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Psicologia

Bambini e ansia da separazione

Ansia da separazione: compare intorno agli 8-9 mesi per spegnersi progressivamente, qualche volta permane, più o meno lieve, fino ai 5 anni. Il ruolo del genitore è fondamentale.

Pubblicato il 23.11.2024 e aggiornato il 03.12.2024 Scrivi alla redazione

Cosa si intende per ansia da separazione? Possiamo definirla come un filo invisibile che rappresenta un legame indissolubile tra un bimbo e i suoi genitori o le figure di riferimento. La fase in cui si palesa rappresenta un importante momento del ciclo di vita del bambino.

L’ansia da saparazione si manifesta con paura e senso di disagio quando il piccolo si allontana dalle persone con le quali ha instaurato e consolidato una relazione improntata su un enorme senso di fiducia e affetto.

Chi è la figura di attaccamento primario?

È importante sgomberare subito il campo dall’idea che la figura di attaccamento primario debba essere per forza la madre. La mamma che nei mesi successivi al parto o nell’arco della primissima infanzia trascorre molto tempo col bambino, perché di fatto si dedica a lui in maniera prevalente e/o esclusiva, è certamente la sua figura di attaccamento primaria, ovvero colei da cui il bimbo faticherà a separarsi; laddove, però, dovesse essere il papà o un altro parente ad avere cura del bimbo con prevalenza allora la figura di attaccamento sarà quest’ultimo soggetto e non la mamma.

Da un punto di vista culturale la nostra società tende a scivolare nell'associazione mamma-cura del bambino, ciò anche nella valutazione del concetto di attaccamento. Questa associazione, indotta da un passato patriarcale in cui la donna non lavorava fuori dalle mura domestiche, può nuocere alle dinamiche familiari, soprattutto in considerazione del fatto che le madri oggi hanno impegni lavorativi anche importanti in ordine di tempo dedicato alla attività lavoro. Ne consegue che associare l'attaccamento primario alla cura materna può persino limitare la considerazione della importanza educativa del padre e del suo ruolo chiave, nonché dissuadere i papà dall'impegno diretto e prossimo col neonato. La scienza pedagogica, invece, riconosce in questo impegno la base per strutturare un migliore e più saldo rapporto genitoriale.

È importante non confondere l’ansia da separazione con la paura degli estranei

In caso di ansia da separazione il piccolo teme di essere abbandonato dalla figura di attaccamento, questa paura è legata al bisogno di protezione, affetto e sicurezza che caratterizza i primi anni di vita. In caso di paura dell’estraneo, invece, il bambino è timoroso nei confronti di persone sconosciute, poiché non riesce ancora a fidarsi di figure differenti dai caregivers.

Bambini e ansia da separazione, che fare - alimentazionebambini. It by coop
Bambini e ansia da separazione, che fare – alimentazionebambini.it By COOP

Quando inizia l’ansia da separazione e qual è l’età critica

Questo legame speciale inizia a svilupparsi intorno agli 8-9 mesi e raggiunge il picco tra i 10 e i 18 mesi. Con il tempo, a mano a mano che il bambino cresce e si sente più sicuro, questa condizione angosciante tende ad alleviarsi, si risolve comunemente intorno ai 36 mesi, sebbene possa persistere in forme più attenuate fino ai 5 anni.

L’ansia da separazione riveste una funzione cruciale in quanto aiuta il piccolo a comprendere quanto sia importante la presenza delle persone chiave della sua vita, intorno al primo anno queste unioni si intensificano e il bambino, se da un lato inizia ad incuriosirsi degli ambienti circostanti, dall’altro avverte il bisogno di non perdere un punto di riferimento sicuro.

I tempi e le modalità di separazione sono assolutamente individuali e certamente influenzati dal temperamento del bambino, dalle esperienze vissute e dal modo in cui i genitori lo sostengono in questo periodo così delicato. Anche qui l’ambiente e la risposta di noi adulti fanno la differenza.

Differenza tra temperamento e carattere

Va chiarito che il temperamento non è il carattere, il primo è un’impronta di nascita che può fare del bambino, per esempio, una persona più estroversa o introversa; il secondo, invece, è il risultato del mix tra temperamento e esperienze-ambiente.

