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Svezzamento

Bambini che non mangiano durante lo svezzamento

Svezzamento: tutto quello che c'è da sapere e consigli per i genitori: cosa fare quando il bambino mangia poco o rifiuta il cibo

Pubblicato il 25.03.2026 e aggiornato il 25.03.2026 Scrivi alla redazione

Lo svezzamento (o divezzamento) rappresenta quel graduale percorso di introduzione di cibi prima semi-solidi e poi solidi che porterà il bambino a una nuova relazione con l’alimentazione. Si tratta di un processo di crescita che a partire dai 6 mesi di vita avvierà il bimbo verso nuove modalità di approccio e fruizione degli alimenti nella costruzione della sua personale relazione con la dieta, da intendersi qui come stile sano di vita e fonte di piacevolezza.

Svezzamento e rapporto mamma – papà – bambino

Il tempo dello svezzamento è un periodo molto impegnativo per la famiglia. All’entusiasmo per questa nuova esperienza si affiancano spesso problemi di carattere pratico e psicologico che lo rendono, a volte, particolarmente difficile.

Questo passaggio ha insito il concetto del “cambiamento” e non riguarda soltanto le abitudini alimentari del bambino. Infatti, durante lo svezzamento si elabora una nuova relazione tra genitore e figlio, soprattutto tra madre e figlio se il bambino è stato allattato al seno sino a questo momento, e si tratta, comunque, di un processo di separazione-allontanamento, che può risultare difficile sia al piccolo che alla sua mamma.

La coppia mamma-bambino, a dispetto delle intenzioni della prima e dell’età del secondo (6 mesi), non sempre è pronta e propensa al cambiamento.

Intanto il bambino perde progressivamente il riflesso di protrusione della lingua, che era quello che gli permetteva un allattamento facilitato, per passare alla retroversione della lingua per favorire la deglutizione dei cibi solidi.

Le difficoltà possono manifestarsi attraverso un rifiuto dei cibi solidi a cui, inevitabilmente, segue la malcelata frustrazione della madre che non comprende questo comportamento. Non si tratta quindi sempre di un periodo facile, ma se lo spogliamo della solennità e rigidità che lo hanno caratterizzato per anni, diventerà un periodo di crescita e conoscenza per il piccolo e la sua famiglia.

Cosa devono fare i genitori se il bambino rifiuta il cibo?

“Se il bambino rifiuta il cibo, non bisogna scoraggiarsi, ma anzi è importante chiedersi il perché. Da sempre abituato a mangiare a contatto con il corpo materno, è normale che si opponga a uno stacco repentino: è bene dunque guidare il cambiamento con dolcezza, magari collocando il momento della pappa in un orario in cui sono presenti entrambi i genitori”

Dott.ssa Margherita Caroli – Medico Pediatra

Lo svezzamento visto dal punto di vista della pedagogia

Attraverso il cibo passano molti sentimenti, cibarsi significa attingere dal mondo, relazionarsi con chi ci offre il nutrimento e con chi lo consuma insieme a noi. Il cibo è un canale di comunicazione e uno strumento di cura, di fatto lo è sin dal nutrimento in utero e sin dall’allattamento.

Allattando il bebè, la neo-mamma dà continuità alla relazione di inter-dipendenza tra sè e il neonato; in questo senso allattare non vuol dire solo nutrire ma anche confortare, accompagnare, essere ponte tra la vita intra-uterina e quella extra-uterina.

Dinnanzi allo svezzamento, però, noi adulti spesso dimentichiamo tutto ciò che il cibo rappresenta e, suggestionati dal binomio salute-appetito, così come ossessionati dalla paura che il bambino mangi troppo poco o che non sia abbastanza autonomo per mangiare da solo, incominciamo ad oggettivare i cibi traducendoli in peso, quantità, apporto nutritivo e persino tempo speso a far mangiare nostro figlio. Ed ecco che subito al bimbo vengono attribuite le prime etichette: è un bambino mangione, è troppo vorace, è lentissimo nel mangiare, è inappetente, eccetera.

Lo svezzamento è una fase di passaggio e non è una gara a chi mangia di più, né più velocemente, men che meno rappresenta la definizione del carattere alimentare di una persona. Il divezzo non ha ancora un suo carattere alimentare, anzi è responsabilità dell’adulto metterlo in condizione di sviluppare un sano rapporto col cibo, di assaggiare cibi nuovi, di sviluppare gusti e preferenze senza condizionamenti.

Durante lo svezzamento il bambino apprende nuove consistenze e nuovi sapori e scopre un modo di alimentarsi che è prima ulteriore poi completamente autonomo rispetto all’allattamento, ovvero al succhiare il latte dal seno materno o dalla tettarella. Questo significa che il bambino svezzato fa esperienza di un nuovo ambiente in cui alimentarsi, incontrerà elementi a lui sconosciuti come il seggiolone, il vassoio, il piatto, la pappa che da semi-liquida diventa sempre più solida implicando la masticazione competente, gusti nuovi, la manipolazione e l’uso degli utensili. Visto così, lo svezzamento è un percorso alla scoperta di alimenti, gusti, emozioni in cui l’adulto deve accompagnare il bambino senza forzature, rispettandone, piuttosto, i tempi e i bisogni.

Svezzamento: tutto quello che c’è da sapere - alimentazionebambini. It by coop
Svezzamento: tutto quello che c’è da sapere – alimentazionebambini.it by Coop

Il bambino possiede capacità di autoregolarsi

In un mondo iper-informato e in cui l’informazione è fin troppo standardizzata, i neo-genitori maturano spesso ansia prestazionale rispetto a quelle che dovrebbero essere tappe fisiologiche dello sviluppo del figlio: svezzamento, autonomia motoria, spannolinamento, eccetera.

I bambini mangiano perché rispondono a un bisogno vitale, e ogni bambino viene al mondo con una naturale competenza a riconoscere e gestire la sua stessa fame e sazietà. È per questo che, non ha caso, si dice che i bambini si auto-regolano.

Ogni volta che un adulto costringe un bambino a mangiare tutto o un po’ di più rispetto al suo limite naturale, i segnali interni del piccolo vengono smentiti e confusi da una richiesta esterna intromissiva e innaturale. Pertanto sul bisogno manifesto del bambino non deve prevalere lo schema mentale del genitore e quest’ultimo non deve mai interpretare come capriccio, vizio o dispetto il rifiuto del cibo.

Cosa fare se il bambino non vuole mangiare

Il lattante si è nutrito dal corpo della mamma o comunque è stato allattato tra le braccia del genitore in uno stretto contatto pelle a pelle; davanti al piattino con la crema di riso o dinnanzi ai primi cucchiaini di frutta il bimbo vive un nuovo inizio fatto di autonomie fisiche ed esperienziali.

Per affrontare lo svezzamento con positivo entusiasmo contano:

  1. il raggiungimento della giusta età anagrafica e qui il consiglio è quello di seguire i dettami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: mai svezzare prima dei 6 mes;
  2. le acquisite competenze fisiche, ovvero il bebè sta seduto da solo e ha perduto il riflesso di estrusione (in breve quel meccanismo involontario e fisiologico che induce il neonato e il lattante a spingere fuori la lingua per prevenire l’ingresso nel cavo orale di sostanze solide o semi-solide che sarebbe incapace di gestire mancando delle sufficienti competenze masticatorie e deglutitorie).

