Esogestazione: cosa vuol dire e quanto dura
Quella che chiamiamo esogestazione riguarda il periodo di sviluppo post-nascita del neonato; tale fase è considerabile quale prosieguo di ciò che si verifica durante lo stadio gestazionale. L’esogestazione abbraccia un periodo che va dalla nascita ai nove mesi, dopo il 9° mese di vita il bambino acquisisce una maggiore autonomia motoria e sensoriale.
- Dal concepimento al parto, fino all’esogestazione
- Lo sviluppo sensoriale del feto
- Relazione mamma-bambino durante la gestazione
- Esogestazione: che cos’è, quanto dura e quando finisce
- Fasi dell’esogestazione
- Il parto e la nascita del neonato
- Esogestazione e neonati prematuri
- Consigli per una corretta gestione dell’esogestazione dopo il parto, ruolo della mamma
- Conclusioni e consigli per i genitori
Dal concepimento al parto, fino all’esogestazione
L’evento che rappresenta l’inizio della vita è il concepimento, ossia il periodo in cui uno spermatozoo feconda una cellula uovo; quest’ultima, definita zigote, si segmenta in elementi sempre più piccoli, formando inizialmente un aggregato cellulare chiamato morula per poi diventare blastocisti; successivamente ai dieci giorni avviene la fase dell’evoluzione embrionale che si verifica fino alle otto settimane in cui l’embrione stesso si sviluppa formando i primi organi e le prime parti del corpo.
Dalla nona alla quarantesima settimana l’embrione diventa feto e nel corso di questo periodo, oltre allo sviluppo di organi e sistemi corporei, quest’ultimo inizia a essere più pesante e voluminoso, si muove e dà i primi calcetti, sviluppa i cinque organi di senso fino a quando nelle ultime settimane di gestazione il feto si capovolge e si prepara al parto.
Tale fase, che di solito si verifica intorno alla quarantesima settimana dall’ultimo ciclo mestruale, consente al bambino di respirare in maniera autonoma ma soprattutto di adattarsi gradualmente alla vita extrauterina. Da qui sino al 9° mese possiamo parlare di esogestazione.
Lo sviluppo sensoriale del feto
Prima di addentrarci nei meandri più profondi del periodo esagestazionale, risulta affascinante esplorare lo sviluppo embrionale del feto. In particolare, fin dalle prime settimane quest’ultimo inizia a recepire gli stimoli attraverso sensi, ossia: vista, tatto, gusto, olfatto, udito e sistema vestibolare.
Vista: lo sviluppo di questo senso si realizza alla settima settimana di gravidanza circa e, nonostante in questo periodo si formano gli occhi, il bambino inizia a percepire la luce dopo il terzo trimestre con l’apertura delle palpebre.
Tatto: dalla settima settimana di gestazione si sviluppano i primi recettori tattili fino a quando nel secondo semestre il bambino muove mani e piedi, succhia il pollice e inizia a toccare il cordone ombelicale;
Gusto: questo senso si sviluppa intorno alla nona settimana di gravidanza, in corrispondenza della formazione delle papille gustative sulla lingua;
Olfatto: dalla decima settimana le cellule olfattive all’altezza della cavità nasale consentono la percezione degli odori del liquido amniotico e dell’ambiente esterno;
Udito: a partire dalla quattordicesima settimana di gravidanza il feto riesce a percepire i suoni esterni; tale processo è propedeutico allo sviluppo linguistico, favorendo il legame con la madre;
Sistema vestibolare: questo sistema, responsabile del senso dell’equilibrio, si sviluppa dalla quinta settimana di gravidanza, periodo in cui il bambino percepisce i movimenti della madre e resta in equilibrio nella posizione fetale.
Relazione mamma-bambino durante la gestazione
Durante il periodo del concepimento si sviluppa la relazione madre/bambino, In questa fase la madre immagina il feto che cresce dentro di sé ed inizia a fantasticare sul suo futuro. Invece, all’interno del grembo materno, il bambino sente la voce materna e ne percepisce il battito cardiaco.
Inoltre in tale periodo si ravvisano cambiamenti fisici e ormonali per la madre, che influenzano la relazione col bambino, difatti l’aumento dei livelli di estrogeni e progesterone comporta l’aumento dei sentimenti di amore e accudimento nei confronti del feto.
Il legame madre/bambino durante la gravidanza è assolutamente importante per il miglioramento dello sviluppo cognitivo, comportamentale ed emotivo di quest’ultimo durante il periodo post-gestzionale.
Esogestazione: che cos’è, quanto dura e quando finisce
Come precisato all’inizio di questo nostro articolo, l’esogestazione rappresenta il periodo dello sviluppo extrauterino per i successivi nove mesi dopo il parto; durante tale fase il bambino continua a dipendere dalla madre sia per la sua sopravvivenza sia per svilupparsi in una maniera più completa da un punto di vista fisico, neurologico, sensoriale ed emotivo.
Si tende a considerare come periodo esagestazionale i 9 mesi successivi alla nascita, in quanto il bambino implementa capacità cognitive, sociali e motorie quali: il sorriso sociale, scoprire il movimento autonomo (rotolare prima, poi acquisire la posizione seduta, gattonare o strisciare, tutte competenze prodromiche alla futura capacità di camminare), pronunciare i primi suoni e mostrare interesse verso i contesti circostanti.
Durante l’esogestazione il bambino riceve segnali di accudimento quali l’allattamento al seno, il contatto pelle a pelle con la madre e stimolazioni di varia natura.

Fasi dell’esogestazione
1. (Dal primo al terzo mese): caratterizzato dal sonno frequente e dal bisogno di contatto fisico con la madre;
2. (3-6 mesi): interazione con l’ambiente circostante e consolidamento del legame con la madre;
3. (6-9 mesi): sviluppo dell’autonomia dell’esplorazione e della curiosità sui contesti attornianti il bambino, il quale inizia a dipendere dalla madre in misura inferiore.
Il periodo esagestazionale si conclude orientativamente intorno ai 9-12 mesi, durante il quale il bambino implementa un maggior grado di autonomia motoria e interattiva, sebbene necessiti ugualmente dell’amore e del senso di accudimento genitoriale.
Il parto e la nascita del neonato
Per quanto il momento della nascita rappresenti un evento indescrivibile emotivamente, è necessario che i genitori siano pronti per soddisfare i bisogni primari del bambino.
Successivamente al parto, evento che rappresenta il passaggio tra la gravidanza e la vita extrauterina, nel bambino si verificano dei cambiamenti fisiologici di natura adattiva, tra cui la respirazione, la termoregolazione e la circolazione sanguigna autonoma.
Nonostante il bambino sviluppi segnali di maggiore indipendenza dalle figure genitoriali, nei confronti di quest’ultimo quest’ultimo è necessario soddisfare determinati bisogni primari, ossia: il cibo all’incirca ogni 2-3 ore, attraverso l’allattamento; il sonno, di circa 16-18 ore al dì, importante regolatore dello sviluppo fisico e mentale; il calore in quanto non si è ancora sviluppato nel bambino un processo di completa termoregolazione autonoma; il cambio di vestiti per evitare irritazioni alla cute; la percezione aptica, per un funzionale sviluppo emotivo è importante il contatto fisico con i genitori; interazioni sociali: è necessario creare un ambiente stimolante attraverso il dialogo e il gioco.
Per garantire un funzionale processo di caregiving è importante rendersi conto che non esiste un “manuale standard” ma bisogna tener presente che ogni bambino possiede ritmi e tempi di sviluppo individuale; è importante tuttavia essere attenti e pronti a soddisfare i bisogni del neonato in maniera premurosa e accudente.
L’importanza del legame madre-neonato durante i primi mesi di vita
Nei primi mesi di vita, per garantire un adeguato sviluppo del bambino, fondamentale è il suo legame con la madre, in quanto favorisce diverse funzioni nel corso del tempo, ossia: una corretta autoregolazione emotiva e relazionale e una riduzione dello stress, con conseguente funzionale sviluppo immunitario e neurologico.
Per creare un corretto legame tra madre e bambino è importante un benefico contatto epidermico, una risposta pronta e accudente ai bisogni del bambino, ove possibile l’allattamento al seno (con una duplice funzione: nutritiva e protettiva) e un’interazione reciproca e salutare.
Esogestazione e neonati prematuri
Per i neonati prematuri, l’esogestazione rappresenta un periodo cruciale, in quanto equivale al prosieguo e al completamento di funzioni che il neonato avrebbe dovuto sviluppare all’interno del grembo materno. Con tale tipologia di neonati è importante seguire attentamente il processo respiratorio mediante ossigeno supplementare o ventilazione meccanica; inoltre bisogna garantire al bambino un ambiente caldo e confortevole per la termoregolazione corporea.
Un altro parametro da tenere assolutamente in considerazione è il cibo in quanto i bambini prematuri non sempre riescono ad essere allattati al seno o a nutrirsi tramite biberon; pertanto durante l’esogestazione il bambino prematuro che viene nutrito per via parenterale o attraverso sonde nasogastriche ha bisogno di supplire alla relazione corpo a corpo assolta dall’allattamento. Inoltre, poiché le funzioni cerebrali si sviluppano velocemente, in tale fase è importante fornire ai neonati stimoli adeguati per favorire un corretto sviluppo neurologico.
Infine è importante, ai fini di un appropriato legame madre/bambino, favorire il contatto pelle a pelle, l’allattamento al seno e la cura canguro (Kangaroo Care) che consistente nel posizionamento del bambino vestito del solo pannolino a contatto diretto con il petto nudo del genitore, le mani dell’adulto sul capo o sul corpo del piccolino massimizzeranno i benefici di questa pratica.
Nel momento in cui ci si trova al cospetto di bambini prematuri è importante fornire anche un supporto medico ai genitori per poter affrontare questa peculiare fase dello sviluppo della loro prole, in particolare vanno considerate le donne che vivono l’inattesa esperienza del parto pretermine. Queste mamme si aspettavano una nascita diversa, probabilmente avevano diversamente fantasticato sulla nascita del figlio e sul post parto, così quel termine anticipato e disatteso si trasforma spesso in ansia, dolore e qualche volta lascia nelle neomamme un velo di “inefficacia” che non dovrebbero mai provare.

Consigli per una corretta gestione dell’esogestazione dopo il parto, ruolo della mamma
Esistono delle “condotte chiave” che la madre può mettere in atto per garantire una funzionale gestione dell’esogestazione, sebbene tale processo sia assolutamente unico e singolare, ossia: favorire un contatto epidermico (anche in virtù di ciò, è consigliabile praticare l’allattamento al seno, rispondere in maniera pronta ai bisogni espressi dal neonato e offrire senso dell’accudimento e amore tramite il contatto fisico.
È importante inoltre che la madre non si trascuri, anzi è necessario che si prenda cura di sé attraverso il sonno, in particolare approfittando dei momenti in cui il bambino dorme, il cibo, mediante una dieta nutriente post-partum, l’idratazione, bevendo molta acqua, una sana attività fisica leggera, anche consultando figure mediche e ritagliandosi un po’ di tempo per dedicarsi ai propri bisogni personali.
In aggiunta è importante che la madre benefici del supporto sociale di chi l’attornia, sia circondandosi di persone fidate e collaborative che le stiano accanto, fornendo sostegno e presenza in questo peculiare e delicato periodo di vita, sia chiedendo aiuto al partner o terze persone per la cura del bambino e per le attività quotidiane.
Infine, mai trascurare il benessere psicologico: bisogna accogliere e gestire le proprie emozioni, sia positive che negative; considerare le difficoltà come elemento fisiologico del periodo esagestazionale e tener presente il proprio stato umorale per comprendere se ci siano segnali di una eventuale depressione post-partum. Dopo la nascita del bambino, nel caso in cui emergano difficoltà psicologiche è importante che le madri chiedano aiuto ai professionisti del settore.
Conclusioni e consigli per i genitori
L’esogestazione è un processo che comporta una notevole attenzione da parte dei genitori sin da prima ancora di tale periodo, difatti è importante che costoro si informino attraverso fonti attendibili su tale fenomeno. A tal proposito, è importante una funzionale e costruttiva comunicazione all’interno della coppia stessa relativamente ai desideri ma anche alle preoccupazioni relative al periodo dell’esogestazione, nonché circondarsi di persone fidate con funzione di supporto alla famiglia.
Come affrontare le sfide dell’esogestazione
Durante la fase esogestazionale è consigliabile continuare l’assistenza con le figure mediche che si sono occupate della gravidanza, in modo tale da avere un quadro più completo dell’intero processo esogestazionale; mai trascurare di occuparsi della propria salute fisica e mentale; imparare a creare una connessione funzionale col bambino, attraverso lo sguardo, la comunicazione, il contatto e le interazioni ed infine strutturare un’organizzazione globale per il bambino che permetta di fornire un’assistenza completa, a partire dalla preparazione della casa, fino alla scelta di luoghi fidati in cui il piccolo può rimanere da solo (es. asilo nido); organizzare una opportuna rete di assistenza sanitaria.