Come si manifesta l’ansia da separazione: i sintomi

I sintomi tipici dell’ansia da separazione sono i seguenti e possono variare in base all’età e all’evoluzione del bambino:

  • Difficoltà a distaccarsi dalla casa o dalle figure di riferimento: tale sintomo comporta talvolta una frequenza non assidua a scuola, difficoltà nel recarsi da persone loro care o nello svolgere compiti extra-routinari;
  • Pensieri catastrofici circa le figure di attaccamento: a titolo esemplificativo paura di malattie, incidenti o altre calamità che potrebbero creare una netta separazione dal caregiver;
  • Significativi timori di essere rapiti o persi: paura di non ritrovare luoghi familiari come l’abitazione o di essere sottratti alla famiglia;
  • Continue richieste di conferme: bisogno costante di rassicurazione dalle figure di riferimento;
  • Pianto, stato di angoscia e di rabbia precedentemente e durante la fase di separazione;
  • Disturbi di natura fisica: ossia capogiri, dolori addominali, nausea, difficoltà nel sonno ed incubi;
  • Rifiuto di stare da soli: bisogno della presenza di un adulto di fiducia;
  • Comportamenti evitanti: tendenza ad evitare situazioni che comporterebbero allontanamento di persone di riferimento per il bambino.

La frustrazione da separazione genera sofferenza? Quanto dura?

La separazione da un genitore rappresenta un’esperienza che comporta sofferenza per un bambino, il quale osserva allontanarsi una parte importante del suo micro-ambiente, parte che ha considerato un punto di riferimento sicuro e costante, venendo dunque meno un senso di onnipotenza controllante che si riflette verso il caregiver.

Quando viene interrotto il legame genitore-bambino (per quanto solo temporaneamente), il bimbo perde quel luogo di sicurezza e forza, intriso di affetto incondizionato, di attenzioni e di premure che costruiscono la base della sua sicurezza emotiva. Pertanto si crea in quest’ultimo un senso di vuoto difficilmente colmabile e di significativa inquietudine che si riverbera attraverso i sintomi succitati.

In poche parole, accanto a mamma o papà il bambino sente di potersi muovere nel mondo in sicurezza, come se l’altro fosse scudo o protezione e il distacco lascia un senso di “esposto o scoperto” che implica un ricorso a forze e armi personali che il bimbo solo ora scopre di avere e solo ora impara ad utilizzare.

Bisogna prestare particolare attenzione a due reazioni possibili conseguenti l’ansia da separazione, ossia la frustrazione da separazione e il trauma.

Frustrazione da separazione

La frustrazione da separazione è una risposta comune e fisiologica in quanto è la rappresentazione tangibile di un’ansia da cambiamento, per cui è necessario il tempo naturale per riadattarsi a nuove realtà e nuove ottiche.

Trauma da separazione

Nel momento in cui il bambino si trova al cospetto di un evento particolarmente stressante come una separazione violenta, un abuso, un allontanamento improvviso e repentino si può parlare di trauma ed il bambino stesso può provare emozioni più intense e preoccupanti, le quali possono sfociare in veri e propri sintomi perduranti anche nella vita adulta, ad esempio il ritiro sociale, difficoltà nel dare fiducia ad altri e nell’intrecciare legami affettivi oppure possono ravvisarsi situazioni capaci di assurgere a forme di dipendenza da figure adulte.

Questo per dire che le comuni difficoltà del bambino nel separarsi dai genitori non sono indicatori di un trauma, ma solo di una frustrazione fisiologica, ricorrente e pacificamente superabile.

Come gestire i momenti del distacco - alimentazionebambini. It by coop
Come gestire i momenti del distacco – alimentazionebambini.it By COOP

Come affrontare il distacco dalla mamma e dal papà

Favorire un distacco sano e pacifico con il proprio bambino può risultare complesso: è fisiologico che il bimbo riscontri sintomi adducibili ad uno stato di natura ansiosa nel momento in cui si separa dalla madre o dalla figura di riferimento. Per alleviare questo stato tensivo, è importante adottare un atteggiamento dettato dalla pazienza e da giusti escamotages .

Risulta di fondamentale importanza creare una comunicazione efficace, costruttiva e soprattutto condivisa, nella quale l’adulto comprende lo stato angosciante in cui verte il bambino, contiene tale situazione e gli permette di sperimentarne l’evoluzione.

Separazione ed esperienza

Il bambino deve fare esperienza del fatto che all’inizio è naturale provare una sensazione di malessere ma col tempo, però, questa tende a svanire lasciando il posto alla sicurezza e all’autonomia. Del resto, questo è ciò che accade, per esempio, a mano amano che il bambino si adatta alla permanenza a scuola.