In questa fase è compito dell’adulto stimolare l’interesse del bambino verso il cibo e più in generale verso il momento del pasto. È consigliabile creare un’atmosfera serena, ove necessario, abbassando anche le aspettative. In particolare, ricordate che i bambini tenderanno ad esplorare il cibo non solo con le papille gustative, ma anche con la bocca, masticandolo e deglutendolo, pertanto permette al bambino di toccare il cibo anche con le mani tastandolo, sporcandosi e provando da solo a portarlo alla bocca. La manipolazione del cibo fa parte del processo, il bambino che lo affronta non è un bambino che si sta sporcando, che sporca l’ambiente o che spreca cibo, è, all’opposto, un bambino che sta crescendo.

L’obiettivo dello svezzamento è creare una relazione sana tra bambino e cibo, ovviamente considerati il cambiamento e la diversa natura e il diverso modo di fruire del pasto rispetto al latte e al latte materno. È naturale che il piccolo non apprezzi subito tutti i cibi, come è normale che nella loro scoperta non riesca sin da subito ad aderire a uno schema rigido e precostituito, qualche pasto potrà persino essere appena assaggiato, non a caso all’inizio del percorso di svezzamento c’è il latte a fare da supporto alla crescita del bambino.

La pazienza deve essere il binario e il modus agendi dell’adulto. Restando nell’alveo delle indicazioni del Pediatra, il genitore non deve mai sovrastare o perdere di vista le necessità e i bisogni soggettivi per come espressi dal bambino.

Lo svezzamento, in conclusione, non è una dieta o un regime alimentare a cui il bambino è pronto ad aderire dall’oggi al domani, esso è un percorso di crescita in cui si fa conoscenza e amicizia col cibo e per costruire una relazione sana con l’alimentazione e persino col proprio corpo va lasciata al bimbo l’opportunità di ascoltare se stesso.

Svezzamento: aspettative vs realtà - alimentazionebambini. It by coop
Svezzamento: aspettative VS realtà – alimentazionebambini.it by Coop

Perché a volte il bambino rifiuta lo svezzamento?

Posto il rispetto dei requisiti minimi, ovvero età e competenze motorie, un bambino può opporre resistenza allo svezzamento per una pluralità di fattori. Sebbene li abbiamo più estensamente argomentati nel testo, qui di seguito ne riportiamo una sintesi conclusiva come guida ai genitori:

Forse non è ancora neurologicamente pronto

Il famoso movimento della lingua che nei primi mesi si porta fuori potrebbe dare l’impressione che il piccolo rifiuti il cibo. Infatti, è tipico dei primi tempi il movimento ripetuto di raccogliere la pappa che fuoriesce dalla bocca per offrirla nuovamente. Poco male se il bambino non è infastidito dalla ripetizione e se la mamma pazienta senza considerarlo un rifiuto volontario del cibo, è per lui il momento di prendere confidenza con il cucchiaino e imparare a gestirlo, magari sbagliando.

Forse ha scarso appetito, è sazio

Si pensa allo svezzamento come a un momento in cui quantità precise di alimenti devono essere assunte dal piccolo. Ma non è mai così. Durante questo periodo, che è molto diverso da bambino a bambino, le quantità sono molto variabili perché il piccolo continua ad assumere latte, che è un alimento a tutti gli effetti. Quindi, soprattutto quando prende il latte materno, non insistiamo perché finisca tutta la pappa. Non perdiamo di vista il fatto che questo periodo corrisponde a un passaggio graduale dal solo latte a quello con latte più alimenti solidi per cui il bambino deve essere libero, e sappiamo che è in grado di farlo, di gestire il suo appetito. Il rispetto per il bambino e i suoi tempi sono la base di un divezzamento sereno. Quindi no forzature perché il piccolo potrebbe essere sazio.

Un buon consiglio è quello di non eseguire la poppata almeno 3 ore prima la somministrazione del pasto solido

Forse non gradisce sapori nuovi

Potrebbe essere che il bambino non apprezzi il gusto salato o il dolce diverso dal latte. È questa una situazione frequente che richiede solo perseveranza. Non bisogna arrendersi, una sospensione di alcuni giorni, lontano da pappe e cucchiaini, potrebbe essere utile. Naturalmente anche il gusto del piccolo si deve gradualmente formare attraverso ripetuti assaggi. Questo vuol dire che, senza insistenze, dobbiamo riproporgli quegli alimenti che riteniamo utili alla sua salute e che pian piano gli diverranno graditi.

