Bambini che si mordono da soli, che fare
I bambini che si mordono da soli sono in cerca di un modo per autoregolarsi, pertanto è bene cogliere le ricorsività, creare un ambiente tranquillo e offrire loro alternative senza sgridarli né mortificarli.
Può accadere che i bambini usino portare le mani alla bocca per mordicchiarsi le dita, le nocche o la zona tra il pollice e il palmo oppure il dorso, i bambini si mordono da soli anche i polsi o nell’area dell’avanbraccio; questo agito, anche un po’ doloroso, che praticano sul loro corpo, è comune nella fascia d’età 0-6 anni. Va subito distinto dalla tendenza dei più piccoli a portare oggetti alla bocca nella fase cruciale dell’eruzione dentale, ovvero tra i 6 e gli 8 mesi, e al contempo vanno subito tranquillizzati i genitori: quello dei bambini di mordersi da soli è un gesto consolatorio ricorrente che comunemente si assorbe da solo con l’età.
Perché i bambini si mordono da soli mani, nocche, polsi o l’avambraccio?
L’azione di mordersi si sviluppa a livello propriocettivo, ha quindi a che fare con la capacità del bambino di cogliere il movimento del suo corpo nello spazio e di gestirlo, a livello tattile, concernendo la relazione fisica e a pelle con sé stesso, e a livello orale, passando attraverso la bocca che è un centro nevralgico dell’autoconsolazione dei bambini. Di fatto, il bambino si morde da solo per autoregolare le sue emozioni, lo fa sia per auto-calmarsi che per auto-attivarsi: in situazioni di iperarousal, ovvero di sovraeccitazione, il bambino può recuperare pace nel mordicchiarsi; in situazioni di ipoarousal, ovvero in momenti di noia, di disinteresse o di demotivazione, il piccolo può innescare una “emozione” attivante mordendosi.
Cosa fare se il bambino si morde da solo
La prima cosa che l’adulto può fare è osservare il bambino cercando di individuare in quali circostanze tende a portare le mani alla bocca o a mordersi, le condizioni ambientali, infatti, possono essere determinanti:
- conta se il bambino mette in atto l’azione in momenti di noia, allora possiamo coinvolgerlo in qualche attività che sia d’interesse per lui;
- conta, all’opposto, se mette in atto l’azione in momenti di grande eccitazione o mentre l’ambiente intorno a lui è carico di stimoli, per esempio in luoghi affollati o quando ricevete la visita di parenti e cuginetti. In queste circostanze, il nostro compito di adulti-faro è abbassare il livello di stimolazione sotto la soglia (soggettiva) di quella che è l’intollerabilità per il bimbo.
L’arousal si definisce come il livello di attivazione energetica del sistema nervoso e le soglie di iper e ipo attivazione sono estremamente soggettive; pertanto, tenere conto dei confini della tolleranza del singolo bambino e accoglierli è assolutamente cruciale.
Perché mio figlio non capisce che non deve mettere le mani in bocca?
I bambini che si mordono da soli, quelli che si mordono le nocche, i polsi, l’avanbraccio, eccetera, non sono in grado di rispondere alla domanda: “Perché ti mordi?”, e nemmeno recepiscono le prolisse spiegazioni dei genitori sul comportamento sociale e igienico più adeguato al caso di specie. Intanto, va chiarito che i bambini non riescono ad avere una visione di insieme in cui cause ed effetti si intreccino, né riescono ad avere una visione previsionale degli accaduti che sia capace di ipotizzare cosa potrà succedere più in avanti nel tempo e come consecutio diretta di ciò che si compie ora e adesso. Queste capacità di analisi e di scelta, nella relazione azione e conseguenze, inserite in una relazione concatenata e in un’ottica previsionale, saranno possibili solo a partire dai 6-7 anni, inizialmente in modo embrionale e con una lenta progressione che seguirà l’evoluzione cerebrale e del pensiero dei bambini.
Il ragionamento dei bambini è ancora fortemente sostenuto dal cervello emotivo e la loro area prefrontale, deputata al pensiero logico razionale, non è ancora evoluta; questo significa che l’impronta delle emozioni è fortissima nell’esperienza del bambino e nelle sue reazioni a ciò che gli accade intorno. Quando i bambini si mordono da soli si emozionano, e ciò che provano dà loro benessere. Pertanto, è del tutto inutile sgridare il bambino, redarguirlo dal portare le dita in bocca; inoltre, mortificarlo è persino controproducente. In particolare, nel momento preciso in cui si rimbotta il bambino che si sta mordicchiando, si corre il rischio di sottolineare un comportamento che il piccolo eventualmente sta consumando fugacemente e senza soffermarsi su di esso.

Se sgridare i bambini che si mordono da soli non è utile, cosa può fare il genitore?
Come già abbiamo sottolineato poc’anzi, è innanzitutto essenziale osservare il bambino valutando, ove necessario, se stimolarlo o calmarlo a seconda della ricorsività del suo uso di mordicchiarsi.
È importante mantenere intorno al bambino un ambiente sempre accogliente, anche le emozioni vanno rispecchiate dall’adulto, ovvero accolte: davanti a un bambino che piange, anziché incalzarlo con frasi sulla falsa riga del classico “Perché piangi?” o “Smettila di piangere”, sarebbe più proficuo avvolgere l’emozione del bambino con parole confortanti come: ”Piangere fa bene, è liberatorio”, “Capisco che sei arrabbiato, succede anche a me”, “Io ti sono vicino, fai affidamento su di me”.
Quando il bambino si morde da solo scarica quella tensione e quei disagi che non riesce altrimenti a lasciare emergere. Può essere utile offrirgli una diversa stimolazione propriocettiva, tattile e qualche volta orale:
- potete proporgli degli schiacciapensieri, tipo squishy o fidget spinner;
- è proficuo aumentare le attività fisiche e motorie ordinate e orientate, come percorsi ad ostacoli, giostre di arrampicate, ma vanno bene anche le lunghe camminate, giochi di traino, carrioline da spingere, eccetera. Ricordate che lo sport, inteso anche come canalizzazione di energie, è benefico e mentalmente defaticante, è essenziale per la sana ed equilibrata crescita dei bambini.
- Hanno un effetto calmante e coadiuvano l’auto-regolazione emotiva tutti i giochi “di soffio e respiro”, come le bolle di sapone oppure tutti quei giochi in cui su usano le cannucce per soffiare, per esempio i giochi in cui si chiede al bambino di portare una pallina al traguardo muovendola attraverso lo spostamento dell’area sospinta con l’ausilio del soffio attraverso una cannuccia.
Per soddisfare il bisogno di stimolazione orale del bambino in modo funzionale, è sempre consigliabile anche variare la consistenza dei cibi tenendo conto dell’età, delle tappe dello svezzamento e delle indicazioni del Pediatra di famiglia.
È, altresì, importante considerare i luoghi in cui l’azione di mordersi è posta in essere dal bambino: può accadere che il bimbo lo faccia a scuola e può accadere durante l’inserimento, ovvero in quel periodo in cui il piccolo è in fase di adattamento. Qui conta più di ogni altra cosa la sinergia tra famiglia e scuola ed è essenziale mantenere un comportamento comune e coerente, soprattutto mantenere un comportamento che sia sempre rispettoso del bambino, delle sue emozioni e dei suoi bisogni.

Il bambino che si morde da solo, non si fa male? Perché continua a farlo pur sentendo dolore?
Il bimbo che si mordicchia prova un piccolo e sottile dolore che per lui, date le ragioni dell’atto di mordersi, assume una connotazione benefica, ricordiamo che si morde da solo per autoregolarsi. Il dolore stimola il cervello del bambino a secernere le endorfine, che sono sia un anestetico naturale che un calmante naturale, ed ecco spiegato perché quel piccolo dolore che si autoinfligge è per il bambino un dolore buono.
Come comportarsi quando il bambino si morde da solo
In conclusione, il genitore che nota un atteggiamento simile non deve rimproverare il bambino, non deve mai provare a spaventarlo, è controproducente suggerirgli timori con frasi come “Ti cadranno le mani a furia di morderle“, nemmeno deve richiamare costantemente l’attenzione del piccolo sull’atto di mordersi. Invece, è utile constatare se lo fa quando è troppo o troppo poco stimolato e, a seconda del caso, calmare le sue attività o proporgli qualcosa da fare; è importante, altresì, accogliere le emozioni del bambino e aiutarlo a canalizzare le sue energie con attività fisica e sport. In generale non abbiate più timori del dovuto, crescendo i bambini imparano ad autoregolarsi in modi più funzionali e non più con azioni così incidenti sul corpo come lo è l’atto di mordersi da soli.