Il bimbo va supportato finché non costata che il malessere da separazione è transitorio poiché il genitore o l’adulto di riferimento non si allontana definitivamente. In tal senso è essenziale curare il ricongiungimento come momento prezioso.

Inoltre occorre spiegare al figlio il senso dell’allontanamento, ossia che per quanto il legame adulto-bambino sia saldo, c’è comunque bisogno di separare le due identità cosicché il bambino possa sperimentare l’autonomia e l’indipendenza nei tempi consoni ma soprattutto in maniera naturale e non traumatica.

L’importanza di una buona routine del distacco

Per poter raggiungere tale tappa evolutiva è importante creare una routine costituita da orari e abitudini fisse, cosicché il bambino possa sviluppare una modalità di pensiero già preparata ai momenti di distacco dalla madre o dell’adulto di riferimento.

Una buona routine sarò un elemento favorente la capacità di autonomia e di maggiore serenità del bambino. Se il bambino è molto piccolo e fino ai 24 mesi circa, può essere utile, nei momenti di assenza dell’adulto di riferimento, anche l’utilizzo di oggetti morbidi come un peluche e una coperta che possano evocare il calore e il profumo materni o paterni. Dai 24 mesi in poi è possibile veicolare questo messaggio attraverso un oggetto ponte, come un braccialetto, per esempio un bracciale di tessuto che mamma e bambino o papà e bambino possano portare al polso comperandone uno uguale per ciascuno. Questi braccialetti daranno il concetto di insieme.

Ciò che è importante non è solo l’intenzione del distacco e della stabilizzazione di sistemi “vicari”, quanto fornire continuità a questo nuovo modello relazionale in cui si imbatte il bambino, evitando di assecondare le paure del piccolo, atteggiamento, quest’ultimo, che potrebbe essere di impedimento allo sviluppo delle autonomie.

Distacco e scuola

Discorso a latere concerne l’ingresso nella realtà scolastica, momento che richiede una peculiare attenzione, in quanto il bambino inizia a sperimentare un ambiente differente che non contempla più la presenza costante delle figure di riferimento pretendendo, altresì, l’interazione e il confronto con i pari.

L’inserimento al nido e all’infanzia può essere difficile. Anche in questo caso è importante esporre al bambino il senso di questa nuova avventura, ossia incontrare coetanei e maestre che gli permettano di sperimentare nuove realtà rendendolo un bambino ancora più gioioso e indipendente.

Il consiglio è quello di trasmettergli il messaggio secondo cui è il bimbo stesso pronto per sperimentare tale novità, potrebbe essere un riguardevole sistema per stimolare la sua autostima e vivere queste esperienze inedite con maggiore entusiasmo.

Come aiutare i bambini a superare l’ansia da separazione

Preparare il bambino alle separazioni equivale a costruire un ponte verso la sicurezza, per poterlo rendere maggiormente consapevole. Ed è assolutamente importante parlargli con un linguaggio da lui comprensibile circa ciò che accadrà nel momento del distacco, fornendo forme di comunicazione positive e rassicuranti. Gli albi illustrati, i disegni, i racconti possono essere di grande aiuto.

È di fondamentale importanza garantire presenza improntata su un solido senso di appartenenza, in particolare salutate sempre il bambino prima di distaccarvi da lui, fatelo in modo definito ma rassicurante. I saluti del genitore lo aiuteranno a sentirsi più tranquillo e soprattutto non abbandonato.

Gli elementi importanti sono la pazienza e la costanza: con la prima si attende il tempo fisiologico affinché il bambino si adatti a questa nuova realtà; la seconda è propedeutica a creare un filo rosso di continuità che possa permettere al bambino di bastarsi e di sperimentare l’autonomia, in funzione del suo futuro.

Ciò che conta è che i bambini si sentano compresi nella loro unicità e che vengano accolti in un ambiente che possa fornire loro sicurezza, preparandoli con calma ai momenti di separazione. È indispensabile, inoltre, che il bambino nel ricongiungersi col genitore, dopo ogni separazione, trovi uno spazio personale di appartenenza. Di fatto è nostro compito concedergli del tempo e delle opportunità di condivisione.

Cosa fare se il bambino ha paura di essere lasciato da solo?

Caro genitore, se il bambino ha paura di essere lasciato solo, ovvero senza di te (poichè qui si tratta di lasciare il bimbo alle cure di un adulto diverso dalla figura di attaccamento primaria), ascoltalo con attenzione e fagli capire che è normale provare queste emozioni. Crea una routine quotidiana per dargli un senso di sicurezza e preparalo con calma ai momenti di separazione.

Il ruolo del genitore nello sviluppo emotivo del bambino riveste un’importanza fondamentale, in quanto l’adulto, attraverso la sua comunicazione, trasmette al piccolo informazioni su come riconoscere e gestire le proprie emozioni. La madre (o il padre a seconda di chi si dedichi con prevalenza al bimbo) rappresenta il primo modello di attaccamento sicuro: un bambino a cui viene trasmesso amore e senso di protezione dalla madre (o dal padre o meglio da entrambi) svilupperà quasi sicuramente una maggiore fiducia in se stesso e negli altri, sarà più capace di affrontare situazioni stressanti e di costruire relazioni funzionali. Lo stesso ruolo può essere rivestito da entrambi i genitori contemporaneamente, è dimostrato che i bambino che sviluppano attaccamento sicuro verso madre e padre divengono adulti più empatici, resilienti e adattativi.

Per poter raggiungere questo risultato dunque il genitore diviene un pilastro, un porto sicuro, un morbido nido su cui il bambino può sentirsi certo e amato: questi rappresentano i primi elementi materni utili a permettere al bambino di superare l’ansia da separazione; tale percorso di crescita si costruisce attraverso l’ascolto attivo delle sue preoccupazioni, messaggi incoraggianti, momenti ludici, attimi più rasserenanti come l’accompagnamento al sonno e, come già ribadito, spiegare l’importanza e i vantaggi della sperimentazione di nuovi contesti, senza che ci sia necessariamente la presenza del genitore pronto a sostenerlo.

Qualora i sintomi diventassero preoccupanti in termini di intensità e durata, è utile consultare figure di riferimento, come il Pediatra o uno Psicologo. Per modulare l’ambiente alle esigenze del bambino, i genitori possono consultare anche il Pedagogista. Alla base del sintomo potrebbero emergere situazioni più profonde le quali andrebbero analizzate con cura e precisione, magari con trattamenti specifici, al fine di fronteggiare lo stato di inquietudine in versa il bambino oppure può essere necessario un correttivo sull’ambiente.

Disturbo d’ansia da separazione negli adulti e legami con l’infanzia

L’ansia da separazione è una condizione che può perdurare anche durante la vita adulta ed è rappresentata da un intenso timore di allontanarsi da persone di riferimento verso le quali si nutre una profonda fiducia con la paura eccessiva che possa accadere loro qualcosa di spiacevole.

Tale condizione è riscontrabile attraverso specifici sintomi, ad esempio:

  • la paura o il rifiuto di uscire di casa o dai luoghi in cui sono presenti le figure di riferimento,
  • il costante bisogno di non essere lasciati soli,
  • disturbi correlabili ad uno stato di natura ansiosa,
  • difficoltà nel sonno e nella concentrazione.

Nel momento in cui si delineano le caratteristiche dell’ansia da separazione negli adulti non ci si può esimere dall’evidenziare dei nessi significativi con il periodo infantile; difatti sovente si riscontra che coloro che patiscono tale stato possono aver ricevuto uno stile educativo particolarmente iperprotettivo o assente.

A prescindere dallo stile genitoriale, possono insorgere altri fattori durante il periodo infantile che hanno comportato ansia da separazione nell’adulto, ad esempio eventi traumatici, come lutti improvvisi, perdite, separazioni o abusi; predisposizione genetica, che rende determinate persone maggiormente suscettibili a patire ansia da separazione ed anche la struttura di personalità individuale, la quale potrebbe essere maggiormente incline a sviluppare forme di dipendenza affettiva associabile ad una scarsa autostima.

Come per il bambino, anche l’adulto che avverte difficoltà nella gestione di tale stato può rivolgersi a dei professionisti quali uno Psicologo o, in casi in cui il disturbo è prevaricante sulla sua qualità di vita, uno Psichiatra, in modo tale da alleviare i sintomi emergenti ma anche per scoprire le cause, i significati e i contesti in cui si manifesta il suo stato di inquietudine.

Per concludere è importante dunque ascoltare i tempi fisiologici per innescare, autonomamente o con l’aiuto di terze persone, un cambiamento; non rincorriamo le lancette che scandiscono solo la cronologia degli eventi, accogliamo i segnali del corpo e cogliamone il significato recondito che stanno trasmettendo e rendiamo quanto più naturale possibile un processo di cambiamento funzionale al benessere individuale e relazionale.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra