Adolescenza

Adolescenza: come affrontare problemi, cambiamenti e difficoltà

L'adolescenza è un percorso di transizione che incomincia intorno ai 12 anni e finisce tra i 18 e i 20, lungo questo cammino di cambiamenti il bambino diventa adulto, costruisce il proprio sistema di valori e si colloca nella società come membro proattivo di essa. Crescere è, però, un affare complesso perchè implica il confronto col gruppo, l'aderenza al mondo, la consapevolezza di sè e delle proprie emozioni. E' per questo che un adolescente ha sempre bisogno du una guida.

Pubblicato il 01.06.2021 e aggiornato il 02.09.2021 Scrivi alla redazione

“Cos’è l’adolescenza?”, se lo chiedono i genitori di figli adolescenti e preadolescenti (tra i circa 12 anni e fino ai circa 20 anni). 
Per soddisfare questa domanda sarebbe necessario tratteggiare il ritratto di un “adolescente tipico”, ma non è possibile. Pretendere una sintesi dell’adolescenza somiglia all’incerto tentativo di rispondere alla domanda: “Che forma hanno le nuvole?” 

“L’adolescenza è come un cactus.”

Anaïs Nin, scrittrice statunitense

L’adolescente non è più un bambino, ma nemmeno è già un adulto. Nel 1954 Norman Rockwell dipinse un quadro emblematico dell’età dell’adolescenza: una ragazzina seduta dinnanzi a uno specchio a mirare se stessa, accanto a lei gli oggetti dell’infanzia, come una bambola, insieme a quelli dell’età adulta, come una rivista di moda e un rossetto, nel mezzo il cambiamento espresso da quello sguardo alla ricerca del “Cosa sono ora e adesso”.

Uno dei primi problemi dell’adolescenza sta esattamente nello sguardo che scoprono di avere i preadolescenti, già tra gli 11 e i 12 anni. Esattamente dinnanzi al loro specchio si chiedono: “Cosa sono io in questo momento”.

L’ora e adesso, il momento attuale, sono elementi fondamentali del pensiero adolescenziale. Allo stesso tempo, il problema identitario è ciò che i ragazzini incominciano a sentire con un’insistenza che è figlia del bisogno di appartenere al mondo.

Adolescenza: il periodo di transizione, l’età dei cambiamenti, la fase dello sviluppo continuo e il momento dell’ora e adesso.

L’adolescenza non è solo un periodo di crescita, essa è il momento della transizione da un’età (la fanciullezza) ad un’altra (l’età adulta) e questo passaggio genera e pretende una così grande quantità di cambiamenti da travolgere e stravolgere l’individuo.

In questo percorso di crescita il tuo bambino diventerà qualcosa di diverso, ovvero una persona matura con un proprio sistema valoriale capace di caratterizzarlo e influenzare la sua vita.

Il primo punto su cui fare chiarezza, dunque, riguarda il percorso del cambiamento adolescenziale: l’adolescenza è un processo di crescita e un periodo critico di cambiamento che il giovane “percorre” perché vi partecipa attivamente con le sue gambe, con le sue azioni, con lo sviluppo dei suoi pensieri e con le sue competenze relazionali.

In questo senso l’adolescenza esprime una opportunità di crescita a cui il ragazzo partecipa vivendo cambiamenti sia estrinsechi che intrinsechi: lo sviluppo fisico si muoverà sul corpo del ragazzo restituendogli un’immagine di sè in costante transizione; il cambiamento volontario, invece, sarà sempre frutto delle scelte e delle emozioni del giovane.

Alle scelte e alle emozioni va prestata particolare attenzione, rispetto ad esse la volontà ha un ruolo centrale che, però, mai sfugge a una serie di fattori condizionanti:

  • l’influenza dell’ambiente;
  • le regole familiari e l’humus familiare;
  • i maggiori o minori problemi di comunicazione con il mondo esterno, nonchè con i genitori e i membri della famiglia;
  • il ruolo positivo o negativo della figura di riferimento, che sia il genitore o il professore, l’allenatore o il nonno;
  • la maggiore o minore attitudine alla resilienza.

Come comportarsi con un figlio adolescente?

Un adolescente è una persona che deve imparare la “defusione”, ovvero deve imparare a riconoscere i propri sentimenti e pensieri contestualizzandoli e interpretandoli per quello che sono, comprendendo che non rappresentano verità assolute.

Quante volte nostro figlio ci ha detto “Non ci riesco, non posso farlo” e nel pronunciare queste parole ci è parso disperato? Ebbene, quegli “attacchi di panico” tipici degli adolescenti bloccati nelle loro negatività non sono altro che un comune e superabile comportamento disfunzionale che li rende prigionieri dei loro sentimenti: il giovane si fonde col suo malessere, si lascia sopraffare dal sentimento negativo e si sente incapace di fare altro, di fare meglio o di essere diverso.

Questo avvilimento adolescenziale può spingere i ragazzi verso l’abuso: abuso di sostanze stupefacenti, abuso di droghe o abuso d’alcol. Allo stesso modo può ingenerare un vero e proprio disturbo d’ansia o problemi comportamentali di vario tipo. 

Il compito delle figure di riferimento deve essere quello di prospettare dinnanzi al ragazzo un percorso di cambiamento fatto di tappe possibili e piccoli obiettivi raggiungibili. Le problematiche adolescenziali si possono spesso risolvere con un approccio pratico, di problem solving e finalizzato a ridimensionare la visione del mondo.

“Non è vero che non riesci, non ce la fai ora perché sei nervoso e negativo”, scomponiamo il problema, capiamo cosa ti sembra insuperabile e procediamo per piccoli passi:

Non riesco a fare i compiti di matematica – a monte di questo problema possono esserci più cause tutte risolvibili: lacune, un cattivo rapporto con la professoressa, un trauma da mortificazione che ha ingenerato un rifiuto verso la materia o l’idea di essere incapace rispetto alla stessa;

Non riesco ad avere degli amici – anche a monte di questo problema possono esserci più causa che vanno dalla scarsa autostima (che si trasforma in un comportamento di evitamento dell’altro per aura di non essere all’altezza) sino a problemi di comunicazione e interrelazione sociale.

Durante l’adolescenza emergono i caratteri sessuali, si affinano le abilità sociali, si determinano i gusti e tutto ciò influisce fortemente sulla collocazione di un ragazzo nei diversi gruppi e contesti, quello che è determinante è l’approccio disponibile o indisponibile a mettersi in gioco. I ragazzi devono essere abbastanza sicuri di se stessi da riuscire a mettersi in gioco con disponibilità.

I ragazzi e le ragazze adolescenti dimostreranno un vero bisogno di adesione e accettazione da parte del gruppo (gruppo dei coetanei, gruppo scolastico, gruppo familiare, sportivo o parrocchiale), ma allo stesso tempo soffriranno fortemente quando la risposta del gruppo disattenda le loro aspettative.

Adolescenza: i problemi di confronto e relazione con il gruppo

  • il non riuscire ad entrare in contatto con il mondo manifestando quel se stesso che si è certi di essere;
  • il non riuscire nella “defusione” dei propri pensieri e sentimenti (quindi il sentirsi travolto dal proprio pensare continuando a considerare le idee maturate come verità assolute),
  • il non riuscire a contestualizzare le emozioni,

sono le principali cause di frustrazione adolescenziale.

Non è tautologico ripetere che gli adolescenti incompresi o comunque non debitamente accompagnati nel loro percorso di crescita possono andare incontro ad apatia, disturbi d’ansia e depressione, abusi o manifestare problemi comportamentali.

Gli adulti hanno il compito di aiutare i ragazzi a rompere il circolo vizioso della negatività: “Sono arrabbiato col mondo” vuol dire che qualcosa ha scatenato in me rabbia, ma non equivale a dire che io non sono la rabbia.

Le spine del cactus non sono il cactus che, all’opposto, dentro è tenero e irrorato d’acqua.
Cara mamma e caro papà, ricorda che non è tuo compito essere amico di tuo figlio, tu sei e devi restare il suo specchio, l’adulto di esempio, il punto di riferimento e il nido sicuro, la tua complicità non può essere quella del coetaneo.

La psicologia dell’adolescente deve maturare fino a quando il ragazzo divenga capace di osservare se stesso e i propri sentimenti superando la tempesta che lo travolge. E’ la capacità di indagare il proprio cuore come un esploratore a fare di noi degli adulti, il fanciullo, invece, si aggrappa al suo cuore e più il cuore soffre più il fanciullo stringe provocando molti più graffi e altro sangue ancora.

Faq

Domande frequenti

L’adolescenza si estende alla sua fase “pre” che corrisponde con lo sviluppo puberale. La preadolescente incomincia intorno ai 12 anni, anche 10, a seconda dello sviluppo singolare del bambino. La fine del percorso adolescenziale si assesta tra i 18 e i 20 anni. La soggettività e la personale maturità hanno, però, un forte peso.

L’adolescente è in continuo cambiamento: deve adattarsi alla crescita che gli restituisce un corpo mutato; deve imparare a contestualizzare le sue emozioni e i sentimenti comprendendo che non sono verità assolute; deve relazionare il suo sentire con quello degli altri mettendo in pratica l’dea astratta di empatia e deve scegliere il suo sistema di valori e le sue priorità.

La frustrazione adolescenziale può esporre alle dipendenze (dipendenza da alcol, sostanze stupefacenti, droga) può ingenerare disturbi ansiogeni, in certi casi depressivi e disturbi del comportamento.

Il figlio adolescente va aiutato a trovare la persona, la bella persona, che vive in lui, ne va curata l’autostima e va orientato al potenziamento dei suoi valori e della sua identità personale. E’ l’accettazione della propria unicità la chiave della felicità.

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