

Ovviamente però ogni bambino è un individuo a sé stante con proprie caratteristiche. Alcuni bambini ad esempio a 12 mesi non hanno ancora visto spuntare la prima coppia di molari per cui necessitano di una alimentazione ancora “sminuzzata” per una capacità masticatoria non ancora del tutto adeguata, soprattutto per quel che riguarda gli alimenti carnei. Altri bambini invece pur avendo tutti i 20 dentini da latte sono un po’ pigri nella masticazione preferendo cibi omogeneizzati; il fatto però che riescano a masticare tranquillamente i cibi che a loro sono particolarmente graditi come pane, pizza, biscotti, ecc. fa capire che si tratta semplicemente di pigrizia. In questo caso generalmente è consigliabile non assecondare questo loro atteggiamento, dal momento che problemi masticatori reali, evidentemente, non ce ne sono.

È chiaro che questo ragionamento è del tutto generico, ed è importante perciò sottolineare che esistono casi particolari, caratterizzati o da veri disturbi della masticazione/deglutizione oppure con intolleranze/allergie ad alcuni alimenti Questi sono i casi che devono essere particolarmente posti sotto attenzione dal Pediatra.

Alimentazione dal 6° mese ai 36 mesi -- alimentazionebambini. It by coop
Alimentazione dal 6° mese ai 36 mesi – alimentazionebambini.it by COOP

Che cosa il bambino può mangiare in base alla sua età

A grandi linee l’alimentazione del bambino si può dividere in quattro periodi:

  • alimentazione fino al sesto mese di vita;
  • alimentazione fino all’anno di vita;
  • alimentazione fino ai 2 anni di vita;
  • alimentazione fino ai 3 anni di vita.

Alimentazione fino ai sei mesi di vita compiuti

Fino a questa età l’alimentazione deve essere esclusivamente lattea nella grandissima maggioranza dei bambini, con una netta preferenza per il latte materno (sostituibile con una formula solo nei casi di indisponibilità del latte materno). Dai 6 mesi si può dare inizio allo svezzamento o divezzamento o, più correttamente, alimentazione complementare.

Alimentazione dai 6 mesi compiuti fino al 1° compleanno circa

A partire dai 6 mesi si inizierà con l’introduzione dei vari cibi nell’ambito dell’alimentazione complementare; come detto, non è più considerato necessario seguire un ordine preciso di introduzione dei cibi, né di introdurre un alimento per volta (cosa che veniva consigliata al fine di evidenziare eventuali reazioni all’alimento). Al contrario, oggi si ritiene che sia più corretta l’offerta sin dal principio di tanti alimenti diversi, inclusi quelli – per lo più della famiglia delle verdure.

Sapori forti: sin da subito nell’alimentazione dei bambini

I cibi con sapori forti possono essere proposti ai bambini, purché adatti alla dieta a scenda dell’età, della consistenza e delle abitudini alimentari della famiglia. Ciò perché la proposta precoce e la riproposizione nel tempo di tutti gli alimenti, anche quello dai sapori decisi, può essere utile a prevenire e proteggere il bambino dal successivo sviluppo di neofobia (ovvero sulla paura di provare alimenti nuovi. Restando sempre su Alimentazione Bambini, trovate altre informazioni utili sulla neofobia qui).

Consistenza dei cibi

La consistenza iniziale, come raccomandato da una gran parte dei Pediatri (non tutti, è bene precisarlo!) sarà in generale quella di un pappa piuttosto “setosa” e tendente più al liquido che al solido, aumentando gradualmente la consistenza e la granulometria dai 6 ai 12 mesi seguendo la dentizione del bambino. Proprio per questo principio, del seguire la dentizione del bambino, l’indicazione dei 12 mesi dev’essere considerata molto fluida, da personalizzare da bambino a bambino; confrontarsi col proprio Pediatra, su questo come sugli altri punti e passaggi qui descritti sarà senz’altro particolarmente utile.

Questa progressione consentirà di passare senza particolari traumi da una dieta semiliquida ad una morbida ma più consistente, passando dunque dal semolino alla pastina, dal pesce omogeneizzato o schiacciato molto bene a quello sminuzzato; discorso a parte, come accennato, potrebbe essere fatto per la carne che, data la consistenza, per una adeguata masticazione necessiterà dell’eruzione di almeno una coppia di molari.

Quali sono gli alimenti non indicati nella dieta nel primo anno di vita

Nell’alimentazione dei bambini fino a 12 mesi, poche sono le componenti del pasto che sono davvero da evitare; per altre però ci possono essere indicazioni su comportamenti più adeguati:

  • una delle cose da evitare senz’altro, e non solo fino ai 12 mesi ma possibilmente ben oltre, è il sale aggiunto; il consiglio delle società che si occupano di ipertensione è di evitarlo, se possibile, fino ai 36 mesi;
  • sempre ad evitare l’apporto di quantità di sodio eccessive, alimenti che ne contengano molto (prosciutto crudo e cotto e altri salumi, parmigiano e grana, pecorino, ecc.) andrebbero usati solo sporadicamente, iniziando più tardi possibile;
  • anche lo zucchero aggiunto è da evitare, anche qui – possibilmente – sino ai 36 mesi, non solo per ridurre l’apporto di zuccheri semplici, ma anche perché “dolce chiama dolce”, ovvero si rischia di far propendere il bambino verso la ricerca di alimenti dolci nelle età successive (oltre ad aumentare il rischio di carie dentali);
  • sono da preferire i pesci di piccole dimensioni (dunque da evitare i grandi pesci – o loro derivati – come tonno, spada, cernia, filetti o cuori di merluzzo, ecc.), per una minore tendenza all’accumulo di sostanze tossiche (ad esempio il metilmercurio, ma in generale tutti i metalli pesanti);
  • anche gli alimenti crudi (carne, pesce, uova, formaggi da latte non pastorizzato) andrebbero evitati, per il rischio di contaminazioni batteriche o da parassiti;
  • su funghi e crostacei le opinioni non sono concordi, ma l’invito alla cautela è comunque d’obbligo;
  • infine, il miele va evitato fino ai 12 mesi per il rischio di botulismo

Alimentazione dai 12 ai 24 mesi

In questa fascia di età si lavorerà sulla maggiore consistenza del pasto, sulla divisione di primo – secondo – contorno, e sulla masticazione, arrivando ad una alimentazione quasi completamente sovrapponibile a quella degli adulti.

Alimenti da evitare fino ai 2 anni

  • come detto, il sale aggiunto andrebbe evitato fino ai 36 mesi
  • lo stesso vale per lo zucchero aggiunto e gli alimenti che ne contengono (ad esempio, le tisane e i tè in polvere, i preparati con cacao per la colazione, alcune tipologie di succhi di frutta, le bevande dolcificate come cola, aranciate, ecc.);
  • sono ancora da preferire i pesci di piccole dimensioni, sempre per quanto detto sopra;
  • e, ancora, è preferibile continuare ad evitare anche in questa fascia di età gli alimenti crudi (carne, pesce, uova, formaggi da latte non pastorizzato);
  • anche per funghi e crostacei vale quanto abbiamo già detto.
Quando i bambini possono mangiare tutto come i grandi - alimentazionebambini. It by coop
Dal latte materno alla tavola, quando si mangia tutto – alimentazionebambini.it by COOP

Alimentazione dai 24 ai 36 mesi

La consistenza del pasto dovrebbe ormai essere quella tipica dell’adulto. Si lavorerà invece soprattutto su:

  • autoregolazione: il bambino fino ai 3-4-5 anni è in grado di gestirsi autonomamente sulle quantità (è indispensabile quindi che i genitori non lo forzino, se sembra mangiare poco, mentre sarà opportuno mettere limiti agli eventuali eccessi);
  • autonomia: il bambino è in grado di alimentarsi da solo e deve essere spronato a farlo. Lo aiuterà toccare il cibo e portarlo alla bocca, continuerà la familiarizzazione con il pasto, nella cui preparazione potrà anche essere coinvolto.

È bene comunque ricordare che, seppure nel tempo le consistenze andranno aumentate, andrà sempre posta particolare attenzione agli alimenti a rischio di soffocamento, attuando il taglio dell’alimento in maniera corretta e monitorando il bambino durante il pasto.

Ricordiamo inoltre che tra i 2 e 3 anni di può manifestare quel periodo di rifiuto fisiologico di alcuni tipi di alimenti (perlopiù le verdure) chiamato neofobia, come accennato più sopra; tale periodo è comunque in genere passeggero, con l’indicazione importante a riproporre comunque gli alimenti rifiutati, così da ri-stimolarne l’assaggio, per una nuova successiva accettazione.

Quando i bambini iniziano a mangiare a pezzetti

A partire dai 6 mesi, la consistenza delle pappe va gradatamente aumentata anche basandosi sulla dentizione del bambino. Tendenzialmente si arriva ad una vera e propria capacità di masticazione, soprattutto per gli alimenti carnei, all’eruzione di almeno una coppia di molari (uno sopra e uno sotto).

Quando si tolgono gli omogeneizzati

Gli omogeneizzati non andrebbero eliminati tout court poiché il bambino non abituato a consistenze maggiori tenderà a rifiutare il cibo. Nelle prime fasi quindi è bene variare la consistenza in maniera graduale aiutandosi con le diverse pastine in commercio, ma anche tramite alcuni alimenti. Facciamo alcuni esempi:

  • La frutta e le verdure. Per la verdura, alcuni tipi possono essere facilmente frantumabili in micropezzi una volta cotti (ad esempio zucchina, zucca, carota), per altre verdure invece si avrà la necessità di frullarle o omogeneizzarle per più tempo poiché più filamentose (ad esempio bieta, spinaci, …). La frutta può essere facilmente grattugiata e somministrata al bambino avendo sempre l’accortezza di visionare bene la purea eliminando eventuali pezzetti di dimensioni troppo grandi.
  • Il pesce è un altro alimento che può essere facilmente schiacciato o sminuzzato facendo attenzione di eliminare possibili spine.
  • Per i legumi, invece, nelle prime fasi si consiglia di passarli in modo da eliminare le cuticole che potrebbe risultare difficilmente digeribili, nel tempo invece alcuni tipi di legumi come le lenticchie possono essere consumati tal quali, diverso è il discorso ad esempio dei ceci, che si consiglia di continuare a passare per più tempo.
  • L’uovo può essere somministrato da subito schiacciato nella pappa.
  • La carne è in genere l’ultimo alimento ad essere introdotto in pezzi (come si diceva, all’eruzione dei molari), si consiglia di utilizzare inizialmente carne macinata (bianca o rossa).

Quando i bambini possono mangiare tutto come i grandi

Se dal punto di vista della consistenza abbiamo già parlato, un altro aspetto importante da analizzare è la struttura del pasto. Un pasto corretto, a tutte le età, ma soprattutto in età pediatrica, deve prevedere:

  • una fonte di carboidrati,
  • una fonte di proteine,
  • olio,
  • frutta e verdura.

Nelle prime fasi quindi si tende a strutturare una pappa completa (pasta, proteine, verdura, olio) con la sola frutta a parte. L’abitudine italiana però non prevede sempre il consumo di un piatto unico, ma talvolta di pietanze separate; quando il bambino è pronto per questo tipo di alimentazione?

Ovviamente dipende dal bambino e dalle abitudini alimentari della famiglia; il momento del pasto e dello stare insieme a tavola è infatti fondamentale nella struttura familiare anche come momento di convivialità e condivisione e il bambino sin da subito (e inconsciamente) sente tale significato del pasto.

Sarebbe quindi ideale che il bambino già a partire dall’anno riuscisse ad alimentarsi come il resto della famiglia (sebbene a consistenza modificata), questo però implica che:

  • il bambino sia alimentato con adeguate quantità che gli consentano di non saziarsi con un’unica pietanza ma che riesca a consumare tutte le portate del pasto (dal primo alla frutta);
  • la famiglia segua un’alimentazione sana sia in termini di qualità del pasto che di varietà dei pasti nell’arco della giornata e della settimana.

Se ciò viene garantito è auspicabile che il bambino segua le abitudini alimentari della famiglia il prima possibile, ovvero non appena è pronto.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra