Pedagogia

Educare i bambini all’Autonomia: dai 6 mesi ai 6 anni

Autonomia dei bambini dai 6 mesi ai 6 anni dall'autonomia motoria a quella relazionale, tutte le tappe dello sviluppo delle autonomie nel bambino.

Pubblicato il 15.02.2022 e aggiornato il 12.04.2022 Scrivi alla redazione

Ci rendiamo conto dell’enorme responsabilità che essere genitori implica nel momento esatto in cui ci viene messo tra le braccia il cucciolo d’uomo che abbiamo atteso, immaginato e cresciuto nel ventre per nove mesi.  L’assoluta mancanza di autonomia del neonato, che deve la sua sopravvivenza alle cure genitoriali, può indurre mamme e papà nell’errore di credere che dovranno lungamente “sostituirsi al bambino“. In realtà, sin dai primi minuti di vita, il piccolo incomincia un percorso di autonomia già proiettato verso lo sviluppo di competenze sempre più mature. 

Tutta l’educazione che impartiamo ai figli andrebbe orientata verso la loro autonomia, ovvero dovrebbe essere completamente supportiva delle loro capacità e competenze. L’intera educazione, nella prima infanzia e nell’adolescenza, dovrebbe essere orientata alla costruzione di un mondo a misura di bambino-ragazzo in cui il giovane possa sperimentare, metabolizzare e progredire mettendo a punto il suo personale percorso di sviluppo

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.

Gibran Khalil Gibran

Educare all’autonomia è il compito principale e più difficile dei genitori

Ogni mamma e papà deve accettare che il piccolo è una persona a sé, persino diversa dall’immagine del figlio che l’adulto istintivamente costruisce nella propria mente: il bambino immaginato sin dalla gravidanza non potrà mai corrispondere al bimbo reale e quest’ultimo non dovrà mai essere costretto a uniformarsi all’immagine mentale del figlio che i genitori hanno strutturato.

Maria Montessori ispira i genitori col mantra “Aiutami a fare da solo“, svelando come l’aspettativa più alta del bambino sia quella di assumere competenze pratiche, competenze manuali e competenze sociali autonome. A seconda dell’età del bambino l’adulto può mettere in campo diverse piccole strategie per supportare l’autonomia del figlio.

Come educare i bambini all’autonomia a seconda dell’età

L’autonomia si articola in una serie di conquiste, possiamo immaginarla come un albero ramificato e vario, ricco di foglie, frutti e fiori. Il bambino affronta ogni esperienza autonoma con tutto se stesso impegnando corpo e mente. È per questo che la spinta che il genitore imprime deve tenere conto del livello psico-fisico acquisito dal bambino.

Autonomia bambini tra i 6 e i 18 mesi

Tra i 6 e i 10 mesi i bambini imparano a gattonare, tra i 12 e i 18 a camminare, in questa importante fase dello sviluppo motorio va assecondata la capacità naturale del bambino a muoversi nello spazio e ad esplorarlo. I genitori si chiedono come creare un ambiente a misura di bambino dal gattonamento ai primi passi:

  • Abbiate cura che gli arredi della casa garantiscano la piena sicurezza del bambino: coprite gli spigoli vivi con paracolpi morbidi; eliminate dai mobili bassi le suppellettili fragili che il bambino potrebbe prendere tra le mani e rompere, col pericolo di ferirsi; coprite le prese della luce.
  • Se vi è possibile stendete dei tappeti morbidi e caldi sul pavimento.
  • Fornite al bambino delle basi di appoggio, può esserlo un mobile basso senza spigoli vivi o il divano di casa.

Provare e riprovare, cadere e rialzarsi è ciò che il bambino deve fare per sperimentare la sua autonomia. Pertanto se il bimbo cade mentre prova a mettersi in piedi o a muovere i primi passi, e avviene spesso di vederlo cadere sul culletto adagiandosi in terra, non intervenite subito, lasciategli, invece, uno spazio di autonomia pratica per misurarsi col suo corpo e con gli ostacoli delle prime esperienze motorie.

A 1 anno di vita il bambino è pronto alla sperimentazione del cibo attraverso le mani: prima toccherà il cibo per portarlo alla bocca e assaporandone anche la consistenza tattile, poi apprenderà, con l’esperienza, l’uso delle posate. Pian piano imparerà a gestire il cucchiaino, il piattino e a portare il bicchiere alla bocca. Mangiare da soli è, tra le tante forme di autonomia, una autonomia significativa:

  • il bambino gestisce il boccone in relazione ai suoi bisogni,
  • sa da solo quanto e come sta mangiando,
  • si concentra e si coordina col lavoro di masticazione e deglutizione,
  • fa più esperienze sensoriali insieme (esperienze manipolative, quindi tattili, esperienze olfattive e di gusto).

I processi di apprendimento attraverso cui passano i bambini partono sempre da un bisogno: il mondo esterno stimola l’attenzione del bambino, lo attrae e lo induce alla scoperta, ma, a monte, c’è un’esigenza che va dal muoversi, al mangiare, al seguire il rumore o l’impressione visiva. In base ai suo livelli di sviluppo, il bambino affronterà sempre le nuove scoperte come un gioco, il genitore dev’essere “osservatore“, come voleva Maria Montessori, e deve lasciare al bambino il tempo per sperimentare, imparare a regolare le proprie abilità.  

Autonomia bambini tra i 2 e i 3 anni

Tra i 2 e i 3 anni il bambino è pronto all’uso del vasino che pretende una serie di competenze:

  • abilità funzionali (controllo degli sfinteri),
  • abilità manuali (capacità di svestirsi da solo, pulirsi, sedersi e rialzarsi dal vasino),
  • tal volta, capacità linguistiche relative alla verbalizzazione dei bisogni.

Prima di fare un uso funzionale del vasino, i bambini devono imparare a riconoscere gli stimoli che derivano dal proprio corpo, ad esprimerli e a comportarsi di conseguenza.  

A 3 anni il bambino è in grado di gestire i suoi spazi, a patto che l’ambiente in cui è calato sia funzionale ai suoi bisogni. In un ambiente a misura di bambino i giochi non devono essere molti e vanno sistemati ordinatamente, posti laddove il piccolo può raggiungerli e gestirli. L’ordine dello spazio corrisponde, non solo per i bambini piccoli, a un ordine mentale.

Soprattutto se i bimbi dividono la stanza con i fratelli, è importante che abbiano un loro spazio di gioco, una loro area dedicata, una mensola o una piccola libreria dove riordinare i materiali. È così che imparano a mettere a posto, ovvero apprendono che c’è uno spazio per ciascun fratello (o per ogni bimbo della scuola), nonché uno spazio per ogni cosa.

L’esperienza con l’ordine aiuta i bambini a progredire anche verso l’autonoma gestione di vestiti, quaderni e compiti scolastici. Ovvero quella che è una autonomia domestica e individuale finisce coll’incidere anche con le autonomie sociali con l’autonomia scolastica.

Autonomia bambini a 4 anni

A 4 anni il bambino è in grado anche di vestirsi da solo. È il gioco più divertente del mondo imparare a infilarsi calzini e magliette. I piccoli ci provano senza pretesa di eleganza e bellezza, ma i grandi non devono chiedere loro che non si sporchino o che stiano attenti agli abbinamenti, né dovrebbero muovere critiche aperte con frasi tipo:”Ma come ti sei vestito? Sembri un pagliaccio!

Per l'acquisizione dei canoni del gusto c'è tempo, l'unico stile che conta nei bambini è quello funzionale, ovvero conta che siano capaci di indossare bene e funzionalmente tutti gli elementi di vestiario.

Tra i 3 e i 4 anni i bambini dovrebbero lavarsi da soli denti e mani, avendo accesso autonomo al lavandino; dovrebbero aiutare ad apparecchiare e sparecchiare la tavola e per questo lo spazio della cucina dovrebbe essere loro accessibile, organizzato secondo i loro piccoli bisogni di scoperta e gestione dei materiali.

Un esercizio montessoriano adatto al bambino è il travaso dell’acqua: uno dei piccoli compiti che può essere affidato ai bambini di 3-4 anni è quello di travasare l’acqua contenuta nella bottiglia di plastica in una brocca oppure di versarla nei bicchieri dei commensali. I bambini dai 36-48 mesi in poi hanno affinato le loro abilità motorie abbastanza da compiere questa attività in autonomia. Anche le mense scolastiche dovrebbero organizzare il momento del pasto col massimo coinvolgimento dei bambini.

Autonomia dei bambini a 6 anni

A 6 anni il bambino è consapevole del concetto di autonomia e, a suo modo, la ricerca. Il livello di autonomia raggiunto è sufficiente per garantire al piccolo una certa sicurezza sociale e nel mondo esterno. Tenete presente che i bambini, a questa età, identificano i pericoli più evidenti e prevedono le conseguenze delle più macroscopiche situazioni a rischio. In questo senso, se stanno giocando a pallone nel parco non lasceranno l’area gioco da soli e senza un motivo, sapranno valutare che la strada costituisce un pericolo, eccetera.

I piccoli di 5 o 6 anni possono svolgere più compiti domestici:

  • spazzare a terra,
  • rifare il letto,
  • mettere la tavola e sparecchiare;
  • questi stessi bambini sono pronti a giocare da soli al parco, sotto l’occhio vigile dei grandi, ma senza il loro diretto controllo.

A questa età alle capacità motorie e logiche si associano capacità relazionali e il loro sviluppo cognitivo è una fitta rete in cui si intrecciano e trovano spazio tutti i fattori sino ad ora citati e considerati.

Sia chiaro che quelli citati sono solo alcuni esempi di possibile autonomia dei bambini, infatti ognuno può sperimentare tantissime altre situazioni non menzionate. Ciò che conta è lo scopo ultimo: stimolare il senso di responsabilità del bambino e dimostrargli che è grande attraverso l’esecuzione di un determinato compito. Come genitori, dobbiamo fare sì che il piccolo assapori il senso di gratificazione nel riuscire a portare a termine la sua attività autonoma. 

Effetti positivi dell’educazione all’autonomia

Più i piccoli, poi i ragazzi e infine gli adolescenti saranno educati alla loro autonomia nelle cose di tutti i giorni meglio saranno pronti a spiccare il volo verso la loro indipendenza. L’autonomia passa attraverso lo sviluppo di competenze fondamentali  delle quali si avvale: perchè il bambino arrivi a giocare al parco da solo, per esempio, deve avere appreso competenze motorie e linguistiche basilari e deve averle sperimentate fino a una loro corretta evoluzione. Ciò suggerisce quanto sia importante che il genitore dia fiducia al bambino sin dalle prime sperimentazioni che il piccolo fa sulle sue competenze fondamentali. Per esempio è giusto che il bambino maneggi i primi piccoli pezzi di cibo da solo senza venire sopraffatto dall’istinto di protezione del genitore. Un bambino che gioca da solo, per fare un altro esempio, è un bambino che affina la sua autonomia logica e l’autonomia pratica, lo fa risolvendo da solo i problemi che discendono dalle attività pratiche di gioco. 

A fronte di quanto detto, nessun genitore dovrebbe mai sostituirsi al bambino, attività patiche e importanti come l’attività quotidiana di mangiare da solo o quella di lavarsi da solo corrispondono a autonomie fondamentali (autonomia a tavola o autonomia nella gestione della propria igiene) che il genitore deve favorire e potenziare. Pertanto il consiglio più utile da dare ai genitori è il seguente: “Aiutate vostro figlio a diventare autonomo lasciando che se la cavi da solo dinnanzi alle attività pratiche della vita quotidiana“. L’autonomia dei bambini si costruisce sporcandosi le mani, i genitori devono lasciare ai figli la possibilità di farlo senza interferire.