Alimentazione corretta 0-3 anni

Quali sono i migliori tipi di latte per bambini? Le risposte dei pediatri

Ci sono molti tipi di latte che si possono dare a un neonato: i vostri dubbi e tutti i consigli dei nostri pediatri.

Quali sono i migliori tipi di latte per bambini? Le risposte dei pediatri

Il miglior latte per un cucciolo è quello della propria madre e il cucciolo d’uomo non fa assolutamente eccezione. Parliamo infatti di caratteristiche specie-specifiche, termine con cui si esprime l’idea che, per la crescita ideale del lattante, il latte debba soddisfare specifici bisogni legati alle caratteristiche della specie. Come è evidente, i fabbisogni di un piccolo d’uomo sono diversi da quelli di un agnello o di un vitello.
Nei casi di impossibilità di portare avanti la scelta migliore dell’allattamento materno sono nati i latti formulati, in cui si tenta di avvicinare il latte vaccino, o di altri mammiferi, alle caratteristiche speciali e irripetibili del latte materno (LM).
Si è pure valutato l’utilizzo di latte di asina e di capra senza modificazioni, ma persistono delle difficoltà legate alle specifiche composizioni comunque lontane dal latte umano.

Tipi di latte

Di seguito vediamo le caratteristiche dei tipi di latte formulati, vaccini, del latte di mucca in quanto tale e del latte di capra e di asina:

  • Nelle formule di partenza (derivazione vaccina o caprina), destinate a bambini fino ai 6 mesi, si è lavorato sempre più negli ultimi anni al contenimento della quota proteica (fino a 3 volte inferiore a quella d’origine, nel caso del latte vaccino), agli equilibri tra caseina e sieroproteine, oltre all’integrazione con acidi grassi polinsaturi, nucleotidi, oligosaccaridi, minerali e vitamine.
  • Nelle formule di proseguimento (di nuovo, di derivazione vaccina o caprina), indicate invece per bambini di età compresa tra i 6 e i 12 mesi, sale leggermente la quota proteica rispetto a quelle di partenza, ma soprattutto viene attuata una fortificazione in ferro. Questo minerale, infatti, dopo i 6 mesi di vita può diventare carente e esporre il bambino al rischio di anemia.
  • Le formule di crescita (al momento solo da latte vaccino) sono invece destinate a bambini di età compresa tra 1 e 3 anni, mantengono un contenimento della quota proteica e sono integrate con ferro, zinco, acidi grassi essenziali e vitamine.
  • Il latte vaccino in quanto tale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dovrebbe essere offerto al bambino non prima dei 12 mesi di vita proprio a causa della sua profonda differenza rispetto al latte materno in termini proteici e di qualità dei grassi e degli zuccheri in esso contenuti, che sono evidentemente specie-specifici. L’utilizzo precoce del latte vaccino può, infatti, sovraccaricare i reni per eccesso in proteine e sali minerali, aumentare il rischio di obesità, indurre micro-emorragie intestinali. Il latte vaccino disponibile in commercio, non specificamente destinato all’infanzia, è comunque presente in varie formulazioni primariamente suddivise in intero, parzialmente scremato e scremato. La differenza è sostanzialmente la quantità di grasso che viene sottratta al latte intero.
  • Il latte di capra è utilizzato, nell’alimentazione dei bambini, soprattutto nelle zone del bacino del mediterraneo dedite alla pastorizia. Rispetto al latte materno esso contiene un eccesso di proteine (come il latte vaccino), insufficienti quantità acidi grassi polinsaturi, di vitamine (B12 e folati) e di ferro, tali da renderlo inutilizzabile nel primo anno di vita. Le formule derivate da latte di capra invece possono essere utilizzate in alternativa a quelle derivate da latte vaccino, ad esempio quando si ricerchi una maggior digeribilità, ma non vanno invece utilizzate come terapia di un’allergia vera e propria alle proteine del latte vaccino.
  • Il latte di asina presenta una composizione molto interessante in quanto ha un contenuto di lattosio di 5,8-7,4 g/dl, simile a quello del LM; anche le proteine sono quantitativamente più simili a quelle del LM (1,5-1,8 g/dl vs 0,9 g/dl) rispetto al latte vaccino (3,0-3,3 g/dl), mentre i grassi sono decisamente troppo pochi rispetto alle necessità del lattante umano. Tutto considerato, il latte di asina ha un limitato apporto calorico e pertanto risulta inadeguato nel primo semestre di vita, ma il suo uso resta valutabile caso per caso in età successive.
Proteine g/100 mlGrassi g/100 ml
Latte materno1,23,8
Formula 1 o di partenza1,33,3
Formula 2 o di proseguimento1,53,4
Formula 3 o di crescita1,63,4
Latte vaccino intero3,33,6
Latte vaccino parzialmente scremato3,41,5
Latte vaccino scremato3,40,2
Latte di capra3,43,8
Latte di asina1,71,1

Veniamo ora alle domande più frequenti e importanti sul tema, e relative risposte, per meglio comprendere come orientarsi nell’utilizzo dei tipi di latte descritti.

Differenze fra latte intero o parzialmente scremato

La differenza tra i due tipi di latte, intero e scremato, sta nel contenuto di grassi e quindi di calorie. Il latte intero contiene 3,6 gr di lipidi ogni 100 gr di latte, mentre il latte parzialmente scremato, come suggerisce lo stesso termine, è stato alleggerito e contiene 1,6 gr di grassi ogni 100 gr di latte. Il loro contenuto di proteine e calcio invece è uguale. Il latte intero, a differenza di quello parzialmente scremato, contiene più vitamina A (37µg contro i19 µg). Anche se i suoi bambini non sono in sovrappeso le consiglio comunque di consumare il latte parzialmente scremato. I grassi e le calorie in più del latte intero, infatti, potrebbero aggiungersi ad un’alimentazione già ricca di grassi, come spesso capita per i nostri bambini. Al latte UHT, cioè a lunga conservazione, preferisca se possibile quello pastorizzato. La pastorizzazione, a differenza della sterilizzazione, fa conservare al latte tutte le sue proprietà organolettiche risultando, così, più ricco in vitamine e più gustoso.

Latte intero o parzialmente scremato?

Domanda: Buongiorno dottore, ho una bambina di 14 mesi e vorrei sapere se è meglio il latte intero oppure quello parzialmente scremato. Grazie.

Risposta (Dott.ssa Marina Cammisa): Gentile Maily, certamente il latte intero fresco è quello che mantiene più intatte le sue meravigliose caratteristiche originali. In particolare in questo latte rimane inalterato il contenuto vitaminico di cui è ricco e che, essendo composto prevalentemente di vitamine liposolubili sono presenti in quantità maggiore perché ci sono più grassi. Tuttavia il latte vaccino è molto ricco in proteine per cui, offrendo il latte così come venduto, alla piccolina lei potrebbe aumentare il carico proteico in maniera eccessiva. Un eccessivo apporto di proteine a questa età sembra favorire lo sviluppo di obesità. Perciò le consiglio di diluire il latte intero con un terzo di acqua. Altrimenti può usare un latte di crescita a cui è stato ridotto l’apporto di proteine e addizionato di ferro.

Quando passare al latte fresco? Latte vaccino a 10 mesi?

Domanda: La mia bambina cresce benissimo, pesa 11,3 kg ed è alto 80 cm. Mangia un po’ tutto però continuo a darle il latte in polvere. Posso iniziare con quello normale parzialmente scremato? Il mio pediatra è fissato con i prodotti comprati in sanitaria, omogeneizzati, frutta ecc… io invece le ho sempre dato omogeneizzati fatti da me!

Risposta (Dott.ssa Marina Cammisa): È consigliabile che dopo il latte di proseguimento si utilizzi un latte di crescita che sicuramente è più simile al latte materno. È possibile però, dopo l’anno, utilizzare il latte fresco intero (non c’è motivo che sia parzialmente scremato), purché – almeno fino alla fine del 2° anno – adeguatamente diluito (50% di latte, 50% di acqua), e opportunamente reintegrato: andranno aggiunti almeno degli zuccheri, normali o meglio maltodestrine in una percentuale del 5%, somministrando oltre al calcio, ferro, vitamine, per compensare la relativa povertà del latte vaccino. Personalmente mi chiedo che senso abbia, anche dal punto di vista economico, affrontare tutto questo traffico quando il latte di crescita può ovviare – e decisamente meglio di quanto non si possa fare in casa – ai vari difetti del latte vaccino. Il pediatra durante lo svezzamento consiglia sempre gli alimenti più adeguati e sicuri per un bambino dal punto di vista igienico della provenienza e della varietà che spesso coincidono con quelli confezionati anche se sono certa non disdegna quelli fatti in casa. Bene ha fatto lei ad integrare alimenti freschi in modo da abituare il piccolo a sapori nuovi, e data l’età, le consiglio di passare progressivamente dall’omogeneizzato ad un pasto a grana più grossa. Attenzione però alle quantità! Usualmente il pediatra consiglia di non superare il 1/2 vasetto per pasto di omogeneizzato industriale: convertendo in “fatto in casa”, ciò corrisponde a 10-15 g di carne fresca, quantitativo più che adeguato almeno fino all’anno e mezzo e probabilmente anche oltre.
L’alimentazione dopo il primo anno comincia certamente a somigliare a quella degli adulti, questo processo di trasformazione verrà completato ai 2 anni, purché la famiglia sappia scegliere gli alimenti nel rispetto della varietà e della completezza dei pasti.
Anche nell’alimentazione di un bambino sano, come non ci stancheremo mai di ripetere, il buon senso è il miglior consigliere, per cui si possono usare i cibi freschi o i confezionati a seconda delle necessità del bambino ma anche in base alle esigenze della famiglia (possibilità economica, lavoro, vacanza…) e purché, comunque, si rispetti il principio della adeguatezza alimentare sia nella qualità che nella quantità dei cibi.

Latte di crescita fino a quando?

Domanda: Salve, mio figlio ha 4 anni e mezzo ed è alto 113 cm e pesa 18,3 kg. È stato abituato fin da piccolo a mangiare cibi sani, vari ed equilibrati. Gli ho sempre preparato tutto io (dalla carne al pesce alla frutta) non ha mai mangiato omogeneizzati! Seguo lo schema alimentare da voi ampiamente descritto: frutta e verdura 5 volte al giorno, legumi 2/3 volte a settimana e così via. Alla scuola materna non ha mai avuto problemi e mangia sempre quasi tutto. L’ho allattato fino a 14 mesi e dopo ho introdotto il latte di proseguimento. Dopo vari tentativi ho trovato il latte che gli piaceva (ed era più simile come gusto al mio) è parzialmente scremato con farina ai 5 cereali. Dopo i 3 anni ho provato a introdurre e a fargli assaggiare il latte vaccino ma sembra proprio che non ne voglia sapere. La mia domanda è: va bene se continua a bere il latte di proseguimento? Premetto che ne bene circa 100 ml al mattino e pomeriggio. Grazie mille e spero in una vostra risposta. Cordiali saluti.

Risposta (Dott.ssa Alessandra Piedimonte): Cara Gaia, innanzitutto volevo complimentarmi con lei per riuscire a seguire e a far seguire al suo bambino le corrette abitudini alimentari, buona base di una crescita adeguata sia dal punto di vista nutrizionale che dal punto di vista dell’educazione alimentare. Nello specifico della sua domanda, immagino innanzitutto che lei si riferisca in realtà al “latte di crescita”, quello di proseguimento da lei nominato, infatti, va bene fino ai 12 mesi. Dunque, il latte di crescita è generalmente indicato per i bambini dai 12 ai 24-36 mesi, dopodiché sarebbe bene passare al latte vaccino, o intero o parzialmente scremato; quale dei due tipi scegliere dipenderà dal quantitativo assunto giornalmente: se parliamo di 150-200 ml al giorno, anche il latte intero va bene, mentre se il bambino ne consuma più di 300 ml nella giornata è bene sia sotto forma di parzialmente scremato, per contenere sia l’apporto calorico sia il carico di grassi saturi. Il latte di crescita infatti è più calorico rispetto al latte vaccino parzialmente scremato (65 kcal vs 46 kcal) e inoltre è addizionato di vitamine che si presume che i bambini più grandi riescano a ottenere con un’adeguata variazione nell’alimentazione, tanto più per bambini come Mattia che mangiano un po’ di tutto. Quindi il mio consiglio è di continuare a cercare di cambiare tipologia di latte, magari iniziando con un mix latte di crescita-latte vaccino e cercando piano piano di ridurre la quantità del primo, oppure proponendo a Mattia il latte con i cereali semplici o integrali o con un pochino di orzo o di cacao amaro in modo da modificare leggermente il sapore del latte tal quale. Per ulteriori dubbi ci contatti nuovamente.

Cosa fare se il bambino rifiuta il latte di crescita?

Domanda: Salve da qualche giorno ho iniziato a dare a mio figlio il latte di crescita ma proprio non gli piace. Premetto che al mattino lo allatto ancora al seno, mentre al pomeriggio non ne ho più e devo dargli un altro latte. Ho provato anche con il latte parzialmente scremato diluito, ma niente, non gli piace! Ho aggiunto i biscotti, ma gli piacciono solo secchi! Cosa posso fare? Lo yogurt e i formaggini gli piacciono! Grazie e arrivederci

Risposta (Dott. Federico Mordenti): Cara Gaia, Mattia non rifiuta il latte artificiale in quanto tale, ma il cambiamento, ovvero il lasciare il confortante allattamento materno per passare a qualcosa di diverso e sconosciuto. Il latte di crescita è sicuramente un prodotto indicato in questo passaggio (eventualmente il latte vaccino diluito dovrebbe essere invece intero, ma continuerebbe a mantenere varie caratteristiche non proprio indicate per il bambino di quest’età), ma capita spesso che i piccoli lo rifiutino se allattati al seno. Le consiglio due strategie: la prima è provare a tirarsi il latte in altri momenti della giornata (può conservarlo in frigo, se utilizzato entro 12 ore) e offrirlo attraverso il biberon, bagnando la tettarella in modo che senta subito il sapore e si abitui a quella modalità. La seconda è provare a far dare il latte da altre persone, come papà o nonni, dai quali Mattia, ovviamente, non cerca l’allattamento al seno, magari usando non un “sostituto del capezzolo”, quale è il biberon, ma una tazza, eventualmente di quelle “a becco d’anatra”, studiate per i lattanti in questa fase di passaggio. Lo yogurt è una valida alternativa di merenda, e i formaggini possono essere giustamente inseriti come secondo o nella minestrina, ma comunque è importante abituare il bambino a consumare il latte, meglio ancora senza biscotti, perché è un alimento basilare in una sana alimentazione, che dovrà durare tutta la vita. Ci tenga aggiornati.

Quando passare dal latte intero al latte parzialmente scremato?

Domanda: Buongiorno, vorrei sapere a quale età è consigliato sostituire il latte intero con quello parzialmente scremato? Grazie.

Risposta (Dott.ssa Maria Anna Tomaselli): Gentile signora Marcella, dall’età di un anno fino ai 3 anni è consigliabile offrire al proprio bambino un latte di crescita, un tipo di latte arricchito in Ferro, vitamine e zuccheri con meno proteine, grassi e sali minerali rispetto al latte vaccino. Se sta offrendo latte intero a sua figlia (dalla sua domanda intuisco questo) può passare al latte di crescita senza paura. Non ci sono controindicazioni. Dopo i tre anni può dare ad Elisa un latte parzialmente scremato meglio se di buona qualità italiana, se la sua bambina continua a prenderne in grandi quantità. Se invece, come spesso succede, i consumi si riducono ad una tazza scarsa al giorno, può usare sia il latte vaccino intero che quello parzialmente scremato, a sua scelta.

Quale latte a 3 anni?

Domanda: Buongiorno, sono una mamma di un bambino di 3 anni. Fino a poco tempo fa per la colazione preparavo il latte in polvere crescita “dai 2 ai 3 anni”. Ora mi trovo in difficoltà a scegliere il tipo di latte idoneo per mio figlio. Chiedo un consiglio a voi sul tipo di latte giusto da comprare. Grazie infinite.

Risposta (Dott.ssa Assunta Caiazzo): Cara mamma, è stata molto brava a scegliere per il suo bimbo un latte di crescita utilizzandolo fino al terzo anno di età, ma ora può tranquillamente passare ad un latte fresco di buona qualità italiano e possibilmente di produzione biologica. Poiché il suo bambino ha 3 anni non dovrà più utilizzare un latte intero, ma uno parzialmente scremato: è un latte che conserva tutte le benefiche qualità del latte, ma ha un ridotto contenuto di grassi rispetto all’intero. Potrà così continuare a dare latte a suo figlio per colazione. Se lo gradisce, il latte potrà essere un ottima merenda ad esempio in un frullato con buona frutta di stagione.

Dott. Federico Mordenti

Dott. Federico Mordenti Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Con la supervisione di:

Pediatra Margherita Caroli ECOG SIO OMS

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra (past president ECOG, ex consiglio direttivo SIO)

Prof. Andrea Vania - Alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra (past president ECOG; consiglio direttivo SIO)

Le vostre domande sull'argomento e le risposte dei pediatri

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    Privato: Latte: meglio intero o parzialmente scremato?

    • Nome:
    • Età del bambino: 3 e 5 anni
    • Sesso: maschio
    • Comune:
    • Domanda: Che tipo di latte posso dare ai miei bambini? Che differenza c’è tra quello intero e quello parzialmente scremato?
    Anna Maria Tomaselli, nutrizionista

    Dott.ssa Maria Anna Tomaselli

    Dietista

    La differenza tra i due tipi di latte sta nel contenuto di grassi e quindi di calorie. Il latte intero contiene 3,6 gr di lipidi ogni 100 gr di latte, mentre il latte parzialmente scremato, come suggerisce lo stesso termine, è stato alleggerito e contiene 1,6 gr di grassi ogni 100 gr di latte. Il loro contenuto di proteine e calcio invece è uguale. Il latte intero, a differenza di quello parzialmente scremato, contiene più vitamina A (37µg contro i19 µg). Anche se i suoi bambini non sono in sovrappeso le consiglio comunque di consumare il latte parzialmente scremato. I grassi e le calorie in più del latte intero, infatti, potrebbero aggiungersi ad un’alimentazione già ricca di grassi, come spesso capita per i nostri bambini. Al latte UHT, cioè a lunga conservazione, preferisca se possibile quello pastorizzato. La pastorizzazione, a differenza della sterilizzazione, fa conservare al latte tutte le sue proprietà organolettiche risultando, così, più ricco in vitamine e più gustoso.

    Le consiglio anche la lettura dei nostri articoli dedicati ai vari tipi di latte compresi quelli di soia e di riso.

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