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Pedagogia

Gestire la rabbia, come aiutare il bambino: consigli

La rabbia è un'emozione primaria e adattativa.Il bambino è emotivamente immaturo e ha razioni dirompenti, ma osservazione, dialogo, legittimazione del sentimento e canalizzazione della forza sono strategie utili per gestire la rabbia.

Pubblicato il 19.11.2024 e aggiornato il 03.12.2024 Scrivi alla redazione

La rabbia è un’emozione primaria, reattiva e adattativa che da sempre è funzionale alla salvaguardia della vita umana e contemporaneamente aiuta il bambino a definire i suoi bisogni prioritari.

I genitori si chiedono spesso come aiutare i bambini a gestire questo sentimento dirompente e come arginare e fermare le crisi di rabbia; prima di affrontare queste domande ricorrenti è, però, essenziale comprendere da dove arriva la rabbia, ovvero cosa la sollecita e in che modo esplode nel bambino.

Che cosa scatena una crisi di rabbia

Comunemente il bambino manifesta la sua rabbia in reazione ad un accaduto per lui intollerabile. Può trattarsi di una violazione del suo spazio (fisico, emotivo o relazionale), dalla quale si sente sopraffatto fino ad andare in frustrazione, oppure di una impossibilità a soddisfare un bisogno.

Ragioniamo attraverso due esempi pratici: l’amichetto che spintona il bambino ne viola lo spazio fisico, mentre il genitore che pone un limite attraverso un “No” deciso e assertivo (“Non puoi mangiare il gelato prima di cena”, per fare solo un esempio) crea una barriera tra ciò che il bambino vorrebbe e il comportamento dovuto o richiesto.

In entrambi i casi il bimbo smarrisce il proprio confine, spesso non gli è facile ristabilirlo nell’immediato perché non ha abbastanza dimestichezza con le relazioni sociali, con le proprie emozioni e non è in grado di ridimensionare l’entità del torto o del danno subiti.

Intensità della reazione emotiva

Più il bambino è piccolo minore sarà la sua esperienza con la gestione delle emozioni e, più in generale, con le cose del mondo. Questo vuol dire che molte percezioni (fisiche ed emotive) risultano nuove al bambino e provarle per la prima volta comporta un’intensità totalizzante.

Al bimbo mancano gli strumenti per capire sé stesso, gli accaduti esterni, gli altri e le relazioni tra loro. Più farà esperienza più acquisirà nuovi e utili strumenti e funzionali strategie d'azione.
Pertanto, il bambino emotivamente immaturo non possiede schemi di comportamento affinati nella pratica e utilizzabili in differenti contesti come fonte di informazioni e matrice di comportamenti.

Per avere un’idea di come le prime volte possano essere pervasive e coinvolgenti, vi basti richiamare alla mente il ricordo del primo amore: il primo sentimento d’amore è quello della scoperta, l’innamorato segue segnali ancora mai decodificati e vive una situazione nella quale farà esperienza dell’altro, della relazione ma scoprirà anche parte di sé stesso. Il bambino dinnanzi a nuove situazioni e reazioni emotive continua ad essere un innamorato al suo primo sentimento.

Quanto detto spiega anche perché il bambino tende a esprimere le sue emozioni con grande intensità: mancando di esperienza manca anche di regolazione emotiva e vive il suo intimo sentire con grande impulsività.

Le emozioni dei bambini letteralmente li pervadono rappresentando una totalizzante esperienza fisica che coinvolge il loro corpo nella sua completezza. Infatti, il bambino arrabbiato batte i piedini, si agita, piange forte, urla, scalcia e, qualche volta, si rotola anche per terra. Agli occhi di noi adulti questa reazione può apparire come eccessiva o sovraccarica, in realtà prova soltanto che il bambino sta vivendo una profonda esperienza emotiva.

Attacchi di rabbia nei bambini, durata e gestione - alimentazionebambini. It by coop
Attacchi di rabbia nei bambini, durata e gestione – alimentazionebambini.it by COOP

Attacchi rabbia nei bambini, quanto durano

La rabbia sprigiona una vera e propria energia, in quanto tale dimostra di avere una forza intrinseca che si traduce in diversi agiti (alcuni bambini urlano, altri scalciano, altri piangono inconsolabili, eccetera). Giorgio Nardone, Psicologo e Psicoterapeuta, nel suo testo “Emozioni istruzioni per l’uso – conoscerle, gestirle, addomesticarle, cavalcarle”, definisce questa forza come un potenziale d’azione.

Tra le strategie per gestire la rabbia (e qui si parla anche di auto-gestione, oltre che di gestione della rabbia dei bambini) una delle più efficaci è la canalizzazione del potenziale di azione. Prima di dare una risposta su come affrontare le crisi di rabbia, è giusto definire l’approccio a questo sentimento:

culturalmente alla rabbia si guarda con occhi carichi di preconcetti, infatti questa emozione viene erroneamente assimilata alla follia, alla perdita di controllo, ma rabbia e ira cieca sono cose diverse che nell'età dello sviluppo non si appartengono affatto.

Funzioni della rabbia

Come emozione primaria, la rabbia del bambino aiuta il fanciullo a studiare la propria reattività, a misurare le proprie risposte emotive e persino a disegnare i propri confini definendo, altresì, una personale scala di bisogni.

Più la violazione avrà ad oggetto un bisogno essenziale per il bambino, più riguarderà uno spazio intimo, maggiore sarà l’intensità della sua reazione, nonché la durata della crisi di rabbia.

Possibile rappresentazione grafica della rabbia - alimentazionebambini. It by coop
Possibile rappresentazione grafica della rabbia – alimentazionebambini.it by COOP

Quanto dura una crisi di rabbia?

Posta la rabbia come reazione alla frapposizione di un ostacolo tra il bambino e il suo obiettivo, la durata della crisi è variabile a seconda delle situazione, dei luoghi emotivi, delle sollecitazioni ambientali e del temperamento del bimbo.

La rabbia può essere rappresentata su una curva: la crisi sale fino a toccarne il picco e poi gradualmente scende sino a ritornare nel punto di quiete. La velocità di percorrenza della curva è singolare e, anche a parità di soggetto, le crisi di rabbia possono variare in stretta dipendenza da ciò che le scatena.

Rabbia e sistema nervoso simpatico e parasimpatico

Da un punto di vista neuro-fisiologico la rabbia sollecita il sistema nervoso simpatico che presiede all’ancestrale meccanismo di attacco o fuga. L’organismo, reduce da una crisi di rabbia, ritrova la calma solo grazie al riequilibrio del sistema nervoso parasimpatico che ha una funzione conservativa volta a ripristinare la quiete dopo una situazione di emergenza.

Le sensazioni psico-fisiche che la rabbia scatena si sviluppano come conseguenza del rilascio di ormoni, tutto avviene sotto l’egida del sistema nervoso autonomo.

Quando il sistema nervoso autonomo rilascia gli ormoni dello stress, come l’adrenalina e il cortisolo, aumentano i battiti del cuore, cresce l’agitazione, è sempre più difficile controllare il corpo e anche il pianto, il bimbo diventa rosso in viso e fa fatica a trattenere la sua forza dirompente, è teso e sudato, si accalda. Va tenuto conto del fatto che il bambino non razionalizza la rabbia e si lascia trasportare dalle sensazioni fisiche di cui diviene preda.

Cosa si cela dietro la rabbia frequente del bambino?

Un bambino che si arrabbia facilmente e di frequente potrebbe avere un temperamento più intollerante e meno resiliente; più probabilmente, però, si tratta di un bimbo poco o male osservato e rispetto al quale non sono stati colti nell’ambiente i segnali scatenanti della rabbia.

Come aiutare i bambini a gestire la rabbia - alimentazionebambini. It by coop
Come aiutare i bambini a gestire la rabbia – alimentazionebambini.it by COOP

Come lavorare sulla rabbia dei bambini

Per lavorare sulla rabbia dei bambini, è indispensabile l’osservazione come mezzo di individuazione dei loro bisogni e dei motivi che scatenano la loro intolleranza. Difficilmente i bambini hanno scatti di rabbia sine causa, più probabilmente l’impeto delle loro reazioni è solo ciò che appare agli occhi di un adulto a cui sono sfuggite le violazioni, le interruzioni o le invadenze subite e mal tollerate dal bambino.

I bambini hanno reazioni che agli adulti sembrano smodate, ma di fatto dipendono dall’inesperienza dell’infanzia; allo stesso modo, quelli che per noi grandi sono semplicemente piccolissimi torti, cose tra bambini, ai loro occhi sono mali irreparabili.

La gestione dell'innesco resta il miglior modo per lavorare sulle emozioni, per prima sulla rabbia.

Come aiutare un bambino a gestire la rabbia, consigli

L’adulto supportivo declina il suo aiuto in 4 tappe o funzioni:

  1. osservazione;
  2. verbalizzazione;
  3. espressione;
  4. canalizzazione.

Innanzitutto è importante osservare il bimbo e le reazioni che vive poiché è nella pratica dei suoi atteggiamenti che manifesta bisogni, sentimenti e temperamento. Guardando tuo figlio puoi cogliere le sue priorità, le circostanze in cui si arrabbia e ciò che determina i suoi scompensi. Questo è il piano su cui l’adulto lavora in termini di prevenzione e controllo.

La rabbia del bambino è tanto più forte e dirompente quanto minore è la competenza espressiva dello stesso: meno il piccolo riesce a farsi capire e a manifestare i suo bisogni tanto più intensa e lunga sarà la crisi di rabbia. L’adulto deve fare da “cassa di risonanza dei sentimenti del bambino” traducendo il pianto in discorso, per esempio: “Capisco perché sei tanto arrabbiato, avresti voluto la tua tazza a colazione, è sempre lì che ti aspetta sul tavolo, ma ieri sera si è rotta e questo ti rende tanto tanto triste. Può accadere che qualcosa si rompa. Ti va di cercarne un’altra con me? Potremmo avere due tazze gemelle per le nostre colazioni insieme“.

In questo esempio vi mostro come il genitore riconoscendo la tristezza del figlio non nega la realtà: “La tazza si è rotta, succede“. Ma, contemporaneamente, rappresenta al bambino quello che lui non riesce a vedere, ovvero un’alternativa: per esempio, l’acquisto di due tazze gemelle. Tutto ciò senza sminuire i sentimenti del piccolo.

L'espressione del sentimento, intesa come accettazione, fa sì che la rabbia assuma significato per i nostri piccoli e ciò senza che il bimbo si senta svalutato, sbagliato o in errore.

L’ultima azione di supporto che l’adulto può mettere in essere ha a che fare con la trasformazione del potenziale d’azione scatenato dalla rabbia: i bimbi arrabbiati hanno bisogno di canalizzare la loro forza. Possiamo portarli a fare una passeggiata, una corsa in bicicletta, possiamo fare una guerra di cuscini o una “lotta” sul lettone, vanno bene tutte le attività di espressione fisica che liberino il carico energetico in modo positivo. Una positiva liberazione energetica canalizza il potenziale “negativo-aggressivo” dimostrando, di volta in volta, che la rabbia possiede una forza di cui il bambino stesso può fare buon uso.

Una buona gestione della rabbia massimizza il benessere del bambino e di tutta la sua famiglia.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra