Vasino, come iniziare lo spannolinamento
A che età e come introdurre il vasino in vista dello spannolinamento: strategie e consigli pratici per favorire la familiarizzazione bammbino - vasino.
Quando si affronta lo spannolinamento, la prima domanda che i genitori dovrebbero porsi riguarda il protagonista di questo delicato passaggio di crescita: “Chi deve togliere il pannolino? Ovvero, chi è chiamato a imparare a fare la pipì e la popò come fanno i grandi?” La risposta sembra scontata perché è il bambino a portare il pannolino, è suo il corpo, pipì e pupù sono fisiologicamente i suoi, è a lui che sono destinati il vasino o il riduttore, è lui che sporca le mutandine, le fa per terra o nel letto, eccetera. Tuttavia, rispetto allo spannolinamento, i genitori rischiano di assumere un approccio culturalmente viziato nel momento in cui tendono a concentrare il percorso – e la fatica correlata – su loro stessi: “Sto spannolinando mio figlio!“, si sente dire così.
- Prima di tutto c’è il vasino
- Familiarizzare col vasino e con i nuovi strumenti igienici, consigli pratici
- Spannolinamento e autoascolto
- Consentite ai bambini di associare il vasino ai bisogni fisiologici
- I benefici della familiarizzazione precoce col vasino
- Come comportarsi quando il bambino riesce a fare la cacca o la pipì nel vaso
- Conclusioni
Lasciarsi alle spalle il pannolino è un affare tutto del bambino; in questo percorso il genitore ha un ruolo solo osservazionale e di accompagnamento: l’adulto non è il soggetto che spannolina il bambino, cioè colui che letteralmente agisce sul corpo del piccolo per togliergli il pannolino, bensì è il bambino stesso il protagonista dello spannolinamento, l’attore principale che lavora sul suo corpo per cambiare abitudini igieniche.
Condizioni come la paura di sedersi sul vasino, l'ostinazione a farla nel pannolino, il rifiuto del vasino o del riduttore possono discendere direttamente da un approccio non concentrato sul bimbo e perciò, in primis, non graduale e partecipativo.
Prima di tutto c’è il vasino
Siete genitori di un bambino nella fascia di età compresa tra i 24 e i 36 mesi e state pianificando di togliere il pannolino? Sappiate che la fase di preparazione è essenziale ed è parte integrante del processo di acquisizione delle abitudini igieniche adulte. Togliere il pannolino non può essere un evento drastico, non si può agire lo spannolinamento in modo radicale senza tenere conto dei tempi del bambino e della sua sensibilità singolare.
Stabilire che il pannolino, presente fino al giorno precedente, d’improvviso non c’è più e avanzare la pretesa di adattare il bambino al vasino o al wc senza un’adeguata preparazione può essere infruttuoso, se non traumatico. Sono molti i bambini che rifiutano il vasino o il riduttore perché è mancato loro un percorso graduale di abituazione.
Il processo di familiarizzazione attraverso cui i nuovi strumenti (vasino, copri wc, scaletta, mutandina, ecc.) entrano a far parte della vita e delle abitudini quotidiane del bimbo è il solo segreto per uno spannolinamento sereno ed efficace. È per questo che una corretta introduzione del vasino, prima del momento effettivo dell’addio al pannolino, può fare la differenza.

Familiarizzare col vasino e con i nuovi strumenti igienici, consigli pratici
Per i bambini piccoli il pannolino non è un abito, non è equiparabile al concetto di mutandina e non è nemmeno uno strumento di igiene, come, invece, lo considerano comunemente gli adulti. Siccome lo indossano sin dalla nascita, per i bimbi il pannolino è parte di un processo naturale, ovvero è quell’appendice che rende “sicuro” l’espletamento delle funzioni fisiologiche.
Il bimbo ha assunto come agito il sistema di liberazione dell’urina ed evacuazione delle feci nel pannolino, avverte lo stimolo e fa la cacca e la pipì ovunque si trovi con la sicurezza calda e avvolgente del pannetto. Per lui non esiste altro modo per espletare i bisogni fisiologici, almeno fino al momento in cui non percepisce che i grandi agiscono in modo diverso, ovvero sino a quando non si incuriosisce rispetto all’idea del bagno e non la indaga.
Inoltre, la tappa dello spannolinamento pretende anche la rinuncia a un momento della relazione di cura, quello del cambio. Agli occhi dei bambini, il cambio pannolino assume la connotazione di un momento di cura capace di confortare e sanare sensazioni sgradevoli e negative come sentirsi bagnato, appiccicoso o sporco. Visto così, il pannolino è un connettore di bisogni: pipì e cacca, come necessità fisiologiche, ma anche il cambio come necessità emotiva.
Il bimbo ha, quindi, bisogno di scegliere il bagno, il vasino, il wc, la carta igienica, la posizione da seduto; necessita di sentirsi padrone di sé stesso e del proprio corpo, altresì, ha bisogno di un tempo di adeguamento che varia da soggetto a soggetto e deve essere accompagnato dal genitore.
Spannolinamento e autoascolto
Quando i bambini sono chiamati a gestire gli stimoli urinari e sfinterici, il primo sforzo che devono praticare riguarda il modo in cui avvertono gli stimoli corporali. Con il pannolino fare la cacca e la pipì è un’azione fluida; per raggiungere il vasino prima che la vescica o l’ano cedano il loro contegno, invece, è necessario ascoltare le prime avvisaglie di pienezza e di necessità di liberarsi, per cui l’azione si frammenta in molti step. Ecco a cosa deve pensare il bambino: mi sento pieno, avverto che la pipì preme sulla vescica, capisco che devo andare verso il bagno, lo raggiungo, mi spoglio, mi siedo e solo alla fine urino.
Tra i segnali di prontezza ci sono, in genere:
- la capacità di gestire con sufficiente autonomia il proprio corpo che equivale anche a rialzarsi facilmente dal vasino, abbassare il pantalone e le mutandine, nonché incomincire pian piano a pulirsi da solo;
- la capacità di comunicare quando ha bisogno di fare cacca o pipì oppure quando le ha appena fatte;
- la capacità di salire le scale alternando i piedini sui gradini;
- mantenere il pannolino asciutto per almeno 3h.
Con lo spannolinamento, diventa indispensabile misurare i tempi del contenimento. I primi incidenti di percorso dipendono esattamente dalla scarsa pratica di questa misurazione e dalla necessità dei bambini di affinare l’ascolto del corpo: il bimbo deve imparare quando la sua vescica e la sua pancia chiedono di andare in bagno e per quanto tempo può trattenere pipì e pupù. Per questo è bene non reagire in modo negativo agli incidenti, perché si rischia di generare risentimento e frustrazione a discapito della voglia di riprovare.

Consentite ai bambini di associare il vasino ai bisogni fisiologici
Da pedagogista, mi sento di consigliare alle famiglie di introdurre il vasino qualche settimana prima dell’effettivo spannolinamento. Già intorno ai 18-24 mesi i bambini possono appassionarsi a un ambiente da bagno ben costruito e praticarvi l’imitazione degli adulti. A seconda dello sviluppo del bambino e della curiosità che dimostra verso il bagno e verso il modo in cui mamma e papà espletano le loro funzioni fisiologiche, è bene introdurre lo strumento del vasino nel panorama domestico e quotidiano del bambino.
Via libera, quindi, all’angolo vasino organizzato nel bagno proprio in prossimità del water, dove mamma e papà fanno i loro bisogni. In questo modo i bambini saranno portati ad imitare i genitori mentre il vasino diventa un oggetto familiare. Alle mamme e ai papà va raccomandato di non escludere il bambino dalla toilette per motivi di imbarazzo: portate i bimbi con voi quando andate in bagno e verbalizzate loro cosa state facendo. Nella psicologia evolutiva del bambino, imitare è fondamentale e perciò usare il vasino mentre i grandi fanno la cacca equivale a imparare come si fa a vivere senza pannolino!
I benefici della familiarizzazione precoce col vasino
Se il vasino viene introdotto senza il coinvolgimento del bambino e senza un periodo di familiarizzazione col nuovo strumento, c’è il rischio che il bimbo sviluppi paure come: “Dove finisce la mia cacca?” o “Paura dello scarico” o “Paura di sedersi“. Tutte queste titubanze, che possono diventare ritrosie e anche fobie, nascono comunemente dalla paura dell’ignoto che si scatena nel bimbo quando non conosce lo strumento che gli chiediamo di usare.
Nel caso specifico dello spannolinamento, la difficoltà di misurarsi con l’ignoto si aggrava perché il bimbo rivendica psicologicamente l’appartenenza delle sue feci e delle sue urine e ne soffre il distacco. Questo significa che anche un bimbo competente nel controllo del suo sfintere può non riuscire a defecare nel vasino solo per paura di rilasciare/abbandonare la sua cacca.
Una esposizione precoce al vasino senza un atteggiamento richiestivo da parte dell'adulto può valere come ponte per l'accettazione serena dello strumento igienico nuovo.
Disporre del vasino nel proprio ambiente bagno consente al bambino di associare la cacca e la pipì al nuovo strumento. Questo faciliterà la costruzione di abitudini corrette, come quella di espletare i bisogni nel posto giusto, e favorirà i più maturi processi imitativi.
Praticare il vasino con gradualità, inoltre, aiuta il bambino a esercitarsi nei movimenti finalizzati al suo utilizzo funzionale. Di fatto, un bambino che non riceve una pressione sociale allo spannolinamento, ma fa amicizia col vaso pian piano, può gradatamente imparare anche ad abbassarsi le mutande, a sedersi gestendo il ritmo e i tempi di affaticamento dei suoi muscoli, ad usare tutti gli strumenti correlati, come la carta igienica, il sapone per lavarsi le mani, ecc.
Un metodo di spannolinamento graduale, infine, sposa l’approccio ludico alle competenze più strutturate: l’adulto lascia il bambino libero di “giocare col vasino” ovvero di fare finta di usarlo oppure di fingerne l’uso da parte di bambole e peluche, lasciandolo pur sempre in bagno, e, in questo modo, consente al bambino di accettare il vaso come strumento e come sua proprietà, funzionalizzandolo con gradualità. Ciò avvantaggia un imprinting emotivo positivo in cui il bambino si percepisce come protagonista e decisore.
Strategie pratiche per favorire l’uso del vasino
- Prima di acquistare il vasino introducete il tema dello spannolinamento con albi illustrati a tema; anche storie o marionette possono trasformarlo in un piccolo gioco, meno stressante e più divertente per il bambino;
- Coinvolgete il bambino nell’acquisto e scegliete un vasino semplice. Deve avere una base ampia e antiscivolo per garantire stabilità durante l’uso; inoltre, uno schienale leggermente rialzato aiuta il bambino a mantenere una posizione corretta durante l’evacuazione. Tra i piccoli trucchi pratici, evitate modelli con suoni o giochi che possano distrarre il bambino dall’uso corretto.
- Allestite l’area vasino, ovvero posizionate il vasino in bagno, spiegate al bambino come usarlo, corredate l’area con libri, pochi giochi per intrattenere il bambino e il necessario per l’igiene. Lasciate che vostro figlio entri in confidenza con questo strumento, sperimentando da solo le proprie capacità di utilizzo. Se vi spostate spesso, può essere utile anche un vasino portatile pieghevole con sacchetti igienici usa e getta;
- Date al bambino la possibilità di imitarvi, quindi portatelo in bagno con voi e invitatelo, se vuole, senza pressione né ansia, a provare a sedersi. Ove possibile, sfruttate gli eventuali momenti strategici (per esempio, la vescica può essere piena al risveglio, prima del bagnetto o dopo i pasti e ciò può avvantaggiare la minzione).

Come comportarsi quando il bambino riesce a fare la cacca o la pipì nel vaso
Le prime pipì e le prime pupù nel vasino sono sempre una festa, in realtà il bambino è dotato di un meccanismo di soddisfazione già autonomo che lo rende capace di riconoscere i propri risultati senza che l’esaltazione degli stessi da parte degli adulti sia necessaria o benefica. Anzi, quando esagerata, questa esaltazione può persino essere dannosa, può alimentare aspettative, ansie prestazionali, eccetera. Pertanto, festeggiate, ma non troppo: meglio lodare con misura sia i tentativi sia i successi, con pazienza, così da incoraggiarlo a riprovare.
Salutate sempre le feci e l’urina e, nel gettarle nel water, spiegate al bambino che percorso seguono una volta tirato lo sciacquone.
Una volta avviato lo spannolinamento non è consigliabile rimettere il pannolino all’occorrenza, per esempio fuori casa, e anche le mutandine-pannolino possono essere fuorvianti, al punto che è bene considerarne l’uso solo in casi particolari e per una necessità soggetiva valutata, ove necessario, in consulenza pedagogica e/o col supporto del pediatra. In caso di difficoltà importanti nel fare la cacca, il pediatra può anche dare indicazioni specifiche sull’alimentazione mentre il pedagogista può dare indicazioni comportamentali e ambientali.
Conclusioni
Quando il bambino si mostra curioso verso il bagno e verso il modo in cui gli adulti espletano i bisogni o manifesta altri tra i primi segni di prontezza (fa capire che sta per fare o ha fatto la cacca o la pipì, anche se ancora non verbalizza, alterna i piedini salendo le scale e riesce a salire anche senza appoggio, ha raggiunto una sufficiente consapevolezza e gestione del suo corpo che lo rende pronto ad abbassare le mutandine e il pantalone da solo e a sedersi sul vasino in autonomia, lascia il pannolino asciutto per almeno circa 3h), si può procedere all’introduzione del vasino nella quotidianità.
In genere si inizia intorno ai 2 anni – 2 anni e mezzo (24-36 mesi), ma ogni bambino ha i propri tempi e alcuni non sono pronti fino a dopo i 3 anni; questo percorso va rispettato e gestito senza forzature (anche se c’è in vista l’ingresso alla scuola dell’infanzia che spesso ingenera aspettative e ansie nei genitori).
In questo articolo, Alimentazione Bambini ha voluto significare ai genitori l’importanza di procedere allo spannolinamento con gradualità, via via che il bambino dimostra di familiarizzare con gli strumenti igienici dei grandi.
Abbiamo parlato di vasino e non di riduttore con scaletta, non perché la familiarizzazione non sia altrettanto necessaria, ma perché il vasino è uno strumento a misura di bambino che nel bagno dei grandi ci consente di costruire un’area predisposta ad avvantaggiare i processi imitativi riducendo il problema frequente della paura dei bambini, mentre il riduttore può essere introdotto dopo, nel passaggio graduale verso il water. I genitori possono accompagnare i figli con pazienza, senza pressioni legate alla routine di lavoro; se il rifiuto o l’ansia persistono, può essere utile confrontarsi con un esperto dell’età evolutiva, in primis col pedagogista che, se necessario, reinvia ad altri approfondimenti.
Il bambino va messo in grado di sentirsi decisore e padrone del suo corpo e il metodo della familiarizzazione e dello spannolinamento graduale lo rende possibile.