Forse non vuole staccarsi dalla mamma

Il passaggio da un contatto strettissimo con il corpo della mamma a una visione frontale nella somministrazione della pappa potrebbe essere un trauma per il piccolo che da sempre ha associato il cibo alla mamma. È buona norma rassicurare il bambino con sorrisi e ancora sorrisi e poi carezze e sguardi che gli facciano sentire che la mamma è lì e che non è cambiato nulla nella loro relazione. La seduta di fronte inaugura un nuovo periodo nella vita del bambino, quello della convivialità, della condivisione. Per questo è importante che impari fin da subito, cioè non appena è in grado di mantenere la schiena diritta, a stare alla tavola dei grandi, all’inizio come spettatore e dopo qualche mese come attore protagonista. Cinque passi inevitabili: osservare, assaggiare, sorridere, imparare, condividere!

Forse gli alimenti solidi gli sono estranei

Il bambino fino ad ora non ha riconosciuto altro se non la tetta e/o il biberon. Per facilitare l’incontro con i nuovi alimenti e favorirne l’autonomia è fondamentale fargli toccare il cibo, farlo sporcare, giocare, farlo diventare parte attiva di questa nuova esperienza. Familiarizzare con consistenze, colori e odori è il primo passo che trasporterà il bambino verso quello che sarà l’impegno e il piacere di tutta la vita: mangiare. Per insegnare la buona educazione a tavola c’è sempre tempo.

Forse all’inizio non riconosce la madre come dispensatrice di alimenti diversi dal latte

Durante il divezzamento non sono solo due i personaggi della rappresentazione, il papà ha un ruolo essenziale di sostituzione della mamma, soprattutto nel caso in cui la relazione mamma-bambino è troppo intima. Con la sua presenza il papà mostra che ci si può alimentare in modo diverso, rassicura la mamma sul suo operato, rafforza la sua relazione con il bambino ristabilendo il giusto equilibrio tra le parti all’interno della famiglia. Tutta la famiglia partecipa con gioia a questo cambiamento ed il bambino deve sentire la vicinanza di tutti.

Forse siete stati troppo insistenti nel proporgli i nuovi alimenti

Purtroppo lo svezzamento spesso coincide con l’ingresso del piccolo al nido e l’allontanamento della mamma per il rientro al lavoro. Così scatta il pensiero più frequente: “se mi rifiuta la pappa come si alimenterà?” e “non mangia, si indebolirà”. Questo porta a insistere con le pappe, a forzare con il cucchiaino e a manifestare disappunto e preoccupazione. Invece, l’insistenza, e questo si può dire ad ogni età, genera maggiore resistenza. Il cibo non è visto dal piccolo come qualcosa di buono ma come ciò che fa arrabbiare la mamma e lo infastidisce. Il pasto viene assimilato a un momento negativo che non porta con sé gioia e che quindi è meglio rifiutare.

Forse il cibo è stato usato in modo improprio

Quante volte con i bambini più grandicelli usiamo le espressioni: “se mangi ti faccio vedere il cartone”, “se fai il bravo ti dò una cosa buona”. Il cibo è usato con carattere intimidatorio e ricattatorio e questo spesso si fa anche durante lo svezzamento. “Purché mangi” è il pensiero di molti genitori che durante lo svezzamento distraggono il bambino dal cibo. Invece, il pranzo, a cominciare dal divezzamento, dovrebbe avere un momento tutto suo di serenità, condivisione e scoperta. Il bambino deve capire che “quando si mangia, si mangia e basta”. Ogni attività deve avere il suo spazio, a maggior ragione quando è così importante per la salute psicologica e fisica di un individuo.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra